Pretty In Pink (la musica è donna).

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Florence Welch (con o senza Machine fa poco differenza), Anna Calvi (con o senza nome “esotico” fa tanta differenza), Zola Jesus (senza l’anagrafe Nika Roza Danilova fa molta differenza ma anche e soprattutto senza i Former Ghosts), Marina Diamandis (nota come Marina & The Diamonds e reduce da una forma depressiva causata dallo stress post-debutto), Lykke Li (da applausi anche senza la brezza nordica), St. Vincent (troppo poco texana e con un’anagrafe che poteva rendergli giustizia: Annie Erin Clark), Shara Worden (incantevole anche grazie all’azzeccato pseudonimo My Brightest Diamond), Natasha Khan (bella e selvaggia nei panni di Bat For Lashes, quasi un’eroina da fumetti Marvel), Emika (affascinante e misteriosa creatura senza cognome, nata dalla Ninja Tune e da origini da ricercarsi nella Repubblica Ceca), Beth Jeans Houghton (da Newcastle, dalla Mute, con gli Hooves Of Destiny), la simpatica tenerezza (già eclissata?) di Eliot Paulina Sumner (I Blame Coco con papà Sting al telefono), le colorate e sciamannate meteore Ebony Bones, Kreayshawn (senza per fortuna Natassia Gail Zolot), Speech Debelle (Corynne Elliot l’anonima verità alla nascita), le più “solide” Azealia Amanda Banks, Iggy Azalea (Amethyst Amelia Kelly) e Charli XCX (Charlotte Emma Aitchison), la rampante 26enne inglese FKA Twigs (Tahliah Debrett Barnett) ex-ballerina in tanti clip di successo e attualmente fidanzatina di Robert Pattinson, l’ormai affermata Lorde (Ella Marija Lani Yelich-O’Connor), la noiosissima californiana Banks (Jillian Rose Banks) già ascoltata al fianco di The Weeknd, ovviamente il livello diverso di M.I.A. (Mathangi “Maya” Arulpragasam), il ciuffo synthpop di La Roux (Elly Jackson).

Tra quelle che ci provano già da un po’ con alterne fortune e medio-scarsi successi sarà bene citare Rachael Yamagata, Regina Spektor, Kristeen Young (ex-protetta di Morrissey), Laura Marling, Sara Lov (troppo suora), Julia Kent (troppo seria), la Becky Stark dei Lavender Diamond (uscita sembra da un episodio de “La Casa nella Prateria”), la nostra beniamina Zooey Deschanel (She & Him certamente), la disorientata Amanda Palmer (forse ex-Dresden Dolls), l’obesa ed ingombrante Beth Ditto (speriamo ex-Gossip), quella a cui purtroppo hanno detto di essere tanto brava Eleanor Friedberger (una preghiera per non rivedere più i Fiery Furnaces), Kimya Dawson (rea di aver sciolto il raffazzonato Adam Green), la narcotica Alela Diane, la roots Nicole Atkins, la floridiana Rachel Goodrich, la piccola londinese Emma-Lee Moss aka Emmy The Great (davvero poco great), la paffuta canadese Jenn Grant, Britta Persson, l’interessante algida bellezza di Jenny Hval, la sempre affascinante Jane Weaver, la poco nota Pieta Brown dall’Iowa, la sobrietà di Kate Nash e il successo di bassa lega mainstream di Lily Allen. E ancora Katie Stelmanis voce dei sopravvalutati Austra, l’eterea losangelina Cameron Mesirow titolare del progetto Glasser, la muso-lungo texana Jana Hunter e la poco considerata Jesy Fortino alias Tiny Vipers di casa a Seattle. Questa grande ammucchiata viene ricamata a chiudere con la ex grandissima promessa canadese Basia Bulat che alle attese non ha mai risposto con dischi degni dell’hype generato attorno dai media specializzati. Non includiamo perchè trattate nello Speciale “Coast To Coast” tutte le scapigliate ragazze del genere a bassa fedeltà (Dum Dum Girls, Vivian Girls, La Sera…) ma invece come ennesimo rilancio segnaliamo con la nostra penna i Daughter guodati dal caschetto di Elena Tonra, la californiana Chelsea Wolfe (tra narcolessia teutonica a colpi di Banshees e drone-folk) e ovviamente le discusse Lana Del Rey e Grimes (Claire Elise Boucher).

