Spring Attitude Festival @ Spazio 900 [Roma, 23-24/Maggio/2014]

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Spring Attitude è un atto di fede. Spring Attitude è affidare il proprio weekend ad un festival, tenendo per sé giusto il tempo di mangiare e dormire. Spring Attitude è arrivare alla domenica sera col braccialetto rosso ancora al polso e storcere la bocca perchè quella sera, dopo due nottate epiche, il Palazzo dell’Arte Antica dell’Eur sarà nuovamente frequentato dagli avventori di qualche serata senza alcun contenuto. Spring Attitude è tornare la domenica mattina alle 7 ed imbattersi nei vecchietti che entrano nelle scuole, per essere i primi a votare alle Europee. Noi invece ci prenderemo del tempo prima di assolvere al nostro diritto-dovere. Non vorremmo rischiare di scrivere GEORGE FITZGERALD sulla scheda, presi dall’euforia. Spring Attitude va spiegato e raccontato, essendo una delle manifestazioni italiane che funziona di più e probabilmente, tra le romane, quella gestita nel miglior modo. È alla quinta edizione ed è in crescita, per presenze e rilevanza degli ospiti. Riesce a far viaggiare molte persone da tutta la penisola, per una proposta unica nel panorama italiano. Esalta ogni palato, ovviamente anche il nostro, perchè oltre a darci la possibilità di assistere a molteplici derivazioni dell’elettronica e a vedere all’opera dei mostri sacri, ci dà anche modo di fare nuove scoperte, in quella fucina di nuovi talenti (o di artisti esperti, ingiustamente sottovalutati dalla massa) che è la backroom, sala di dimensioni contenute disposta al piano terra, dependance di quella principale, collocata al piano superiore dell’elegante location.

