Spring Attitude Festival @ Luoghi Vari [Roma, 10-11-12/Ottobre/2019]

185

Spring Attitude è come quella storia d’amore lunga un’era, ti accompagna anno dopo anno, cambia, si evolve, assume nuove forme, ma quando ci si incontra l’effetto che ti fa è sempre quello del primo giorno. Gli ingredienti cambiano, il tempo passa, ma solo sulla carta d’identità, e rimanere fino all’ultimo artista dell’ultimo giorno continua a non pesarti, sul fisico né sulla mente. Dall’apertura del giovedì all’Ex Caserma Guido Reni al finale della serata di sabato al MAXXI ti passeranno intorno quasi diecimila persone, ma uno dopo l’altro se ne andranno tutti via. Non succederà lo stesso a voi due, tu e il festival, pimpanti fino a quando non si accendono le luci.

È il decimo anno per il weekend romano più atteso per gli amanti dell’elettronica che dalla scorsa edizione si è spostato dalla primavera della dicitura al mese di ottobre, senza cambiare però il nome. Troppo famoso, troppe le persone che negli anni si sono abituate a pronunciarlo, per trasformarlo in Autumn Attitude, nome che per giunta fa pensare soltanto alle foglie che cadono e ai primi freddi, tutto l’opposto dell’idea che rende il festival con la sua veste grafica, curata anche quest’anno da Studio Aira, e che incita pensieri di bellezza e buoni sentimenti. Nella serata di apertura di giovedì all’Ex Caserma Guido Reni, gratuita per tutti, il pezzo forte è Shigeto, artista del Michigan con evidenti origini asiatiche che avevamo scoperto proprio in una passata edizione di Spring Attitude, per poi ritrovarlo ad esibirsi da solo in altre location staccate dal festival. A lui e Arssalendo verrà assegnata la sala teatro a posti limitati e seduti dell’Ex Caserma, seppure l’ascolto dei loro live in poltrona durerà ben poco visto che la loro energia spingerà gli spettatori a radunarsi sotto al palco per ballare. Nella sala più grande ci sarà invece lo spettacolo audio/video di Spime.im e della crew di casa SA Soundsystem. La serata si chiude piuttosto presto, intorno all’1, ma c’è da mantenere le pile cariche per le successive due, questo era solo un antipasto che serviva a riattivare le papille gustative dopo un anno intero di digiuno.

È venerdì e si sente la febbre per l’evento che sale in città. Il telefono squilla in maniera frenetica, amici e conoscenti ritardatari ti scrivono se per caso conosci qualcuno che può vendergli biglietti o abbonamenti, ti chiedono a che ora vai, si organizzano come se fossero in partenza per un viaggio. La parte dei live “poco elettronici”, quelli concentrati a inizio serata, è così ampia e interessante da aver fatto scegliere all’organizzazione di dare la possibilità, per chi volesse, di partecipare solo a quella, con un biglietto specifico. La line up di venerdì è quella che accompagna il favore della maggior parte del pubblico ed anche per questo è il primo ad andare sold out. Al Maxxi quest’anno ci sono tre diversi stage: il principale è il Molinari, nella sala più grande, stretta e lunga, dove si esibiranno i nomi più caldi dell’elettronica tout court, nella saletta interna e con posti a sedere dell’Auditorium ci saranno i live più ricercati e di nicchia, mentre all’esterno, nel Nastro Azzurro Live Stage ci sarà spazio per i concerti veri e propri. Proprio da lì cominceremo ascoltando Venerus & His Orchestra prima e Giorgio Poi, poi, prima di chiudere con Myss Keta, con la quale, conosciuta l’anno scorso a Spring Attitude, e rivista al Monk qualche mese dopo, ormai ci siamo già detti tutto. Venerus invece, con i suoi orchestrali, e l’ospite Gemitaiz per il brano ‘Senza di Me’, ci farà un’ottima impressione e probabilmente in futuro si sentirà ancora molto parlare di lui. Di Giorgio Poi invece si parla già da tempo e anche non essendo proprio il nostro genere questo live incluso nell’abbonamento ce lo gustiamo volentieri, e alla fine anche con piacere. Salutata Myss Keta con anticipo, per i motivi succitati, ci trasferiamo all’interno dove veniamo accolti da Andrew Wetherall, forse il più in là con gli anni tra gli ospiti del festival, ma anche uno dei più attesi dalla vecchia guardia. Già negli anni ’90 era il re della contaminazione tra britpop e rave culture, ma non ha smesso di aggiornarsi e ancora oggi dice la sua. Così come chi lo segue sul main stage, Laurent Garnier, in curriculum serate all’Haçienda di Manchester e così apprezzato a Roma da avere una sorta di fan club che riempie i club dove suona ogni qualvolta si presenti nella città eterna. Infine ci sarà la splendida cinquantenne Ellen Allien, e l’età la diciamo soltanto perchè passiamo tutto il tempo a chiederci come mai abbia mentito così spudoratamente, visto che di anni ne dimostra quindici in meno. Sarà accompagnata dai visual di Pfadfinderei che aiuteranno a creare il giusto mood per la sua performance. Si balla senza sosta fino alle 4 e forse anche dopo, con l’unico intervallo passato all’Auditorium con lo spettacolo audio/video live del duo Dressel Amorosi. Dressel viene dal jazz, Amorosi dai Goblin. Insieme creano un’atmosfera da film polizziottesco che potrebbe chiamarsi Delitto al Museo, un’interessante suggestione mentre i danzatori del venerdì sera riposano le stanche membra sulle comode poltroncine della piccola sala.

