Speciale STOCCOLMA [9-14/Agosto/2010]

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Stoccolma. Centrata al cuore dal Baltico che abbraccia con amore il Lago Mälaren. Stoccolma con poco meno di due milioni di abitanti e poco più di 200 tra musei, gallerie d’arte e teatri. Stoccolma silenziosa spossata dal rumore delle fronde odorose delle foreste e dei boschi attorno. Stoccolma delle scogliere. Delle ragazze altissime. Stoccolma a prova di bambino. La nostra Stoccolma privata inizia dalla periferia. A sud. Da Hagsätra. L’ultima fermata della Tunnelbana 19. Edilizia popolare di inizio anni ’60. In mezzo al verde. Sembra un paesetto che ruota intorno alla piazza omonima. Magnus ha la faccia da bravo ragazzo. Amante del blues e della cultura biker. Ma giurerei che è ancora un motociclista “praticante”. E poi quel libro dei Motley Crue è lo stesso in bella mostra nella mia libreria. Affinità elettive come i vinili degli MC5 e di Johnny Winter. Quanto è stato grande quella “vecchia canaglia” di chitarrista albino! La casa di Magnus è accogliente. Piena di luce che entra dalle grosse vetrate del salone. Vista playground. Uno dei tantissimi che adornano gli spazi vitali di questa città. La nostra Stoccolma inizia da dentro. Dalla più deliziosa delle normalità.

[I]

Slussen è la fermata di riferimento. Principale e centrale per conoscere Södermalm. Una delle 14 isole di Stoccolma. Ma soprattutto uno dei nuclei creativi. Da ex quartiere operaio a punto nodale dell’informalità cittadina. Dominata dalle scogliere da dove, leggenda vuole, le streghe partivano per rapire i bambini verso Blåkulla. Götgatan lambisce tutta la zona di Sofo (se preferite parliamo di quartiere, ma non sarebbe esatto…). Strada lunga e piena di negozi. Da alcuni di abbigliamento di marca nota ad altri di marca locale. Ma sono quelli di design e i concept store a farla da padrone. Da non perdere allora sia il 10 Swedish Designer che Design Torget. Avrete il classico imbarazzo della scelta nel trovare un presente originale e coloratissimo da riportare a casa. Prima di continuare nell’ispezione para-shopping di Sofo andiamo a cercare dove trascorse l’infanzia la regina Greta Garbo. Siamo a Blekingegatan 32. Qui in un piccolissimo appartamento con una sola camera da letto, agli inizi del secolo scorso, la divina Greta Lovisa Gustafsson passò i suoi primi anni. L’edificio non esiste più ma a ricordare la storia ci sono una targa e un busto in bronzo. In un piccolo spiazzo verde ecco invece la Greta Garbos Torg. La piazza dedicata. Di fronte si può tranquillamente fare colazione o pranzare al Coffee Pause (Södermannagatan 42). Consigliato il cappuccino da abbinare a delle morbidissime kanelbulle (una sorta di muffin alla cannella, questa adorata, di quelle che praticamente trovate da Ikea). Usanza del luogo far trovare sulle sedie esterne delle confortevoli coperte plaid da usare in caso di freddo estremo. Il cielo è grigio. Tra 18 e 20 gradi. Ma è il tempo ideale.

Rimaniamo a Södermannagatan. Tra il 19 e il 23 la via assume le sembianze che rispondono alle caratteristiche di Södermalm inizialmente elencate. Raffinatezza e (non radical) chic. Caffè molto ricercati ma allo stesso tempo giovani e spigliati. A cui seguono il segnalatissimo (nelle guide) Grandpa – fantastico concept store con musica soul in sottofondo – e il vivacissimo e ad angolo Cocktail Deluxe. Ora bisogna dirigersi a Skånegatan. Obbligatoriamente. Al 53 c’è il più famoso negozio di dischi della Svezia ed uno dei migliori al mondo. Pet Sounds* ci si spalanca con tendine rosse e le solite (un classico all’estero) grandi vetrine esterne che invoglierebbero anche un cieco non accompagnato con problemi di udito. Troverete tutto. CD e vinili ma anche riviste e libri. Uno degli store musicali più ordinati e precisi che abbia mai visto. L’assortimento CD è impressionante. Chiarissime etichette nero su bianco descrivono ogni artista. I prezzi sono medio-alti. Tra i 16 e i 20 euro. Stesso dicasi per gli LP. Niente male la presenza dei 7” di seconda mano. Finiscono nella rete quelli di Jesus & Mary Chain e Morrissey. Bella la bustina. Bello tutto. Mentre faccio per uscire prendo al volo una copia del free press Gaffa. Ben fatto. In copertina i Junip la nuova band di Josè Gonzàlez. Dentro spiccano articoli di Arcade Fire, Danger Mouse e The Drums* (attesissimi a dicembre come dimostrano le molte locandine sparse per la città – negli spazi appositi e non sui muri a cazzo di cane!), oltre ad una buona dose di recensioni non scontate (nei voti). Da conservare.