DAY 1
Lo scorso anno la line up era da urlo, ma concedeva alcuni momenti di pausa, per via della presenza di nomi che avevamo già visto all’opera. Quest’anno no, sembrava essere selezionata in base ai nostri ascolti più recenti ed intorno ad artisti mai apprezzati live. L’unico nome a cui non tenevamo particolarmente era Cosmo (membro dei Drink To Me, qui in solitaria). Apprezzato, apprezzatissimo da tutti, ma a noi indigesto. D’altronde ci disgusta anche la mortadella, vista invece come il Sacro Graal da ogni persona con cui ci siamo trovati ad affrontare questo tema, rendendoci di colpo impopolari. Un giorno, forse, capiremo cosa ci trovano tutti. E forse ci sarà un nesso tra le due cose. Complice un intasamento all’ingresso, ci perderemo quasi tutta la performance dell’artista succitato, ma non ci strapperemo i capelli, anche perché, alla soglia dei trent’anni, c’è sempre meno da scherzare su queste cose. Certo, spesso i live sono stati capaci di farci cambiare opinione su un artista, ma quando le portate principali sono così succulente, si può anche fare a meno dell’antipasto. Qualche minuto dopo arriverà il primo piatto di un tris di primi che ci terrà incollati a quella tavola imbandita che è il main stage: Com Truise. Il producer americano Seth Haley, corpulento, ma col nome d’arte che fa il verso al minuto attore di Hollywood, è in Italia per quattro date e ci delizierà proponendoci le sue visioni galattiche, in un live perfetto per carburare lentamente e prendere confidenza con lo spazio. Spazio, che inteso nel senso astronomico del termine, è invece continuamente “nominato” dai suoni di Haley, peraltro quasi omonimo della cometa più famosa e brillante. La colonna sonora di un videogioco di navicelle spaziali di fine anni ottanta, rivestita da un elegante e ben portato abito da sera: questo è Com Truise. Una delle cose che fa amare l’organizzazione di questo festival è che gli orari delle esibizioni sono quasi sempre rispettati. Una manciata di minuti di ritardo sono più che comprensibili, ma non saremo mai di fronte ad uno sfalsamento significativo. Quest’anno la scenografia risulterà essere quasi del tutto assente, sostituita dall’enorme ledwall con i pregevoli visual a cura di Studio Aira ed in alcuni casi degli artisti stessi. Proprio lì davanti, poco dopo l’una, si presenterà uno degli artisti più attesi. A Derwin Schlecker, aka Gold Panda, sono bastati due soli album per entrare a pieno diritto nel gotha dei producer più apprezzati ed ha dimostrato di avere un feeling particolare con la nostra nazione, percorsa in lungo ed in largo in varie tappe. Sotto al main stage gli spettatori si accalcheranno in massa, mentre l’artista britannico inizierà a proporre la sua elettronica melodica. Poche però le concessioni ai fan, se è vero come è vero che i suoi brani più popolari, come la celeberrima ‘You’, verranno presentati in versioni del tutto diverse rispetto ai mix originali. Nonostante le sperimentazioni, il pubblico risulterà gradire, anche se la situazione si farà più calda col successivo dj set, quello dell’altro britannico Totally Enormous Extinct Dinosaurs. Con un solo album all’attivo e una serie di remix ben riusciti, primo tra tutti quello di ‘F For You’ dei Disclosure, Higginbottom è diventato un’istituzione e con lui sul palco la sala principale raggiungerà la capienza massima di questa prima serata. Fiaccati da un caldo insostenibile stenteremo però a goderci in pieno il dj set. Così, la provvidenziale conoscenza di un orologiaio irlandese residente a Roma, avvenuta grazie alla contemporanea esaltazione per uno splendido remix della storica ‘Addicted to Drums’ di Oscar G & Ralph Falcon, ci darà l’input per dirigerci, per la prima volta in questa edizione, dinanzi al Backroom Stage. Qui vedremo esibirsi Sun Glitters, consigliatissimo dal nostro nuovo amico, ed amico (hanno recentemente prodotto uno split in cui si remixano a vicenda) del nostro carissimo Slow Magic, artista scoperto lo scorso anno proprio grazie a Spring Attitude e mai davvero abbandonato in questi dodici mesi. Il sound dei due artisti risulterà essere simile, così come l’esaltazione dei due neo amici e di tutto il resto della saletta, mai vista piena fino all’orlo, ma sempre traboccante di passione. Il lussemburghese Sun Glitters, all’anagrafe Victor Ferreira, ci porterà a fare un bagno notturno in una spiaggia incantata. E provateci voi a togliervi ‘High’ dalla testa, o a non ordinare la sua discografia dal sito della LebensStrasse, etichetta che ha sotto contratto lui ed il Lento Magico plurinominato, anche se assente. Ritemprati nello spirito dalla scoperta e nel corpo dalla boccata d’aria presa nel giardinetto esterno alla backroom, vero e proprio luogo di decompressione, saliremo l’elegante scalinata che ci riporterà al main stage, nel frattempo preso in carico dal canadese Egyptrixx. Troveremo un clima ben più sopportabile e riusciremo ad arrivare sotto al palco con facilità, grazie alla diminuzione delle presenze. Godremo del suo dj set tamarro (come da lui stesso definito, con una buona dosa di esagerazione) che strizza l’orecchio alla techno. Poi, mentre la luna sta per lasciare spazio al sole e le ore piccole cedono il posto a quelle grandi, prenderemo la via di casa. Sani e salvi, un po’ alticci, un po’ stanchi, con molte aspettative per domani, più ancora che per il domani.

