Spring Attitude Festival @ Maxxi, Macro Testaccio, Spazio 900 [Roma, 14-15-16-17/Maggio/2015]

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Spring Attitude ci è padre e figlio, allo stesso tempo. Lo vediamo crescere come un pargolo, anno dopo anno, sia per quanto concerne la mera quantità (dodicimila presenze, il doppio di un anno fa), sia per la qualità della line up, ma anche come numero di giorni (ben quattro serate, oltre alla ormai consueta striscia pomeridiana del sabato). Apprendiamo da lui, come un figlio dal padre, grazie alle chicche che ci regala, agli artisti emergenti che ci fa conoscere e alle anteprime esclusive delle quali potremo vantarci negli anni a venire. Quando saremo grandi, avremo più capelli bianchi, e continueremo ad andare a Spring Attitude, perché certe abitudini sono dure a morire.

GIOVEDI’: MAXXI

Il festival/bambino ha sei anni, ha fatto tante gite, si è affacciato nelle cornici più incantevoli della Città Eterna, esaltando i romani e ancor di più i turisti che raggiungono sempre in massa la Capitale, per un weekend di musica elettronica senza le derive da rave. A sei anni è grande abbastanza da saper andare per musei senza perdersi, né risultare ospite sgradito. Allora va al MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, per il vernissage. La serata non è troppo impegnativa (l’indomani è pur sempre un giorno lavorativo, per quei pochi giovani che a Roma non fanno lavori che non sono lavori), ma non per questo meno succulenta. In un attimo ci muniamo del braccialetto nero, quello con su scritto PASSPORT, che ci garantirà l’accesso ad ogni evento di S|A, fino alla sua naturale conclusione. Il primo approccio sarà con un italiano che più giapponese non si può: Yakamoto Kotzuga, al secolo Giacomo Mazzuccato, da Venezia. Le atmosfere delicate del ventenne producer ci daranno il benvenuto, permettendoci di prendere confidenza con gli spazi del Maxxi, in special modo del Lobby Stage, dove passeremo la maggior parte della serata, per merito dell’alternanza tra artisti che cattureranno la nostra attenzione. Dopo William Bennett, meglio noto come Cut Hands, britannico, esperto ed aggressivo, sarà il turno del dj set di John Talabot, che non ha bisogno di presentazioni e che riuscirà a conquistarsi, più di altre volte, la nostra stima. Il set sulle prime sembrerà meno energico del solito, privilegiando suoni più soft rispetto al nostro ultimo incontro, ma con il passare dei minuti aumenterà l’intensità, alla sua maniera. L’altra struttura preposta all’ascolto di musica dal vivo, e non al ballo, visti i posti a sedere, è l’Auditorium. La capienza è ridotta, e per entrare c’è una coda molto lunga, tanto che dovremmo provare in più di un’occasione, prima di riuscire ad accedere. Ce la faremo poco prima della mezzanotte, trovandoci di fronte i Quiet Ensemble, intenti a presentare ‘Natura Morta – Tropical Edition’. Il gioco di luci e suoni, strettamente connessi tra loro, ci regalerà un’esperienza unica, mentre in molti, più danzerecci, abbandoneranno ben presto le comode poltrone per andare a ballare da Talabot e tanti, troppi, scatteranno foto prima ancora di aver capito di fronte a cosa si trovano. Ma non ci lasceremo intristire e continueremo a goderci lo spettacolo, per gli occhi e le orecchie. Un saluto a J.T. nella sala principale e la prima serata è finita. Si torna a casa con un bracciale al polso ed il programma dell’evento, da studiare per prepararsi all’indomani senza il rischio di perdersi nulla.