Al 78 ecco Fade Records. Meno interessante decisamente. Ma vinili, abbigliamento, cuffie, cultura nera, dubstep e non solo, la fanno da padrone. Sulla stessa via poco più avanti merita l’attenzione Kunigunda. Abbigliamento delizioso (scarpe soprattutto) come il seguente Barnklader. Un paradiso per bambini dove sarà facile innamorarsi delle piccole e glitterate ali d’angelo esposte in vetrina. Proseguiamo. Skånegatan è piena di sorprese. Sullo stesso lato ecco Twist & Tango e su quello opposto il super negozio di seconda mano Stockholms Stadsmission. Una borsa Original Dior, con tanto di scatola, a poche corone (!) ci viene soffiata scaltramente da una lestissima acquirente a dir poco assatanata. Delusione. Il parco di Axel Landquist è sulla destra. Assiste al via-vai dell’ora di pranzo nei caldissimi e ottimi locali che guarda proprio dritto negli occhi. Da Gino’s chiedo gentilmente “una traduzione del menu”. Nulla è concesso ad altre lingue (giustamente) se non in musei e affini. Una giovane ragazza dai capelli neri parla inglese come parlerebbe il più stretto dei dialetti vichinghi. Capisco pasta, insalata, pollo, sandwich e coca cola. Mi basta. Crocchi di passeri impettiti che hanno vinto da tempo la timidezza svolazzano tra i tavoli dei locali. Osservati da lontano da piccioni, cornacchie e da qualche austero gabbiano. Nel parco giocano decine di bambini. Biondissimi, bellissimi, vivacissimi. E’ il trionfo della happy family nord-europea. Da Berlino alla Scandinavia testimoniamo ancora una volta la gioia di vivere. Non esiste il mondo perfetto, il paese perfetto, la città perfetta, il popolo “senza macchia”. Ma non vi è dubbio che la qualità della vita si misura essenzialmente, inevitabilmente, da questi fondamentali aspetti. Penso allora con quanta semplicità vivano da queste parti. Penso alla casa di Magnus. Penso alle nostre, ricolme di status symbol, tronfie, kitsch, in pieno delirio dell’apparire. Penso di quanto siamo pervasi di parole come provincialismo, moralismo, ipocrisia, vacuità. Penso che da queste parti sanno perfettamente cosa significhi godersi appieno l’esistenza. I bambini sorridono mentre si spingono sullo scivolo e ruzzolano nella sabbia che attutisce l’arrivo.

Alcune casette rosse costeggiano il parco. Alla fine delle quali, al 13, c’è Galleri Nytorget. Una casupola misto-legno/negozio di dischi. In vetrina la scritta recita LP Jazz. Torniamo indietro verso Katarina Bangata. Strada che si biforca e si lascia alle spalle Skånegatan. Sulla destra tappa nell’incantevole Cafe Oye. Sedute ai tavoli parlano vivacemente tante giovani mamme. Ultime due tappe di Sofo riguardano il 6/5/4 e Record Mania. Il primo è una boutique-espresso bar-surfshop (www.sexfemfyra.se). Gradevolissima la presenza della commessa che improvvisa un balletto per la nostra Matilde sulle note di un pezzo dei Jamiroquai. Notevole. Su Ostgotagatan numero 2 c’è invece il piccolo Record Mania. Per gli amanti di soul, funk, jazz e hip hop. LP come se piovessero. Usciamo da Sofo. All’11 di Hökens Gata – praticamente a due passi dall’ascensore panoramico Katarinahissen – troviamo casualmente Vintage Room. Grande frullato di CD e vinili usati. Generi vari. Qualcosa si può pescare.