DAY 2
A partire dalle 15 del pomeriggio di sabato, alla Pelanda del Macro Testaccio, si darà, per la prima volta nelle cinque edizioni, una connotazione pomeridiana all’evento, allineandosi così con i modelli in uso nei principali festival europei. Questa novità è rappresentativa della crescita del festival, che dalla serata unica degli esordi è riuscita a tripartirsi, incrementando il favore del pubblico. Dopo le dolci parole, ecco i tasti dolenti, peraltro non dipendenti in alcun modo dagli organizzatori: le defezioni. Alla preannunciata assenza di Giraffage, da noi molto atteso, ma costretto ad annullare l’intero tour europeo a causa di motivi di salute, si aggiungeranno quella di Actress, noto per le buche dell’ultimo minuto, e di Saint Pepsi, arruolato per suonare in notturna. Il bostoniano non attraverserà l’Oceano a causa di non meglio precisati problemi al passaporto e verrà sostituito da Populous, già ai piatti nel pomeriggio. Anche noi bypasseremo il segmento pomeridiano per poter affrontare al meglio il lungo e nutrito programma notturno. Il menu serale è da grande abbuffata: si partirà con la proposta puramente electro pop di Trust sul palco principale. Saranno in tre sul palco, anche se il progetto fa capo unicamente al canadese Robert Alfons. Verso le 23:30 prenderanno possesso della backroom i livornesi Platonick Dive, quasi del tutto snobbati – errare humanum est – per dedicarci al dimenticabile dj set di Om Unit, un’ora e mezza tra jungle e drum ’n’ bass. Con i minuti aumenterà la sensazione, fino a diventare certezza, che le presenze finiranno per essere quasi raddoppiate rispetto a quelle del giorno precedente. Nell’aria c’è attesa per sua maestà Jon Hopkins, artista capace di far acquistare il biglietto a molti unicamente grazie alla sua presenza. Il suo arrivo si farà attendere, preannunciato da alcuni minuti di buio atti a creare ancora più pathos ed eccitazione, e guardandoci alle spalle, nel lunghissimo salone principale dello Spazio Novecento, noteremo che il fiume di spettatori arriverà quasi fino alla scalinata, collocata dal lato opposto rispetto al palco. Nel momento della sua apparizione il pubblico andrà in visibilio e lui farà in modo di meritarsi questo amore incondizionato, presentandosi con il classico ‘Breath this air’. Il suo live durerà un’ora, ed i presenti, più che ballare, guarderanno al producer come i fedeli ad un’immagine della Madonna. Peraltro, lasciando della e togliendo la maiuscola alla M, troverete l’aggettivo che meglio descrive i visual che hanno arricchito la sua performance. A seguire, salirà sul palco l’esperto Four Tet. Già solo il fatto di essersi presentato dopo il beniamino di tutti gli sarebbe valso la menzione d’onore, ma lui, altro tra i nomi più attesi del festival, riuscirà a far ballare e divertire i presenti, apparsi meno contratti e più sciolti rispetto al live dell’artista precedente. Poco prima del termine della performance scenderemo al piano inferiore per rendere onore al dj set del romano, ma di fama internazionale, Giorgio Gigli. Abile tessitore di avviluppanti trame techno, allieterà fino a chiusura la sala backroom che richiama come al solito una fetta particolare di pubblico, quella composta dai clubbers più autentici. La sua performance adrenalinica ci farà perdere la testa del set di George FitzGerald, da noi raggiunto verso le 4, per il rush finale. Di fronte al main stage ora ci sono ampi spazi e sul pavimento della sala, così come su quello della terrazza esterna, il panorama sarà post atomico: bicchieri, flyer, bottiglie, persino banconote, che provvederemo ad intascare, attirando invidie. FitzGerald ci regalerà gli ultimi forti sussulti, tanto che se dovessimo fare una graduatoria delle esibizioni più piacevoli ascoltate in queste due notti, la sua guadagnerebbe il primo posto. Con ‘Bad Aura’ e ‘Ignorance’ non farà mai smettere di ballare, mentre il sole inizia a salire ed i volti ed i corpi dei presenti si delineano, minuto dopo minuto, in maniera più definita. Poi le luci verranno accese, regalandoci un momento stordente, ma piacevole. Nessuno dei presenti potrà dimenticare quella luce gialla, simile a quella prodotta dai display dei primi telefoni cellulari. GF continuerà a mettere musica ed il pubblico ad apprezzare, fino a tributargli un grande applauso che il berlinese ricambierà con enfasi. A conti fatti saranno gli artisti meno attesi quelli che ci impressioneranno di più. Si esce senza fretta, si va in corteo verso la metropolitana, nella quale i vagoni risulteranno equamente divisi tra chi si è già svegliato e chi, invece, deve ancora andare a letto. Il sonno tarderà a venire, ma non ce ne preoccuperemo. È risaputo che il giorno successivo all’ultima serata di Spring Attitude si passa in pigiama sul divano.

Andrea Lucarini

Foto di: Giovanni de Angelis

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