Anche sabato si comincia presto, ma i nomi sono meno forti del giorno precedente, almeno per i nostri gusti. Si parte con i live con Il Tre, rapper di scuola romana che non ci convince. Dopo di lui tocca a Massimo Pericolo, omologo milanese che invece incontra i nostri favori. A differenza degli altri che si approcciano a questa forma musicale lui sembra molto più serio e professionale, le sue rime ci piacciono e la provincia meno sfavillante la descrive bene. Ha conosciuto anche il carcere, dopo essere stato arrestato all’interno dell’operazione ‘Scialla Semper’, titolo che ha deciso di dare anche al suo primo album, composto da otto pezzi e poi rieditato con cinque brani in più. Infine toccherà a Rancore, visto a Sanremo in coppia con Daniele Silvestri e magari anche meritevole di menzione, visto l’entusiasmo che è stato in grado di creare nel pubblico, ma non per noi, che ripariamo all’interno del Maxxi per sentire i dischi scelti da Elena Colombi, italiana di stanza a Londra e onnipresente nei migliori festival europei. Una ragione c’è, anzi più di una, visto che sebbene si presenti soltanto a inizio serata, per quello che riguarda la parte danzereccia, porta tutti a temperatura dopo pochi minuti. Nel corso del live accanto a noi vediamo Cosmo, sembra molto sereno e chiacchiera amabilmente, in attesa di entrare in azione sullo stesso palco della Colombi col suo collettivo piemontese, Ivreatronic. Musicalmente molto apprezzabili, del collettivo fa parte anche Splendore, null’altro se non la nuova veste di Mattia Barro, noto e apprezzato nei circuiti della musica indie italiana negli anni scorsi col nome L’orso. Il set è carico, piacevole, entusiasmante, ma proprio Cosmo e un altro ragazzo, dal palco, decidono di rovinare tutto, prima togliendosi la maglietta, e fin lì poco male, poi spogliandosi completamente nudi costringendoci a visionare i loro gioielli di famiglia, cosa della quale avremmo fatto volentieri a meno e che ci sembra una vera e propria violenza, visto che noi, e tutti gli altri, eravamo lì solo per ascoltare musica. La reazione sarebbe stata diversa dinanzi a una band punk, ma qui non si è visto nulla di provocatorio nemmeno nel gesto in sé, solo del triste esibizionismo. Vista la lunghezza del loro show, e solo di quello, andremo a fare un giro nell’Auditorium dove c’è la parte finale del set dei C’mon Tigre, davvero molto apprezzati e salutati da una standing ovation al termine del loro set. Torneremo in quella sala per il finale, dove troveremo una irritata Planningtorock che taglierà la scaletta del proprio live in quanto infastidita, a quanto capiamo, dalle continue aperture e chiusure della porta dell’Auditorium e dall’uso smodato dei cellulari. Peccato perchè la performance sembrava meritare. Il finale sarà con gli spassosi Zenker Brothers, bavaresi sempre sorridenti e amanti della techno che suonano per ragazzi divertiti come loro. Un ottimo connubio e un bel finale, temporaneo, di questa storia col festival che nonostante tutte le crepe degli anni ti sembra che non possa ancora giungere al termine.

Andrea Lucarini

Foto