Al market di Hagsätra perdo la testa. Devo fare la spesa. E’ un caleidoscopio di oggetti strani. Salse, salsette, salsissime, interi frigo dedicati al burro, dispenser di sgranocchiamenti vari, caramelle, enormi tocchi di carne, enormi tranci di formaggio, acqua solo gasata. Mi accorgo con piacere di quanto costino poco i cereali. Un pacco di Corn Flakes giganti poco più di 2 euro. Nessun superacolico (si trovano in pochissimi negozi specializzati) e birre a bassa gradazione, dopo la decisa battaglia contro le morti proprio da alcolismo. Ci sono “zucchini” giganti, pesche piccolissime. Torno a casa con una birra al sapor di miele, un pacco di patatine del luogo, una tanica di latte da un litro e mezzo che scade in una prossima vita, una confezione di formaggio tipo Emmenthal (ma con un frate sulla confezione), due bottiglie di acqua sulfurea al sapor di cedro e un pacco di pasta integrale di marca ignota. Non preoccupatevi, domani andrà meglio.

[II]

Gamla Stan è la città vecchia. Meandri di vicoli acciottolati che sono lì a ricordare la storia di Stoccolma. E’ il punto più turistico. Forse l’unico punto turistico a guardar bene Södermalm di ieri. Complice una partita di calcio amichevole tra Svezia e Scozia (per la cronaca finita 3-0 per i padroni di casa), questa parte è presa d’assalto dai soliti folkloristici ed eccentrici tifosi delle highlands. Alcuni particolarmente alticci e dalle sembianze hooligane. Che fottuto popolo di ubriaconi, pronti a fischiare e sbranare con gli occhi le valchirie locali, che ovviamente tirano dritto davanti a quelle forme protuberanti di adipe al sapor di luppolo. Stora Nygatan è una delle vie più “trafficate”. Il turista medio rimane una brutta, bruttissima razza. Cafone, bermudato, pronto a dilapidare un capitale nel negozio di souvenir, chiassoso, sandalato, sudato e assolutamente non propenso a visitare più di quello che la sua intelligenza analfabeta permetta. Gli italiani si riconoscono anche dalle facce da cazzo con la puzza sotto il naso (battuti solo dai francesi) e dall’abbigliamento griffato. Al 18 della strada in questione c’è l’ottimo Sound Pollution. Negozio specializzato in punk-hardcore ma non solo. CD heavy, rock con aggiunta di felpe e maglie del settore. Qualche offerta ma “soliti” prezzi altini.

L’altra grossa via di questa zona storica è Västerlånggatan. Da non perdere il vintage shop d’abbigliamento Emma Loca. Second hand & Nytt recita il “sottotitolo”. Prezzi abbordabili ed una commessa gentilissima che si stupisce di come in Italia ci siano ancora le carte d’identità di “carta” appunto. In uno dei tanti vicoletti che tagliano queste due strade principali mi imbatto per puro caso in Got To Hurry Records* (Yxsmedsgrand, 4). Un paradiso di musica anni ‘60/’70 con clamorosa scelta tra psichedelia, garage, hard rock, blues, heavy, pop italiano. Vinili e CD rari e rarissimi dai prezzi però quasi inaccessibili. Dai 20€ a salire. Il padrone, un vecchio rocker con la coda imbiancata, vi accoglierà fuori dal negozio beatamente seduto su di una sdraio da campeggio. Non raccomandabile il suo alito speziato. All’ora di pranzo la scoperta migliore è il Mäster Olofsgården, che si apre a Svartmangatan 6. Neanche 17 euro per due ricche portate e bevande. Cortile interno con tavoli in legno e servizio. Prima di lasciare Gamla Stan altra tappa obbligatoria è l’inconfondibile negozio di giocattoli Kalika in Österlånggatan. Non è l’unico in città ma questo è delizioso per posizione e “atmosfera”. Originalissimi i pezzi in vendita. Ogni tipo di peluche, di curiosità, di giochi. C’è un piccolo stendino che fa coppia con un piccolo asse da stiro (sempre in legno) e c’è tutto il mondo di Peppi Långstrump (Pippi Calzelunghe). Facciamo un regalo alla nostra dolce piccola (che intanto se la dorme beatamente) acquistando (in previsione futura) la casa di Pippi con relativi personaggi e mobilio.

