Spiritualized @ Parco San Sebastiano [Roma, 21/Giugno/2012]

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“Gli Spiritualized sono un gruppo della madonna, andate a sentirli dal vivo”. Questo potrebbe essere un commento più che sufficiente della serata che ieri ha visto gli Spiritualized, band incredibile, capitanata dalla fragile genialità dell’ex Spacemen 3 Jason Pierce (per gli amici J. Spaceman), al Roma Vintage, una delle location estive per eccellenza delle serate romane. Per chi conosce bene il live album ‘Royal Albert All October 10 1997 Live’ sa di cosa è capace Mr. Pierce dal vivo insieme ai suoi compagni di band (cambiati diverse volte durante la ventennale carriera della band inglese), quindi l’attesa, seppur breve, è a dir poco febbricitante. J. Spacemen sale per ultimo sul palco, magrissimo, con pantaloni bianchi, maglietta bianca, e i suoi immancabili occhiali da sole. L’inizio del concerto è affidato al nuovo album ‘Sweet Heart Sweet Light’ che, eccettuato forse il non originalissimo singolo, riporta la band a livelli altissimi dopo il contraddittorio ‘Song in A & E’. Proprio quest’ultimo presterà al concerto una versione ispiratissima, epifanica, liberatoria di ‘Soul on Fire’. La scaletta ricalca più o meno quelle delle precedenti date, un coerente percorso all’interno della discografia della band con una particolare attenzione per l’acclamato capolavoro ‘Ladies and Gentlemen we are floating in space’.  ‘Lord Let it Rain on Me’ provieniente da ‘Amazing Grace’ è il primo pezzo che mette in risalto le magnifiche voci delle coriste di bianco vestite; il primo tuffo nel passato invece è affidato a ‘Walking with Jesus’, capolavoro degli Spacemen 3, dal seminale ‘The Perfect Prescription’. Inevitabile il sing-along del pubblico sulla dolcissima ‘Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space’, ispirata, come del resto tutto l’album, alla fine della relazione con Kate Radley (ex tastierista della band e successivamente compagna di Richard Ashcroft), con tanto di ‘I Can’t Help Falling in Love With You’ a condire il ritornello (versione presente nell’ultimissima riedizione e inizialmente proibita dagli spregevoli nipoti di Elvis). E’ qui che Pierce esce dalla trance e per la prima volta guarda il pubblico per un timido saluto di ringraziamento. Fra i pezzi del nuovo disco, dal vivo spicca una versione dolorosa e accorata di ‘So Long You Pretty Things’ di gran lunga superiore alla versone in studio (comunque bella), grazie a un  Pierce che raggiunge il picco della sua espressività vocale. Il finale è affidato alla deflagrante ‘Come Together’ il cui ritornello dalle fantastiche venature soul viene cantato sguaiatamente dal pubblico presente nelle prime file (me compreso). Il serrato finale è un orgia space-rock magistrale, e ai saluti della band prima dell’atteso encore è visibile l’entusiasmo del pubblico e la soddisfazione della band, fino a pochi secondi prima impassibile e concentrata sugli strumenti. Il bis atteso, annunciato, ma inevitabilmente emozionante è l’acme espressivo della magistrale carriera della band albionica: ‘Cop Shoot Cop’, chiusura dello storico ‘Ladies and Gentlemen…’ (eh lo so, sono ripetitivo ma a volte è necessario),  diciassette minuti di richiesta di redenzione da parte dello J. Spacemen tossico; è curioso come tutti cantino “there’s a hole in my arm where all the money goes” con naturalezza, quando il pezzo è capace di metterti in ginocchio, a partire dall’ipnotico refrain che accompagna la prima parte della canzone sino al delirante intermezzo noise; poi succede la meraviglia: durante questo delirio sonoro rientrano dolci, a tempo, le voci delle due coriste che lentamente reinseriscono il pezzo dentro i binari iniziali. Un bruciante colpo da maestro, una delizia sonora. Ancora l’ipnoitico refrain che ci porta fino a “desert is any place with you my dear, and I will love, and I will love you, and I will love you…”. E ti amerò. Meraviglioso.

Luigi Costanzo