Spring Attitude Festival @ Ex-Dogana [Roma, 5-6/Ottobre/2018]

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Fall is the New Spring è il claim col quale è stata pubblicizzata questa nona edizione di Spring Attitude, la prima ad uscire dallo schema tradizionale che vedeva il festival come un’esclusiva primaverile. Si è fatto attendere di più, quest’anno, ma ci ha ricordato con costanza la sua esistenza grazie alle preview con la cosiddetta Pollination durata alcuni mesi, su vari palchi della capitale. La line up, annunciata prima dell’estate, ha provocato stupore per il suo discostarsi rispetto alle sonorità puramente elettroniche proposte nel passato, mantenendo però sempre quel ruolo avanguardista che ha fatto e fa scoprire al grande pubblico le nuove tendenze del suono che nei mesi precedenti sono salite alla ribalta, o che lo stanno per fare. Si parte col vernissage di giovedì 4 ottobre al Mattatoio di Testaccio, ma le due serate principali sono all’Ex Dogana, Scalo San Lorenzo. Lo spazio è enorme, così come enormi sono le sue potenzialità, ma è stato spesso al centro di polemiche per la pochissima attenzione ai fruitori delle proprie serate, il personale quantitativamente scarso e poco cordiale e un senso di approssimazione nell’organizzazione degli eventi. Ad ogni modo allo Spring Attitude non si rinuncia e siamo troppo curiosi di scoprire le sue novità, quindi ci facciamo vidimare il passaporto valido per il weekend ed entriamo, senza ancora nulla da dichiarare.

VENERDI

Quest’anno i palchi sono tre: S/A Stage, con gli ospiti internazionali, Italian Attitude Stage, il principale, che come il nome lascia presagire è dedicato agli artisti di casa nostra e la splendida sorpresa del Red Bull Music presenta: the 270° Experience, con i visual che percorrono la sala per l’appunto a duecentosettanta gradi. L’Italian Attitude sarà il palco dove sosteremo, volenti o nolenti, nel corso di tutta la serata. Si parte con il producer Maiole e la sua elettronica da laptop. Pezzi brevi, due minuti ciascuno, che parlano di temi da millennial e ci lasciano del tutto indifferenti. A seguire la sala si riempirà davvero tanto per Gemello, il romano Andrea Ambrogio, classe ’84, rapper e pittore. Noto per essere membro del collettivo TruceKlan e del gruppo In The Panchine, si è cimentato in un album solista e il successo di pubblico, lo vedrebbe anche un cieco, è cresciuto a dismisura. Prima e durante l’ascesa al palco di Frah Quintale, ecco il patatrac. I presenti si ammassano e aumentano fino a rendere impossibile la permanenza in sala e, ancora peggio, difficile uscire. Con grande difficoltà e una decina di minuti di tempo, facendoci largo tra la folla con grande fatica, riusciamo ad arrivare fino alla terrazza, con un senso di claustrofobia che mai avevamo provato e la security che ottusamente non apre alcune zone transennate (lo faranno circa un’ora dopo) rendendo impervia l’uscita dal ballatoio. Infine riusciremo a svincolarci e prendere fiato, ma a seguito di ciò il live di Frah Quintale lo sentiremo da cinquanta metri, con la vista della tangenziale e non quella del palco, nonché la desolazione per il fatto che certe scene, del tutto scevre da pensieri riguardanti la sicurezza e il rispetto per il cliente, con nessun tizio che abbia un counter degli accessi in sala come nei festival europei, possano accadere solo e soltanto nella città dell’approssimazione. Alla fine del concerto, ovviamente non giudicabile da parte nostra, escono i più giovani, un fiume di gente che sembra scorrere in eterno di fronte a noi, mentre entriamo per far cominciare con qualcosa che ci interessa, qualche minuto dopo le due, il nostro festival. Ci sono i Nu Guinea, progetto di Massimo Di Lena e Lucio Aquilina, che presentano ‘Nuova Napoli’ e lo fanno con ben nove elementi sul palco. Stavolta riusciamo ad ottenere una buona posizione e a goderci per bene un piacevole live. Ci stupisce il grande interesse del pubblico di Spring Attitude per questa fusione di suoni diversi, dal funk alla world music. Insieme al festival è maturata anche la sua audience. Il set dura ben più di un’ora, prima di lasciare posto ai Cristalli Liquidi, trio veneto che si presenta con un membro in meno, ma sarà la sorpresa di serata, con un synth pop anni ’80 che trova il suo zenit in ‘Volevi una Hit’, pezzo liberamente ispirato a ‘You Wanted a Hit’ degli LCD Soundsystem. Il loro sound è un salto indietro di trent’anni, quando eravamo troppo piccoli per ascoltare musica consapevolmente, ma le nostre orecchie venivano raggiunte da questi suoni che troviamo tuttora entusiasmanti. Verso le 4:30, stanchi e spossati, lasciamo l’Ex Dogana, dandole l’arrivederci all’indomani.