E poi ci sono molte che decidono di lasciare il proprio gruppo d’appartenenza per provare l’avventura solitaria. Ecco allora Kathryn Calder (The New Pornographers), Soley (Seabear), Lisa Hannigan (Damien Rice), Sarah Nixey (voce dei Black Box Recorder), Sophie Barker (Zero 7), Katie Moore (vista al fianco di Patrick Watson e Plants and Animals), Louise Burns (Lillix), la prorompente fisicità di EMA (Erika M. Anderson ex-Gowns), l’ambiguità di Karin Dreijer (The Knife e parallelamente come Fever Ray) e Lotte Kestner pseudonimo dietro al quale troviamo Anna-Lynne Williams dei sottovalutati Trespassers William, Caroline Polachek aka Ramona Lisa dei Chairlift, Helen Marnie dei Ladytron che debutterà nel 2015, fino alle scorribande manipolatrici di Nik Colk Void dei Factory Floor.

Novità degli ultimi tempi. La delicata graziosa normalità di Priscilla Ahn, le venature gaze della canadese Rebekah Higgs, il freddo della norvegese Ane Brun, la sintetica artificiosità di Eleanor Kate Jackson messa in atto nei La Roux, il synth pop adolescenziale della brunetta Lights (Valerie Anne Poxleitner), quello più ficcante della ninfetta Béatrice Martin aka Cœur de Pirate, la splendida vena d’autrice di Sarah Jaffe, la bruttarella Ramona Gonzalez aka Nite Jewel, Sarah Fimm da Tulsa correlata a Peter Murphy, la parigina Mariam “Manna” Jäntti di padre algerino e madre finlandese, il folk della newyorkese Rosi Golan, la giovanissima neozelandese Kimbra, la stupefacente bellezza e bravura della sorpresa Selah Sue avvicinata a Prince. Poi una serie di mezze anonime fanciulle come Heidi Happy (svizzera), Cilla Jane, Ezza Rose, Alina Simone, Clara Luzia, The Webb Sisters, Allie Moss, Eva & The Heartmaker. E ancora si continua con Lenka (Lenka Kripac dall’Australia), Thao & Mirah (curati da Merrill Garbus dei tUnE-yArDs), Uh Huh Her, Carol Bui, Heidi Spencer & The Rare Birds, Puro Instinct, Liz Janes, Lia Ices (da Brooklyn nella vena di XX e Cat Power), Charlotte Martin, Jesca Hoop, Gemma Hayes fino a Markéta Irglová (una ceca a New York). La nuova protetta di Jack White Olivia Jean direttamente dalle (s)fortunate The Black Belles, la bionda londinese Sasha Keable (già vista collaborare con i Disclosure), le tre folk sisters britanniche The Staves (Staveley-Taylor sul documento) e le altre due sorelle 2:54 (Colette e Hannah Thurlow), la bella Natalie Bergman sorella di Elliot con il quale forma i Wild Belle, certamente le californiane HAIM e Warpaint (che non possono certo dirsi “graziose”), le 4 donne in nero Savages, la dolcezza dell’australiana Courtney Barnett, l’algida islandese Ólöf Arnalds, il dream-drone di Grouper (Liz Harris), la sperimentazione “colta” di Cold Specks (Al Spx da Toronto), Jessie Ware, e ancora a ruota nomi nuovissimi da tenere sotto osservazione come Hannah Lou Clark, Billie Black (ancora una londinese), la pantera Oyinda, la bellissima danese (ma dai tratti orientali) Kwamie Liv, il trio delle ruvide Feature, la voce possente di Kimberly Anne, Laura Welsh, l’invasione scandinava che solo negli ultimi 2-3 anni ci ha consegnato i fenomeni Icona Pop, Tove Lo, Elliphant e Mapei (giusto per citarne alcuni), le scozzesine Honeyblood, la bravissima Angel Olsen, la delicata voce folk d’altri tempi dell’inglese Saint Saviour (Becky Jones), le inaccettabili spagnole Deers, le mancuniane PINS e ancora da Stoccolma attenzione a Zhala (Rifat) che incide per la Konichiwa Records di Robyn. Non è tutto. Circoletti rossi intorno ai nomi di Marika Hackman (debutta con ‘We Slept At Last’) e della prorompente hip-hop songstress newyorchese Kandace Springs salita agli onori della cronaca con ‘Stay With Me’ cover di un brano del flaccido crooner Sam Smith.

Una decina d’anni fa avremmo scritto di Polly Jean Harvey, Chan Marshall, Fiona Apple, Beth Gibbons, Roisin Murphy, Lou Rhodes, Isobel Campbell, Joanna Newsom, Emily Haines, Feist… ma i tempi cambiano e le donne aumentano. Farsi prendere dalla nostalgia o da nuovi rinnovati pruriti pelvici? Il tempo ci darà la risposta e noi saremo qui ad “ingrossare” questo nostro foglio in rosa.