Torniamo a Södermalm ma ad ovest direzione Hornstull. Durante il cammino nella lunga Hornsgatan è consigliata una fermata negli splendidi negozietti di seconda mano Filippa K e Judits. Frequentatissimi anche nell’ora a ridosso del dopo-pranzo. In questa parte di Södermalm non c’è fortunatamente l’ombra di mezzo turista, se si eccettua una coppia di frigidi francesi. Andiamo avanti verso Heleneborgsgatan. Via tranquillissima al cui inizio si “apre” Skivor (Snickar Records) che offre una discreta quantità di vinili vari. Giriamo attorno all’Hogalidsparken ed eccoci a Langholmsgatan dove a farla da padrone è Mickes. Serier, CD, LP recita l’insegna. Da visitare come il negozio gemello fronte opposto dedicato all’usato con prezzo base 3€. Ma l’assortimento è un mischione di varia dispensabilità (perdonate la licenza poetica). Scendiamo alla ricerca di Vurma in Bergsunds Strand, un confortevole bar quasi sotto il fiume, con tendine arancioni, tavoli colorati e prelibatezze alla cannella. Un ettolitro di caffelatte sospinto dal vento che spira dalle acque sottostanti, vi assicuro è tonificante per mente e spirito. Poco più avanti c’è un rilassante parco popolato da gioventù pseudo-freak, tatuata, punkabilly, ma anche ovviamente da famiglie, gente comune, paperelle a cui non fa difetto la giovialità, cornacchie taglia media e perfino un campetto da minigolf. Il lungo fiume è tutto totalmente ciclabile per qualche chilometro. Scendiamo e cominciamo la nostra camminata. Piccole imbarcazioni galleggiano silenziose mentre lo Strand, che da fuori sembra un normalissimo bar, ma che è invece uno dei locali più noti per musica dal vivo a Stoccolma, è già attivo a soddisfare i primi avventori. Fuori campeggiano alcune locandine interessanti tra cui quella di Jens Lekman*. C’è un nutrito numero di “atleti”: in bici, di corsa o al passo semplice. Ogni età. Poi una piccola spiaggia di sabbia con bambini (biondi) nudi che si impastano col terreno. Dietro un incredibile scenario di casette di legno con steccato e orticello personale, sorti e coltivati durante la prima guerra mondiale per combattere la carestia. Salici piangenti che sembrano voler abbracciare il viandante, altri passeggini, porticcioli, panchine, un dondolo vista fiume. Hornstull Strand è l’orgasmo del polmone. Ma il meglio deve ancora arrivare, perché a metà percorso, dopo circa 1 km dallo Strand per intenderci, sentiamo musica anni ’30. C’è il Cafè Rhodos*, che altro non è che una vecchia roulotte (di quelle quasi ovali/quasi tonde) adibita a baretto. Tavolini da campeggio in legno e una serie di sdraie sul bordo fiume offrono una rilassante vista su questa parte di Stoccolma. La musica nel frattempo viene cambiata, siamo nel pieno del tropicalismo carioca, mentre i due ragazzi (altissimi) che gestiscono l’eccentrico bar mi servono due bevande Nygarda. Un Apelsin e una Cola. Per soli 3€ sorseggiamo in pace col nostro cuore e con questo Eden, fantastica aranciata e bevanda scura dal 1954. Uno studente scrive forse più di qualche appunto, un gruppo di indie boys sorride e assorbe quel poco di sole che sta lasciando il posto al pomeriggio pre-serale, alcune ragazze tengono a bada due bimbi che si prendono reciprocamente a colpi di spada. Non c’è niente di meglio. E me ne rendo conto immediatamente.

[III]