SABATO

Una pioggia più copiosa di quella del giorno precedente ci ricorda che il festival non anticipa l’estate, come suo solito, ma in questo caso è preludio all’inverno. San Lorenzo è piena di eventi e file di fronte ai locali, nonostante il clima avverso, e ci complica la ricerca del parcheggio, ma questi ostacoli per noi sono inezie dinanzi alla voglia che abbiamo di affrontare la serata conclusiva del festival. Ieri c’erano i nomi con più hype, quotati, apprezzati dalle masse, e a causa della troppa affluenza non siamo riusciti a godercela in pieno, ma nemmeno per metà. Oggi, invece, è la serata per noi. Chicche, esclusive, meno presenze, più vivibilità, anche qualche bella sorpresa. Non i Casino Royale (“ma che ci azzeccano”? ci chiede una nostra amica, senza ricevere risposta), non amati da chi vi scrive ai loro fasti e tantomeno oggi, comunque accompagnati da ottimi giochi di luci ed un grande entusiasmo dei fan. Non i Casino Royale, dicevamo, ma gli italiani Lorenzo Senni e Dj Tennis che si passano il testimone coi loro dj set nel S/A Stage, dove torneremo in chiusura per la coreana Peggy Gou, la più seguita nella parte finale della serata, visto che la sala dove si esibisce la troveremo piena più di ogni altra, seppure il suo set sia quello che incontra meno i nostri gusti tra i tre ascoltati su quel palco. La nostra vincitrice del festival esce però dall’Italian Attitude Stage ed è la milanese Myss Keta. Un’ora di show irriverente, sboccato, intelligente, senza peli sulla lingua, con la voglia di stupire e divertire, ma anche di lasciare messaggi come quelli sulla lotta contro il patriarcato. Il suo volto è coperto da una fascia sulla fronte, grandi occhiali da sole e un fazzoletto nero sopra la bocca, a mascherare la sua identità. Questo travestimento, come se fosse una maschera greca, le dona maggiore libertà di espressione. Tira su tante volte la gonna rossa, simula amplessi con la sua ballerina, l’addetto alla console (che indossa un passamontagna) e persino col microfono. Si diverte e ci diverte, col suo accento, il suo slang meneghino e i suoi testi aggressivi ed autoironici, tra i quali svettano ‘Le Ragazze di Porta Venezia’ e ‘Milano Sushi e Coca’, brano che ha dato il via a tutto il progetto, condiviso con i ragazzi di Motel Forlanini. Sul finire del live ci sarà spazio per l’ospitata di Populous, al secolo Andrea Mangia, producer salentino sulle scene da ormai quindici anni. Parteciperà alla bella ‘Xananas’, composta proprio da lui e la Myss che chiama i suoi fan Ketamini ed ha un paio di emule mascherate in prima fila. Ancora un paio di pezzi per Keta e poi lascerà la scena, con le sue ragazze di Porta Venezia, per andare a ricevere il meritato bagno di folla. Dopo qualche minuto prenderà il loro posto lo stesso Populous, sfoderando un live gradevole, ma dopo una mezzora, essendo forse la millesima volta che ce lo troviamo di fronte, preferiamo andare a vedere cosa succede nella sala Red Bull, dove c’è lo spettacolo Audio/Video di Max Cooper, già presente nell’edizione 2017 di Spring Attitude e che ci cattura con un set convincente, ma anche con i visual a 270 gradi, dai quali sembra essere attratto lui stesso. È l’ultimo fotogramma del nostro festival, difficile sulle prime, ma in crescita grazie ad un’ottima seconda serata. L’appuntamento, come sempre, si rinnova al prossimo anno. Una domanda: tornerà in primavera? Una speranza: cambiate location.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore