Spiritual Front + Confield @ Circolo degli Artisti [Roma, 2/Ottobre/2010]

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A quanto pare è stato di nuovo un sold out la serata al Circolo che ha visto protagonisti gli Spiritual Front e i Confield come “spalla”. E, pensandoci bene, ci può stare benissimo considerando la difficoltà che avevo intorno la mezzanotte a fare anche solo 3 metri, specialmente all’interno della sala. Arrivo per le 21 e 45 circa, poco prima dell’inizio dei Confield, e già noto una grande affluenza di pubblico. Sul palco c’è un reading di Sergio Gilles Lacavalla che presenta il suo libro “Rockriminal. Murder Ballads. Storie di Rock Balordo e Maledetto”. Tra l’altro riesce a incuriosirmi non poco. Per tutto il locale noto un pubblico tendente al dark, ossia ragazze acchittatissime e ragazzi con l’ombretto sugli occhi, tutti vestiti con tonalità tendenti al nero. Quando dal cortile inizio a sentire le vibrazioni dei bassi mi fiondo dentro la sala e mi godo la splendida performance dei Confield. Trascinanti, offrono al pubblico romano uno spettacolo emozionante grazie al loro bel sound che unisce l’indie attuale “alla Killers”, per capirci, alla New Wave anni ’80. La quantità di pubblico presente fa capire anche l’apprezzamento che riscuote una band come questa e mi ha stupito scoprire dopo che sono attivi da poco più di un anno e che tra poco accompagneranno Peter Hook nelle sue date italiane. In pochissimo tempo hanno avuto una grandissima affluenza di pubblico grazie evidentemente alla potenza dei live e ai loro spettacoli trascinanti. Alle loro spalle e in mezzo alla sala vengono accompagnati da proiezioni video di vario tipo curate da Marco Soellner e Solubio Visual Factor (curatori anche della mostra fotografica dedicata agli Spiritual Front presente nella sala piccola del locale).

Dopo circa un’ora, senza farci aspettare troppo, salgono sul palco Simone “Hellvis” Salvatori & Co. pronti a suonare con gli strumenti in spalla. Tutti seduti sui loro sgabelli tranne il frontman, vestiti con abiti scuri, cappello e cravatta e con delle lampade posizionate sul palco, sembrano voler ricreare un’atmosfera noir anni ’30. Noto anche Giorgio Maria Condemi alla chitarra e Andrea Freda alla batteria, entrambi ex Poppy’s Portrait. Ma tutti e cinque sono su quel palco per presentare il nuovo disco ‘Roma Rotten Casinò’, uscito a distanza di ben 5 anni da ‘Armageddon Gigolò’, album che li ha consacrati non solo in Italia. Hanno leggermente variato il loro stile accentuando la parte folk arrivando a toccare ritmi tipici del tango con chitarre acustiche e fisarmonica. Ma non si allontanano da quel “Suicide Pop”, come l’hanno chiamato in molti caratterizzato da testi malinconici, romantici, cinici e a volte anche dai toni horror. Anche la loro è un’esibizione splendida. Simone Salvatori viene “stuzzicato” da qualche amico del pubblico per tutto il tempo il quale arriverà a tirargli un bambolotto gonfiabile sul palco. Lui ne esce in modo molto simpatico e continua a suonare e cantare in modo eccellente. Aprono con ‘The Shining Circle’ da ‘Armageddon Gigolò’ come anche ‘I Walk In The Deadline’, ‘Jesus Died In Las Vegas’ e ‘Slave’  alternandole a brani dell’ultimo lavoro come ‘Cold Love (In A Cold Coffin)’, ‘Darkroom Friendship’, ‘Kiss The Girls And MAke The Die’ tra le altre e concludendo naturalmente con la splendida ‘Bastard Angel’. Non eseguono nessun bis, ma personalmente mi sento soddisfatto. Anzi, ammetto che nonostante l’evidente bravura della band, la simpatia, la serietà e l’idea originale alla base, ho avvertito una certa ripetitività. Per farla breve: ho gradito alquanto ma penso ancora che il momento più bello del concerto sia stata ‘Bastard Angel’. Gusti personali ovviamente, perché è difficile muovere qualche critica obiettiva ad una band di questo calibro.

Marco Casciani

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