Oggi si fa l’impresa. Che consiste nel mirare almeno una decina di negozi specializzati. I nostri ovviamente. Siamo a Norrmalm il cosiddetto “cuore commerciale”, quello con le catene di negozi, con la zona chic e super firmata, quello con il britannico Urban Outfitters* ricavato da un vecchio cinema. Brulichio di gente all’ora della seconda mattina, per questo conviene dirigersi prima a nord, a Vasastaden, il quartiere più densamente popolato di Stoccolma. St Eriksgatan è la via dei record shop. Al 70 c’è Record Hunter, uno dei più noti, su due (piccoli) piani si divide in nuovo (prezzi soliti con qualche offerta) e usato (prezzi da 5 euro a salire, ma con la formula prendi 4 paghi 3). Assortimento totale. Mi soddisfa maggiormente però Atlas CD Bors al 78. Un giovane ragazzo che sembra il figlio di Michael J. Fox sistema con cura il nuovo (con una grande sezione dedicata alla musica “locale”) e l’usato che ripercorre la stessa formula e gli stessi prezzi di Record Hunter. Trovo il primo dei Dead Confederate a 50 corone. Evviva. Sul lato opposto della strada (al 67) ecco l’egualmente buono The Beat Goes On* mentre tornando indietro spunta Repulsive Records (metal, black, death in CD, vinili e DVD), il purtroppo ormai “chiuso” The Golden Oldies Shop (al 96) che aveva aperto nel 1977 con la sua grande selezione ’50-’60-’70, mentre al 100 sulla stessa linea troverete Masens Rockcenter con tanto di Beatles in vetrina. Scendendo per tutta la via (St Eriksgatan) si attraversa un ponte che ci porta a Kungsholmen che ormai qui chiamano la Brooklyn di Stoccolma. All’inizio del ponte però occhio a non farvi sfuggire l’indicazione della Diamond Records (nella sottostante Atlasmuren, 18) mentre nelle vie adiacenti altri negozi in Odensgatan, Hälsingegatan, Upplandsgatan e Torsgatan. Dicevamo di Kungsholmen. Zona emergente con affitti bassi, artistoidi, bar ricavati da vecchie fabbriche e tanti speciali bistrò. Anche qui non c’è l’ombra di un turista. P.S. Al 58 di St Erikgsatan una volta c’erano i celebri Polar Studios, fondati da Björn Ulvaeus e Benny Andersson degli Abba, che hanno visto passare Led Zeppelin, Roxy Music, Ramones, Hellacopters…, rimpiazzati oggi da una palestra extra lusso. Al 75 di Sveavägen è di casa invece l’Hard Rock Cafè.

Siamo nel bel mezzo del Kultur Festival (dal 10 al 15 agosto) che si snoda nel cuore di Norrmalm in sette aree attrezzate e distinte. Nel palco principale in Gustav Adolfs Torg, che ieri ha visto protagonisti i cugini danesi Efterklang, stasera c’è tale Simone Moreno. Soprassediamo. Palco grande anche al Kungsträdgården ma questo è un altro festival! Si chiama Ung08 Festivalen e ieri headliner giocavano in casa gli I’m From Barcelona. Un serpentone di gente nel tardo pomeriggio è allegro e vociante. Inutile dire che ci sono proprio tutti. Creoli, neri, asiatici, gioventù punk, vichinghi, cani, sicurezza ad ogni angolo, turisti, spaesati, terza età. Il programma del Kultur Festival si trova in scatole dell’Ikea trasparenti attaccate alla base dei pali della luce. Dei gazebo invece vendono merchandise con il logo ufficiale (coni o gocce colorate?). Acquisto la borsa di tela. Un bel ricordo a poco prezzo.

A est di Norrmalm siamo già ad Ostermalm dove si avverte il salto di “ceto”. Maggior ricchezza, strade ampie, Gucci, Vuitton e compagnia d’alta moda, belle barche ormeggiate di fronte a Nybroplan (Strandvägen), caffè e bar super patinati che già si adoperano per l’aperitivo. Uno di questi sotto il fiume, possiede tre moto d’acqua (parcheggiate posteriormente al bar) e un gommone superchic attraccato praticamente dentro il locale. Pieno di gente abbronzatissima, altissima, biondissima, felicissima che sciaborda col rumore sordo del corso sottostante. Prendiamo il bus 47 – inutile ricordare come anche qui ci sia il posto destinato ai passeggini – che ci porta dentro l’isola di Djurgården (il giardino degli animali). Questo paradiso nel paradiso ingloba il celebre Skansen, il più antico museo all’aperto del mondo, che ospita un vero e proprio villaggio che mostra come era la vita in Svezia due secoli fa. Particolare non trascurabile la presenza di un’incredibile varietà di animali. Dalla renna all’orso bruno, dall’alce al volatile notturno, da animali domestici a capre varie, dal cinghiale al coniglio selvatico ecc. Donne e ragazze vestite d’epoca gestiscono alcuni veri negozi mentre altre dimostrano e “vivono” come allora. 12€ l’entrata. Almeno tre ore per coprire di buona lena l’area, con una piccola funicolare che può aiutarvi a salire in cima alla collina.

