Spindrift + Blaak Heat Shujaa @ Sinister Noise Club [Roma, 5/Giugno/2013]

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Si comincia in largo ritardo per questa serata a forti tinte psych (ma in realtà di psichedelia ne sentiremo proprio poca) ospitata dal sempre attivo Sinister Noise Club in zona Ostiense, a Roma sud. Attaccano subito molto aggressivi i Blaak Heat Shujaa, trio misto Los Angeles/Parigi, facendo subito capire che aria tira. Riff di chitarra dilatati in odor di stoner-doom, basso reiterato e martellante, batteria assoluta padrona della scena, per una sezione ritmica estremamente violenta (ma in alcuni casi poco attenta alla dinamica dei brani) e una chitarra che disegna ora paesaggi cosmici ora assalti all’arma bianca. Suonano un buon numero di pezzi (o pochi pezzi molto lunghi, la divisione non è marcata e francamente poco interessante) cadendo un po’ nella trappola del ripetitivo e del dover allungare il brodo senza avere poi moltissimo da dire. Se accorciassero un po’ i brani e avessero una migliore coesione tra gli strumenti potrebbero tranquillamente dire la loro: comunque divertenti e di intrattenimento.

Il tempo di bere una birra e una visita al banchetto (molto belli gli oggetti delle due band) e salgono sul palco due degli Spindrift, vestiti da “bandidos”, come se volessero ricreare le atmosfere del selvaggio west sul piccolo palco del Sinister Noise. E più che selvaggio è stato un pazzo west, visto che dall’apertura di marca Tex Mex (Calexico subito in mente) si è passati a decostruire completamente ogni velleità “arty” di certa musica d’oltreoceano: la chitarra esplosiva nei suoi giri post-punk, la batteria martellante e ossessiva su certe marcette da saloon. Gli Spindrift cambiano in continuazione formazione, passando da uno strumento all’altro, aggiungendo membri al gruppo (!), includendo nella propria lineup il cantante/chitarrista del gruppo in apertura (!!), rendendo così più interessante la loro formula, già abbastanza originale di suo. Il pubblico sembra apprezzare, muovendo il culo sui pezzi più ritmati e ondulando le teste su quelli più eterei. Finisce tutto così come era iniziato, senza code, senza bis, senza pose da rockstar del cazzo. A uno stanco mercoledì sera non si poteva veramente chiedere di più.

Simone Macheda

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