VENERDI’: MACRO

Lo avevamo comunicato da giorni ai nostri accompagnatori: possiamo anche andare insieme, ma sia chiaro che alle 22.30 dovrò essere all’interno del Macro Testaccio, che c’è Ambassadeurs e non me lo voglio perdere. Nessuno ha osato contraddire questo diktat, nonostante forse si sia chiesto il perché di tutta questa attenzione per l’emergente di Brighton. Al termine del live riceveremo solo ringraziamenti, per aver dato modo, a chi lo ignorava, di conoscere l’artista. Nel Macro ci sono due palchi, poco distanti tra loro, ma che non portano a spiacevoli sovrapposizioni di suoni. Il primo, più grande, è stato rinominato Desperados Stage, in onore della birra che ha sponsorizzato la serata e ci ha convinto a farsi assaggiare per la prima volta. Sapore molto particolare, la consiglieremmo a chi ama la Corona col limone, o non ama la birra, che poi è la stessa cosa. Dissetati e ben disposti dal primo live di serata, ci troveremo dinanzi a Shigeto. Conosciuto proprio grazie all’edizione 2013 di questo festival, l’artista, americano a dispetto del suo aspetto, spiccatamente asiatico, ci regalerà il miglior live del secondo giorno. Impressionante, come il suo modo di passare da candidi ed estatici suoni di matrice orientale, retaggio delle sue origini, a momenti in cui si siederà alla batteria e dimostrerà di essere ottimo anche con quello strumento, con le bacchette e le mani. A seguire ci sarà Romare, inizialmente inserito nel programma della sala più piccola e poi promosso a causa della defezione dei britannici Glass Animals e dell’italiano Clap Clap. Sicuramente una perdita, ma la mancanza di una band e un artista rispetto ai programmi, in un contesto così ampio, può essere considerata strutturale. E, alla luce di quelle che sono state le presenze confermate, ci poteva andare decisamente peggio. Romare, insomma. Altro artista britannico, strizza l’occhio all’hip hop e ci offre un set molto variegato, ma forse il meno convincente della serata. Non riusciremo purtroppo a raggiungere Populous, nello stage Pelanda, a causa di un ingorgo nell’unico punto di passaggio tra una sala e l’altra, unica pecca di un’organizzazione altrimenti impeccabile. Nella saletta minore arriveremo soltanto quando si appresterà ad iniziare il suo live set Dj Khalab, altro italiano, in un’edizione che non può certo essere accusata di esterofilia, viste le molte presenze tricolori in line up. Dopo qualche minuto, gradevole ma niente più, torneremo nel Desperados Stage per l’headliner di serata, quel SBTRKT che è uno degli artisti essenziali della scena elettronica degli ultimi dieci anni e che nel 2013 marcò visita a Spring Attitude proprio nell’imminenza del festival. Una volta a mascherarsi erano i supereroi, ora sono i dj, che hanno il super potere di esaltare i presenti oltre ogni umana immaginazione. Aaron Jerome dimostrerà competenza musicale e buon gusto mettendo, tra gli altri, pezzi di Drake, Radiohead e la sua ‘Wildfire’ e si prenderà, scusate lo spoiler, la palma per il miglior dj set nella quattro giorni di festival. E anche il premio del pubblico, mai visto così in visibilio fino a questo momento e raramente a questi livelli nei giorni successivi. Si torna a casa tardi, ma non tardissimo. E col mezzo occhio ancora aperto diamo l’ultimo sguardo al programma versione tascabile, giusto per vedere a che ora puntare la necessaria sveglia l’indomani.

SABATO: MACRO

Dopo due giorni intensi, iniziamo a dosarci. Il sabato del villaggio dei party boys inizia presto ed è destinato a concludersi tardi. Quindi potiamo parte del daily dal nostro programma e ci presentiamo nel tardo pomeriggio, giusto in tempo per il dj set degli inglesi Scratch Perverts, attivi dal 1996, maestri dello scratch e veri e propri maniaci dello stesso. Non neghiamo la bravura dei turntabler e ne restiamo catturati nel breve, ma non apprezziamo particolarmente. Non possiamo dire lo stesso dei Ninos Du Brasil, consigliati al loro esordio sulle scene dal collega nerdsico Piero Apruzzese e visti live un numero di volte che per contarlo non bastano le dita di una mano. Ma non per questo abbiamo intenzione di smettere, anche perché le performance del duo, grazie all’artista a tutto tondo Nico Vascellari, non sono mai banali né uguali tra loro, nonostante il trucco, le parrucche e l’energia a palate non manchino mai. Con la loro musica, in bilico tra techno e carnevale di Rio, ci faresti mattina, ma estraniandoci dall’esterno, riusciremo ad esaltarci e a vedere attorno a noi gente che balla come se non ci fosse un domani, nonostante non sia niente più che l’ora di cena e il domani è lontano soltanto una manciata di ore. Dopo un brano dato in pasto come bis, salutiamo la compagnia e andiamo a procacciarci un non più metaforico rancio, che la serata inizia presto e si prevede molto lunga.