Prendere la metro è quanto di meno angosciante vi possa capitare “sotto terra”. Spaventosamente puntuali. Pulite. Servite (ascensori ovunque che consentono a mamme e disabili di non avere nessun tipo di problema), segnalate, controllate. Mentre a Stoccolma si accendono le luci della sera, nella nostra casa si accendono quelle della cucina, della TV e del PC. Eppure due grossi misteri continuano ad avvolgere la permanenza scandinava: dove si imbuca una lettera? Ma soprattutto, dove cazzo si butta la mondezza?

[IV]

Sull’isola di Skeppsholmen è il turno irrinunciabile del Moderna Museet dove nel 1968 fu allestita la prima mostra internazionale di Andy Warhol, che proprio in questo splendido museo pronunciò la famosa frase “In futuro tutti avranno il loro quarto d’ora di celebrità”. Accanto vi è l’Arkitekturmuseet ma l’attrazione non vi è dubbio che sia la straordinaria collezione del Moderna. Da Salvador Dalì a Kandinskij, da Duchamp a De Chirico, da Balla alle serigrafie “jazz” di Matisse, dal “Guitar Player” di Picasso passando proprio per Warhol. Bello vedere per la prima volta alcuni suoi capolavori come “Dance Diagram” del 1961, “Sas Passenger Tickets” del 1968 e l’”Autoritratto” del 1967. Ma il “pezzo” di culto sono gli otto minuti di video in b/n (siamo a metà degli anni ’70) con cui Martha Rosler ci introduce nella “Semiotica della Cucina”. Non perdetelo! Ristorante con vista mozzafiato, bar, postazioni video e internet, mostre permanenti e temporanee come quella del fantastico Ed Ruscha. Siamo fortunati.

Il traghetto ci riporta a Slussen. Dalla centrale Götgatan giriamo a destra verso Sankt Paulsgatan alla ricerca di cibo giapponese. Prima ci imbattiamo con piacere e letizia in Multi Kulti, caffè/shop di dischi dedicato alla musica jazz e world/etnica, con divani e tavolini esterni per sorseggiare bevande calde/fredde direttamente dal baretto interno. Più avanti ecco Pretty-Jo, complementi d’arredo e curiosità-giocattoli per bambini. Sulla sinistra al 22 finalmente spunta il Sandai-Me Kato, sushi bar interamente in legno (come un pub praticamente), con enorme sala interna + piccolo giardino esterno. Menù in svedese che vi converrà farvi tradurre a grandi linee dal gentilissimo personale misto-orientale. E’ una splendida giornata di sole, qui dove la luce è più luce, ci si accorge di quante happy family con prole ci siano in giro.

Weekday (Götgatan, 21) è il regno della “locale” Cheap Monday e della linea Weekday appunto. Jeans a metà prezzo rispetto all’Italia, jeans che qui sono poco più che un capo come un altro, jeans che invece in Italia sono un sontuoso status symbol a prezzo raddoppiato di cui andare tremendamente fieri. Lo store è spazioso con tanto di deejay creola all’interno. Nutrita la parte per l’uomo con delle bellissime scarpe in cuoio. Ma la nostra meta è tornare nel cuore di Sofo, quello non turistico, quello dei negozietti da Pet Sounds in giù per intenderci, quello del parco Axel Landquist, quello di Gino’s. Questo spazio verde è un’oasi di puro rilassamento. Tutti sull’erba a godersi il sole, coppie, coppiette, ragazze in lettura, pic-nic, famiglie e ovviamente loro: i piccoli di Stoccolma che pascolano in mezzo a piccioni, passeri e mezze cornacchie molto ladre. Bisognerebbe realizzare un filmato e mandarlo alle istituzioni che si occupano di educazione infantile. In una fontana con zampillo in mezzo a questa piazza verde, i piccoli si tuffano completamente nudi, praticamente un rettangolo delimitato da un muretto, niente di più. Sono quasi le 16 del pomeriggio, ma il tempo sembra dilatarsi, fermarsi. Immergo fino alle caviglie la nostra dolce bomboletta che sorride vanitosa agli altri bimbi che intanto nuotano, si rincorrono e a loro volta dopo un po’ vengono rincorsi dai genitori, che sembrano usciti direttamente da un numero di Vogue di fine anni ’50. Il nostro è autentico stupore, come se, invece che dalla capitale d’Italia, arrivassimo dall’ultimo dei paesetti arroccati su qualche montagnola impervia. L’alibi non regge più. La storia del paese più bello non basta più. E’ tempo di aprire gli occhi e tenerli spalancati.

