Spectrum + Julie's Haircut @ Circolo degli Artisti [Roma, 7/Maggio/2008]

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La serata giusta. Acido lattico in movimento perpetuo come la bolla di una livella. Su e giù tra ginocchia e polpacci. Misto fresco primavera. L’occasione da non perdere. Per toccare da vicino un pezzo di storia. Pete Kember aka Sonic Boom nel suo progetto Spectrum. Inutile ricordare la nodale militanza in seno agli Spaceman 3. Band psichedelicamente allucinata che insieme a Cocteau Twins e Jesus & Mary Chain può considerarsi “colpevole” di aver gettato il seme del movimento shoegaze che sarebbe germogliato più o meno nel quinquennio successivo alla prima apparizione ufficiale. Kember di strada nel frattempo ne ha fatta parecchia. 43 anni ancora da compiere ma sul viso i segni di un’esperienza che fu altamente contraddistinta dall’uso/aiuto delle droghe. Dall’eroina. Un periodo nei Jessamine, quindi il super side project Experimental Audio Research (inizialmente con Kevin Shields), prove soliste, un connubio con i seminali Silver Apples e appunto Spectrum (senza dimenticare il nuovissimo album realizzato con il navigato produttore/pianista Jim Dickinson meglio noto come Captain Memphis). Spectrum che oggi è dissimile dall’originaria concezione. Non una band di psych pop lisergico ma una one man band di sperimentalismo elettronico.

Prima delle 23 sono chiamati a fare da apripista i modenesi Julie’s Haircut che proprio con Sonic Boom avevano già collaborato live, nell’ultimo ‘After Dark, My Sweet’ (titolo preso da un libro di Jim Thompson) e nel recente split in vinile con due improvvisazioni in studio. La svolta del quintetto in questi ultimi anni è stata tangibile. Di disco in disco. Come è naturale che sia quando si ha la voglia, la curiosità ed il talento per evolversi. Inutile girarci attorno. Inutile parlare di indie del cazzo (sono licenze poetiche non preoccupatevi per la mia salute). Inutile cercare terminologie snob da freschi laureati della minchia. I Julie’s Haircut, oggi, sono una kraut rock band assoluta. Lasciate da parte la canzoncina degli Offlaga Disco Pax. Liberatevi da pregiudizi e melma cerebrale. Dal vivo i Julie’s Haircut sono mostruosi. Un incedere maestoso. Un pasteggio al sapor di Moog. Una spirale magnifica che parte dai Can per immergersi nelle visioni del futuro dei Neu!. C’è sicuramente anche dell’altro. Bene. Ma non importa. Interessa quello che esce fuori da sopra quel palco. Senza spocchia. Sorridenti. Anche se il pubblico non è numerosissimo perchè la pantofola, la sfera di cuoio e il telefilm americano vincono sempre. Presentano due brani nuovi (splendidi) che finiranno presto nel nuovo album. Anche se ‘Sleepwalker’ è già disponibile per il download sul loro sito ufficiale. Un trip. Una parabola ascendente. I Julie’s Haircut sono dei giganti. Corro allo stand del merchandise. Non so neanche io cosa voglio. Ma comprerei tutto.

Pete Kember è alto. Un fisico strano. Tutto busto. Cammina come un pellicano. Scavato. Da solo davanti al suo tavolo da alchimista. La proposta non è facile. Kember ha in testa e nel cuore i Kraftwerk, deve aver consumato i trattati di La Monte Young, corroso e carpito i segreti dei Silver Apples. La performance è inizialmente asfissiante. Coinvolgente e allo stesso tempo avvolgente. Lo sgurado è basso. Manovra. Smanopola. Suona. Canta in maniera cupa. Ringrazia ogni tanto. Esplorazione narcotica. Che ha lentamente il suo crescendo. Sul finale imbraccia la chitarra e si accompagna per rimembrare i bei tempi. Un brano. Poi chiama i suoi amici. I Julie’s Haircut per tirare giù il sipario. Un monumentale ultimo brano degli Spaceman 3 che furono. Ossessivo. Ipnotico. Lisergia pura. Detta i tempi alla band. E l’aria diventa improvvisamente satura. Il club sembra ora stracolmo. Impressione momentanea. Escono di scena. Richiamato a gran voce per un bis, Sonic Boom rientra promettendo di tornare presto con tutta la band. Due sguardi ai presenti. Due sguardi che si incrociano. Fine.

Emanuele Tamagnini

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