Spiritual Front @ Classico Village [Roma, 29/Settembre/2006]

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Sangue, sperma, vino rosso, nicotina: la consapevolezza della fine. Ogni pezzo degli Spiritual Front, nella loro data romana, tappa del tour che toccherà Germania, Spagna, Portogallo e Polonia, sembra la maestosa sigla di chiusura di un film della vecchia Hollywood. Un concerto fatto di un susseguirsi di addio: addio addio addio addio. Ma con un sorriso strafottente sulle labbra. Come si addice ad un “angelo bastardo”. In tanti sono venuti a sentire la meravigliosa voce di Simone Hellvis Salvatori, lo stallone apocalittico. Il Nick Cave più malinconico mescolato con suggestioni più nostrane, Ennio Morricone, i grandi cantautori degli anni cinquanta. Le melodie sono struggenti, tanti tanti pugni sullo stomaco. Incassiamo volentieri. Alle spalle del gruppo che suona, a commento della lotta esistenziale cantanta nelle sanguigne ballads, la proiezione di “Toro Scatenato”. Phaser per la chitarra anni cinquanta, suono di piano, fisarmonica o organo per le tastiere, il ritmo del tango e delle migliori ballate made in USA, si fondono magistralmente con la voce straordinariamente espressiva di Simone. Qualche immancabile appunto: l’equalizzazione era penosa, i volumi assolutamente sballati, come più volte, con battute mooolto cattive rivolte al fonico, ha fatto notare lo stesso cantante. Un insistere sui toni alti, non dovuto tanto alla mancanza di un basso nella formazione, quanto all’imperizia di chi era alla consolle. Molti dei convenuti erano sicuramente amici di vecchia data dei musicisti, come abbiamo potuto capire dagli immancabili sfottò che alcuni rivolgevano a Simone dopo ogni pezzo. Ma non ci ha dato affatto fastidio: nell’atmosfera cameratesca, fra maschi latini che si prendono a pugni, notti di sesso e violenza, gigolò impenitenti fra cosce sudate che aspettano l’ultima alba, quelle battute da osteria, ci stavano proprio bene.

Simona Ferrucci

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