Qui il cappuccino (trad.: cappuccino) e il caffelatte (trad.: latte) sono come o addirittura meglio che da noi. Ed è l’ora perfetta per la merenda, su tavolini con tovagliette in plastica multicolore e vasetti di fiori finti altrettanto variopinti. Gino’s non si batte. Mentre “scaraffo” due bicchieri d’acqua attendo che la macchina del caffè, alla cui testa c’è una gentilissima cameriera/tuttofare, produca uno dei caffelatte (unità di misura: bicchierone) più buoni degli ultimi tempi. Fa caldo, quello buono, l’ora di punta è un bel vedersi. Sulla strada del ritorno ci fermiamo (quattro giorni dopo) da Kunigunda. La “butik” proprio di fronte a Pet Sounds, piena di vestitini eccezionali a prezzo medio, gestita dalla ragazza più bella di Stoccolma. Alta, capelli nerissimi e lunghissimi, legati da una parte con una treccia (stile pellerossa), occhi azzurri creati dal ghiaccio vivo, sorriso devastante (ho la sensazione che qui i dentisti facciano la fame, ammesso che ci siano) e ovviamente gentilezza di contorno. Peccato forse per i polpacci leggermente piazzati ma converrete con me che trattasi di stupido dettaglio. E’ passata quasi una settimana e il cuore è già dolente. Il profumo di quest’aria incontaminata, però, mi rende felice. Felicissimo.

[V]

La giornata più calda coincide con la scoperta dell’incantato parco di Djurgården (all’interno del quale ricorderete c’è Skansen). Metro, traghetto e un paio di fermate di 47 ci conducono all’entrata Waldermarsudde. Anatre selvatiche che mangiano mele, un cigno con famiglia, l’acqua che accarezza il cammino, strade sterrate, un museo, coltivazioni di carciofi, roseti, giochi per bimbi ricavati dagli alberi, la pace, solo verde, infinitamente verde. Per il pranzo vivamente consigliato il Rosendals, praticamente una vera serra al cui interno si apre un ristorante per metà self-service contraddistinto da cibi e bevande bio-ecologiche. Sembra di stare in un film. Davanti anche la possibilità di mangiare sull’erba sotto i meleti o comodi sopra delle panche destinate al ristoro. C’è tanta gente ma è la compostezza che domina. I bambini biondi vengono nutriti con omogeneizzati pappa-pronta che abbiamo scoperto essere ai gusti lasagne, spaghetti alla bolognese, carne con patate e cipolla e tanto altro ben di Dio (tutto vero!). Sdraiati sull’erba a  guardare il cielo limpido. L’altra metà dell’ultima giornata la dedichiamo nuovamente alla “città vecchia” sicuri che qualcosa ci è sfuggito.

Al 20 di Drottninggatan infatti entro da Bengans.se, catena che vanta anche altri due punti vendita a Göteborg, e che è liberamente ispirata a Rough Trade. Il negozio vince, grazie anche allo schieramento di offerte su molti tavoli centrali, che vanno da 59 a 99 corone (ma attenzione ci sono super offerte anche a 29). Vinile nuovo, DVD, libri, riviste e i ritagli delle recensioni appiccicate sotto le nuove uscite. Acquisto per marcare il territorio. Al 5 di Stora Nygatan si alza un alticcio vociare al profumo di birra. E il celeberrimo Stampen, uno dei locali jazz-blues più noti al mondo, dove è passato veramente tutto il gotha del genere a partire dalla sua “apertura” nel 1968. Il sabato i negozi chiudono puntualmente alle 16. Non ci sono schiavi del lavoro da queste parti, anche se rimangono aperti i soliti negozietti di souvenir che rendono felici e dipendenti i nostri cari mega turisti. Non è tardi ma pian piano la permanenza volge al desio e la Tunnelbana di Gamla Stan è solo a qualche centinaio di metri.

La sveglia è alle 3. Apro gli occhi e riesco a vedere come sarà da grande. Come sarà bella da grande. Un’ora dopo il taxi nero ci attende a motore acceso. Silenzio attorno. Il conducente, sosia dell’indimenticato Lee Marvin, programma il navigatore e alza il volume della radio. Tre quarti d’ora per salutare Stoccolma, mentre l’ultima canzone che viene passata è quell’evergreen di John Paul Young… neanche a farlo apposta proprio ‘Love Is In The Air’. Titoli di coda.

Emanuele Tamagnini

(*) Foto su: Nerdsphotoattack

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