Spring Attitude Festival @ Spazio 900 [Roma, 10-11/Maggio/2013]

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Quasi settimanalmente ci confrontiamo con amici o conoscenti impegnati a programmare viaggi di turismo musicale, a lamentarsi per il disinteresse che questo o quell’artista internazionale mostra per gli italici lidi o, ancora, per il fatto che i festival degli altri paesi siano sempre più interessanti dei nostri. Poi, salvifico, arriva un evento del genere e questo tipo di esterofilia ad ogni costo viene finalmente messa da parte, almeno per un weekend. Spring Attitude è un’eccellenza per quanto riguarda la musica elettronica in Italia, da ormai quattro edizioni, ed è uno dei rari casi in cui gli appassionati si muovono in massa da ogni parte della penisola pur di non mancare all’evento, davvero ben organizzato sotto ogni profilo. Certo, poi ci sono le cause di forza maggiore e contro quelle non ci si può fare proprio nulla: parliamo dell’assenza dell’ultimo minuto di SBTRKT, uno dei nomi forti della line up, costretto a dichiarare forfait a causa di motivi familiari, gettando nello sconforto i molti appassionati che speravano di poterlo vedere all’opera. Sconforto durato giusto il tempo di ricordarsi che, nonostante questa defezione, di carne al fuoco (o tofu, per venire incontro ai gusti dei vegetariani) ne restava in abbondanza.

DAY 1
Erano le 23 l’orario consigliato per presentarsi all’evento, e noi, puntuali contro ogni previsione, riusciamo a guadagnarci l’entrata già qualche minuto prima dell’ora X, o meglio XXYYXX, visto che sarà proprio questo artista ad aprire la serata di lì a qualche minuto. Salite le scale e giunti all’interno dell’elegante location del quartiere Eur, notiamo che non siamo stati gli unici a seguire questo prezioso consiglio. D’altra parte mettere un artista così atteso, oltretutto al suo esordio assoluto in Italia, ad inizio serata, ha convinto in molti a contravvenire alla regola non scritta che fa sì che a questo genere di serate ci si presenti mai prima della mezzanotte e spesso anche molto più tardi. Dopo essere riusciti abbastanza agevolmente a guadagnare la transenna, approfittando dell’altrui imbarazzo da inizio serata, attendiamo l’inizio del set di Marcel Everett aka XXYYXX, 17enne di Orlando, ultima sensazione del panorama elettronico a stelle e strisce, accolta con larghi favori anche in Europa. Prova ne è che nel momento in cui inizierà a suonare, voltandoci alle nostre spalle, ci renderemo conto che il pubblico sarà già impossibile da quantificare, vista la sua numerosità. Resterà un’ora sul palco, presentando il suo album d’esordio, non dimenticando le hit come ‘About You’ e ‘Good Enough’ (che include la campionatura di ‘No Scrubs’ delle TLC) e lasciandoci più di un dubbio sul fatto che sia davvero un teenager, per la sua bravura, certo, ma anche per un aspetto fisico sicuramente più vicino a quello di un padre di famiglia che a quello di un ragazzo del liceo. A raccogliere il testimone sul Main Stage arriva Slow Magic, con la sua variopinta maschera e le sue sonorità che ci fanno sognare di essere in una spiaggia al tramonto ogni qualvolta chiudiamo gli occhi. In quella spiaggia ci siamo ancora adesso, visto che tutto questo report è scritto ascoltando in loop ‘∆’, il suo album d’esordio. Poi sarà la volta del pluricelebrato John Talabot, spagnolo al suo esordio romano in versione live e reduce dai successi ottenuti in apertura ai The XX in molte date del loro ultimo tour. A confermarci che sia uno dei nomi più attesi non è tanto l’accoglienza a lui riservata (sono tutti maestri dell’electro e nessuno farà dimenare il pubblico in meno di 50 file), ma il fatto che al termine del suo live set saranno in molti a lasciare il locale, appagati dalla performance del loro beniamino. Scendiamo anche noi al piano terra, ma per fare il nostro esordio nel Backroom Stage, giusto in tempo per assistere al passaggio di consegne tra Blackbird Blackbird e Giraffage. La sala, più intima rispetto a quella imponente del piano superiore, ci accoglierà piena di persone ed entusiasmo, certificando l’ottima riuscita di questo esperimento. L’americano (anche se con sembianze asiatiche) Giraffage con un dj set davvero tirato ci farà un’ottima impressione e vincerà così il nostro platonico premio come sorpresa della serata. Dopo un po’ saremo costretti a lasciarlo, a fatica, per tornare al piano superiore, dove è di scena Tensnake, live. Il navigato amburghese, celeberrimo per la sua ‘Coma Cat’, dimostrerà che per quanto le nuove leve siano molte ed in rampa di lancio (la line up di questo festival non fa altro che dimostrarlo) la vecchia guardia non intenda ancora abdicare. La serata si concluderà con il dj set di Dusky, duo inglese portatore sul palco di un mood più rilassato che ci aiuterà a concludere la serata risparmiando qualche energia per l’altrettanto imperdibile line up di domani sera.

