Sporco Impossibile Nite @ Circolo degli Artisti [Roma, 29/Novembre/2006]

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[Entrata]
Il laboratorio di promozione musicale Sporco Impossibile bussa alla porta del mondo musicale romano. Lo fa con discrezione e senza tralasciare nessun dettaglio. Un esordio studiato nei minimi particolari. Che rasenta la perfezione. Un team giovane di nove elementi che sceglie la location del Circolo degli Artisti per convogliare le proprie smanie di contaminazione sonora. Un poker di band accuratamente pensate e amalgamate al meglio in una serata fredda che reclama l’inevitabile misto-lana. La buona affluenza premia lo sforzo dell’operazione. Che al punto a prevede un ingresso popolare, al b un omaggio sotto forma di compilation 4 tracce, al c lo stesso omaggio in confezione “spugnetta” per i primi 50 commensali, al d una copertura del tempo morto con video interviste delle quattro formazioni protagoniste che hanno l’anima del corto home made, al punto e la capillarità comunicativa che ha generato curiosità e dunque “quantità”.

[Amycanbe]
A rompere il ghiaccio sono chiamati i ravennati Amycanbe. Quartetto attivo da circa un lustro con alle spalle un delizioso Ep omonimo autoprodotto e guidato dalla voce sorprendente di Francesca. Timida, evocativa, dalle movenze che fanno arrossire, collegiale quanto basta per indossare un completo blu da educanda ed emozionare in poco più di mezz’ora. Con la grazia che il Signore ha donato ad Isobel Campbell, con l’accento schivo che un altro Signore ha regalato a Cat Power, con la classe che la malinconica Scozia sembra riservare ai suoi figli prediletti Belle And Sebastian. La tromba silenziosamente cala tra la quiete attenta del club, acustiche atmosfere sessantiane, vagheggiamenti amorosi mentre d’incanto sembra farsi largo un grosso sofa rosso. Dove riposare e rimembrare.

[E Dentro E Il Fuori E Il Box 84]
Curiosità per i romani EDEIFEIB84, stralunato combo di surreale sperimentazione, che frulla con ottimi spunti wah wah psichedelici, sincopatie funk e taglienti retaggi d’un passato corrosivo. In curriculum l’autoproduzione “Obecalp”, che verrà presto bissata da un nuovo lavoro, e tante esibizioni live dotate di spiccata originalità. Sul palco c’è anche la pittrice Patrik Pecorella – “la donna che pensa in bianco e nero (ma si esprime a colori)” – elemento artistico aggiuntivo ad un set di autentico grott rock tra proclami, coriandoli, alterazioni vocali, sombreri, televisori ed un magistrale inno al nuoto! A tratti c’è il rischio dell’ingorgo, c’è il rischio che il motore si ingolfi ma sono solo dettagli che potranno essere limati e corretti con il naturale rodaggio.

[Sant’Antonio Stuntmen]
Probabilmente il momento più importante dell’evento. Ancora un quartetto. Questa volta da Padova. Limitati (loro malgrado) da un problema tecnico basilare – il timpano della batteria non ne vuole sapere di rimanere eretto – si presentano con il furente “Into The Aorta” e celati in volto da maschere realizzate con delle “bende” che sembrano cazzute calze di nylon da rapina. Set ridotto ma essenziale per avere conferma di quanto valga questa formazione che spacca e annichilisce l’aria da oltre dieci anni. Segnate questo nome. Ricordate che sono italiani. Un pauroso treno senza controllo che vive di schegge soniche disseminate da un incesto godurioso tra Queens Of The Stona Age (nella loro interpretazione più assatanata e maledetta), Melt Banana (nella loro interpretazione più efferata e compulsiva) e i mai troppo incensati Whirlwind Heat (nella loro interpretazione più meditabonda e sbilenca). Da avere.

[Carpacho]
Introdotti da “Il Caso Carpacho”, dopo qualche lungaggine tecnica, intorno alla mezzanotte e mezza fanno capolino i moschettieri capitolini tornati con l’autoproduzione “La Fuga Dei Cervelli”. Se l’ambiziosità fa rima con pretenziosità allora i Carpacho possono essere tranquillamente inseriti in questo sandwich dalle sfumature contrastanti. Indie pop che vuole essere naive, che ama essere stropicciato nei colori, forzatamente ironico e dal gusto melodioso a tratti convincente. Uno spartito che strizza l’occhio all’impegno longevo di un autore grande come Neil Hannon, alle bizzarrie provinciali dei Mountain Goats fino alle inarrivabili astruse sperimentazioni di quei bostoniani che dovevano essere giganti. Piacevoli nella notte.

Emanuele Tamagnini

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