SABATO: SPAZIO 900

Eccoci finalmente alla location che più di tutte associamo allo S|A, quella delle grandi platee, degli artisti più celebri e di un’anteprima mondiale. La maggior parte dell’attesa è infatti per il primo audio e video live di sempre dei Siriusmodeselektor, collettivo appena composto dai tedeschi Modeselektor e Siriusmo. La loro unione è sin d’ora una delle notizie più rilevanti dell’anno per gli appassionati della club culture e l’esordio avverrà proprio qui, dinanzi ai nostri occhi. Se c’era una cosa che poteva dare ulteriore prestigio ad un festival già di per sé molto quotato, questa era una delle poche a poterlo fare. Ma se volete sapere com’è andata dovrete saltare qualche riga, perché qui ci piace andare per ordine. È stato mantenuta la formula vincente delle due sale: il Backroom Stage al piano terra, con un programma che ospita gli artisti emergenti, e il Main Stage nell’ampio ed elegante salone dagli alti soffitti e la terrazza panoramica, con gli headliner, con l’articolo al plurale, che indicarne soltanto uno sarebbe lesa maestà. Apprezzabile  novità la possibilità di affacciarsi anche nel balcone interno, quello che non dà sulla strada. I visual dello Studio Aira, in questa sala, trovano la loro massima espressione. Sul palcoscenico, dietro agli artisti, e sui due maxischermi posti in alto, circa a metà sala, per quelli che vogliono vivere la serata senza fare per forza un bagno di folla e di sudore. Immancabili i turisti con zaino da Interrail, vera piaga del festival. Capiamo ogni esigenza, ma in certi casi, per rispetto altrui, bisognerebbe trovare la forza interiore e pagare una piccola somma al guardaroba, pur di liberarsi dell’armatura e liberare il resto della collettività dalla propria indebita occupazione degli spazi. Lo scorso anno si era esibito Cosmo a Spazio 900, quest’anno è invece il turno dei Drink To Me, quartetto capitanato dallo stesso Marco Bianchi, ed attivo da oltre un decennio, ma solo recentemente entrato nella scuderia della 42 Records e giunto alle luci della ribalta, peraltro meritata. Un buon riscaldamento auditivo prima di salire l’ampia scalinata e portarci dinanzi al Main Stage, sul quale troviamo ad attenderci Baths, al secolo Will Wiesenfeld. Il beatmaker californiano ha creato il suo successo attraverso la pubblicazione di tre dischi ed otterrà una più che discreta folla sotto palco, destinata ad aumentare col passare dei minuti grazie al suo magnetismo. Una delle performance più convincenti dell’intero festival. Andiamo a prendere un po’ d’aria, sul balcone panoramico, prima di tornare in direzione palco per i Siriusmodeselektor. Dopo un quarto d’ora di attesa verremo catapultati in un’orgia di suoni, luci e colori. I tre uomini in console la sanno lunga su come far divertire una platea numerosa, seppur esigente, e questo non sarà certo un problema per loro, nell’ora e mezza circa in cui resteranno on stage. Il loro live sarà il più divertente del festival e mostrerà nitidamente la convivenza delle diverse anime all’interno del progetto. Si va dal caciarone andante a momenti più ricercati. I visual resteranno nelle menti e nei cuori dei presenti. Il NICE a tutto schermo, seguito dall’effetto vocale, la scimmia della Monkeytown Records, loro etichetta, le esplosioni di colori, la scritta “You are the best audience that we ever had”, sottolineando l’ovvio, con ironia, visto che si trattava della loro prima apparizione pubblica, saranno indimenticabili. Mentre al termine del live alcuni andranno via, appagati dopo l’intenso live, noi torneremo nella saletta al piano terra, dove troveremo gli americani Doldrums, uno dei collettivi sui quali eravamo meno preparati al momento del loro set. Il trio, voce, synth e batteria, è giovanissimo e scatenato. Il cantante dirà che si tratta della prima volta in cui suonano così tardi, ma non per questo saranno sonnolenti, anzi, ci ricorderanno i nostri amati !!! (Chk Chk Chk) e ci faranno promettere di approfondirli una volta tornati a casa. Ma prima del comodo letto c’è ancora un passo da fare. Il dj set di Apparat, che prende il testimone dagli amici e compagni di etichetta Siriusmodeselektor sul palco principale. Inizia dopo le quattro e parte lento, ma poi sale di tono e ritmo, tenendo in pista migliaia di avventori, fino alle prime luci del mattino. Nella memoria, più di tutti, resta impresso un brano, ‘Kill 100’ degli X-Press 2. Torneremo a casa guidando con gli occhiali da sole, e crediamo che questo sia il segnale più incontrovertibile di una serata riuscita.

Domenica sera ci sarà l’epilogo, nuovamente al Macro, dove Clark regalerà perle ai superstiti del weekend lungo e Baths ballerà come un ossesso sotto la cassa del collega. E poi è finita, almeno per il momento. Il bambino è cresciuto e il prossimo anno lo attenderanno nuove e più provanti sfide. Al padre invece, non resterà che mettersi all’opera per evitare la crisi del settimo anno. Ma dopo un sesto così, l’amore per la primavera elettronica sembra più saldo che mai.

Andrea Lucarini
@Lucarismi

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