DAY 2
Con il mal di testa regolare, tipico del day after, ci presentiamo a Spazio 900 nuovamente un’ora prima della mezzanotte, giusto in tempo per provare sul nostro organismo che la bevanda sponsor dell’evento contiene, oltre ad una serie interminabile di effetti collaterali, proprietà a dir poco magiche nel contrastare l’emicrania. Così, rinfrancati nello spirito e nel corpo, ci dedichiamo con grande curiosità al lato B dell’evento. Ad accoglierci troviamo Andrea Esu & Fabrice, i due fratelli e padroni di casa di L-ektrica che hanno contribuito non poco a far crescere il culto dell’elettronica nella Città Eternamente in ritardo nel percepire i nuovi influssi musicali provenienti dalle altre capitali mondiali. Rispetto al day 1, il pubblico arriva più alla spicciolata ed in minor numero, sia perché la serata precedente si fa sentire sui fisici e sulle meningi, sia perché alcuni dei moltissimi ragazzi venuti da varie parti d’Italia hanno scelto di fare la trasferta per una sola notte (in molti casi quella di venerdì) e ripartire l’indomani mattina, piuttosto che affidarsi agli agghiaccianti prezzi proposti dagli albergatori romani. Passata la mezzanotte ecco presentarsi sul palco gli attesi Vondelpark, nome di battaglia preso da un parco di Amsterdam per un trio londinese che proprio quest’anno ha esordito con il suo primo LP, velato da atmosfere intime e dreamy che culleranno i reduci della serata di venerdì e contribuiranno a mettere a proprio agio le new entry. Gli artisti inglesi saranno così divertiti dalla loro presenza romana da farsi trovare, alle prime luci del mattino seguente, ad improvvisare un bongo set ai lati della Cristoforo Colombo. A seguire arriveranno gli Esperanza, secondi ed ultimi italiani ad avere un loro spazio sul Main Stage. Dopo aver conquistato la storica etichetta bavarese Gomma Records, fanno lo stesso con noi, meritandosi la palma di band più sperimentatrice tra quelle ascoltate nella due giorni. Atmosfere più rilassate rispetto a quelle del giorno precedente fanno sì che i corpi dei presenti si dimenino in maniera minore, ma questo tipo di proposta musicale non andrà di certo a scapito della qualità, integrando artisti che propongono suoni potenti ad altri che ne propongono di più raffinati. Una nota di merito va sicuramente attribuita a chi si è occupato di stilare la scaletta: l’ordine degli artisti è stato scelto con una cura tale da esaltarne le qualità e far in modo che il pubblico ne abbia potuto godere in maniera totale.  A questo punto scendiamo nel Backroom Stage, dove restiamo affascinati dalle sonorità del live di Shigeto, artista statunitense a noi sconosciuto fino a quel momento che ci fa promettere di approfondirlo quanto prima, con ascolti ripetuti. La sala secondaria, rispetto alla serata precedente, accoglie molti meno spettatori, mentre nell’intero locale iniziamo a notare un’attesa tendente allo spasmodico per Gesaffelstein, il francesino addetto a far ballare il Main Stage fino alla chiusura del locale. A preparare la pista per l’atteso dj set arriva la seconda coppia di fratelli che saliranno sul palco nel corso di questa serata, i giovanissimi Disclosure. In Inghilterra sono della star, come spesso accade, anche se non hanno ancora pubblicato l’album d’esordio, ed anche questa serata romana può ritenersi un successo per loro, visto che un pubblico inizialmente diffidente si è accalcato sempre di più sotto palco, attirato dai suoni house e synthpop del duo. Verso le 3:30 prende il loro posto Gesaffelstein, camicia d’ordinanza ed atteggiamento serafico, mentre i corpi dei presenti, provati dalla due giorni, ma incapaci di restare fermi davanti alle proposte del dj e producer, si muovono senza sosta. Le sonorità che ammiccano alla techno, genere da lui ampiamente esplorato, gli regalano un tifo quasi da stadio, premiato addirittura dal bis di ‘Control Movement’, ballata dai presenti che si abbandonano ai bpm come se non ci fosse un domani. Un domani effettivamente qui non c’è e uscendo dal locale sentiremo rammaricarsene due ragazze che si chiedono, con amara ironia, chi suonerà il giorno successivo. Nessuno, ragazze, ma siamo sicuri che un evento di così grande successo non possa che ripetersi negli anni a venire. Nel frattempo, decidiamo di spegnere tutti i nostri device, non sia mai che qualcuno stia già scrivendo un tweet sul fatto che certi festival in Germania durano più di due giorni…

Andrea Lucarini