Spiritual Front @ Classico Village [Roma, 5/Ottobre/2007]

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La nuova sala del Classico Village è tirata a lucido. Un venerdì misto primavera che non può essere vissuto tra le mura domestiche. Attrazione di Via Libetta sono i romani Spiritual Front che tornano a calcare questo club a quasi un anno esatto di distanza dall’ultima felice performance. L’affermata realtà di Simone Salvatori è reduce dall’ennesimo “giro” europeo (sei date in terra tedesca dove i nostri sono delle autentiche “star”) sempre con alle spalle l’ultimo coinvolgentissimo “Armageddon Gigolò”. Il colore predominante è il nero. Un manto di oscurità che avanza compatto. E’ il popolo, il pubblico, gli amanti cronici del quartetto romano. Sorpresa assoluta per chi assiste per la prima volta ad un loro concerto, conferma prevedibile per chi invece li segue sin dalla loro nascita. Un percorso cristallino. Un quadro caravaggesco a tinte forti. Dove si rincorrono echi del folk apocalittico dipinto da Douglas Pearce, tonalità fassbinderiane, muder ballads dalla terra australiana, sensazioni cinematografiche in cui immergersi in un perfetto connubio di sensi e d’amore.

Prima che inizi il concerto Simone Salvatori introduce un ospite. E’ l’ottantenne en travesti Vinicio Diamanti caratterista di culto del cinema italiano (vedi “Il Vizietto”) con un passato davanti alla macchina da presa di Chabrol, di Bolognini nonchè presente nell’orbita felliniana. Interpreta alcuni classici tra cui spiccano quelli di Edith Piaf. Riscuote applausi a scena aperta. Una divertente sorpresa che dà l’idea di quale sia la sceneggiatura dell’avvenimento di questa sera.

Quando la sala è ormai stracolma. Quando è difficile respirare. Quando gli occhi e gli sguardi si cercano tra la folla. Quando gli Spiritual Front salgono sul palco è silenzio. “Hellvis” Salvatori è il carismatico leader. La voce profonda. Le sfumature dark passano veloci come nuvole sospinte dal vento. Le luci basse mentre alle spalle (come sempre) viene proiettato un film. Se la volta scorsa protagonista era “Toro Scatenato” questa volta ci sembra molto più calzante “Accattone” di Pasolini. La faccia scavata dalla romanità di Franco Citti. Il baretto. Le bravate. Immagini che sembrano correre temporizzate con la musica del quartetto. Ballate romantiche di un mondo che non c’è più. Momenti altissimi di liricità e poesia. Interpreti di una spanna superiori alla media. Qualche battuta con il pubblico che interagisce in maniera colorita. Poi solo immersione in una notte che fuori sembra essersi fermata. “Love Through Vaseline”, “I Walk The (Dead) Line” o la straordinaria, austera “Jesus Died In Las Vegas” sono solo alcuni degli squarci da ricordare. Da tenere dentro il cuore. Il finale strumentalmente diluito è un’altra perla di una rappresentazione mirabile. Band formidabile. Autentico vanto. E tutt’attorno… improvvisamente calore. Luce.

Emanuele Tamagnini

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