Emanuele Tamagnini

17 COMMENTS

  1. Un elenco di musiciste tipo pagine gialle (ma a che serve?) seguito dalla constatazione che anni fa forse ce n’erano meno.
    E poi un meraviglioso “farsi prendere dalla nostalgia o da nuovi rinnovati pruriti pelvici?”.

    poi uno dice a che serve il femminismo (porcozzio)

  2. Cara Nur anche l’elenco tipo pagine gialle può essere utile per inquadrare un fenomeno… e per far conoscere (speriamo) nomi altrimenti relegati all’anonimato. L’articolo è di un paio d’anni fa ed è stato aggiornato a conferma dell’aumento delle interpreti al femminile. Il meraviglioso dilemma di cui sopra è certamente ironico. Il femminismo è un’altra cosa e anche il povero zio.

    Saluti.

  3. Il problema è che le musiciste non sono un “fenomeno da inquadrare”. È gente che suona, punto.
    Vedi tu, a me non sembra normale che per far conoscere la loro musica ci sia bisogno di un elenco di nomi seguiti da aggettivi tipo “troppo suora” “la bellissima danese” o “la bruttarella xyz”.
    E il femminismo c’entra eccome, basta con sto benaltrismo.

  4. Le musiciste no ma l’enorme numero di musiciste si. Già dal titolo dell’articolo si capisce che di maschilista non c’è nulla, francamente non devo passare la giornata a convincerti di questo, gli aggettivi servono a colorare il tutto nel nostro modo ironico (quanto è brutto passare la vita a prendersi sul serio). L’ipocrisia e il moralismo cara Nur ti assicuro sono peggio del benaltrismo.

  5. Ciao Nur.
    Sono una ragazza, suono e non c’entro niente col sito (ho pubblicato giusto un paio di cose).
    Hai ragione quando dici che il songwriting femminile non costituisce un genere a sé. In questo ridicolo errore ci cascano in tantissimi. Se dico a qualcuno che uno dei dischi della mia vita è “To bring you my love” subito scatta la domanda “Che ne pensi di Anna Calvi/Tori Amos/Patti Smith?”. Non ha senso, perchè semmai dovrebbero chiedermi che ne penso di Nick Cave, visto che la gente citata non c’entra un cazzo con PJ.
    Non esiste una musica maschile e una musica femminile, e tutti noi, ci siamo veramente rotti le palle di domande tipo “Com’è essere una donna e una musicista?”. Ma basta cazzo, basta!
    Però, ecco, è sulla critica al pezzo che non ti seguo. L’elenco pagine gialle mi è sembrata una scusa per rilevare che finalmente, negli ultimi anni, si è assistito a una vera e propria invasione di musiciste, e quindi perchè non celebrare questa cosa, e allo stesso tempo fare un po’ il punto della situazione? Io stessa non conosco proprio TUTTE ‘ste ragazze, e mi è venuta curiosità di andare ad ascoltare qualcosa.
    I commenti non ti sono piaciuti, ok. Però credo che la loro funzione fosse quella di far scappare una risata, non di sminuire il lavoro di questa gente. Con me ha funzionato, con te no. Però trovo fuori luogo accusare il sito di sessismo o superficialità. Cioè, dai, il Giudice Talebano ha dato 7 al disco di Lana, Emanuele ha difeso Taylor Swift, una delle recensioni più belle è su Cat Power, PJ disco dell’anno 2011…

  6. Elisa, il problema non è l’elenco in sé. Il problema sta nei commenti posti dopo il nome di ogni musicista, che non hanno nulla di divertente o di ironico. Cosa c’è di ironico in “l’obesa e ingombrante Beth Ditto”? Era VERAMENTE necessario scrivere una cosa così? Un elenco puntato con un commento con il titolo di un disco da ascoltare sarebbe stato apprezzato infinite volte in più. Basta prenderci in giro: questi commentini sono valanghe di merda che sugli uomini non si leggono MAI – e questo perché si pensa che sia ironico (ironico!!!!) offendere una musicista per il suo aspetto fisico.
    Non me ne frega un cazzo che ‘sto tipo si sia preso la cura di scrivere un elenco di musiciste donne, o che mostri interesse verso questa “categoria”. Se ne devi parlare, parlane con serietà come viene fatto con i musicisti uomini; se non riesci a parlarne evitando le cazzate, allora evita proprio di parlarne.

  7. orribile. un inutile articolo che enumera fenomeni da baraccone (le donne che suonano, che cosa strana) e che si definisce ironico senza usare l’ironia. come vi si desse degli sfigati ignoranti chiamandola ironia. bello il commento “il femminismo è altro”: per favore, spiegatemi cos’altro è il femminismo 🙂

  8. Orribile è il vostro accanimento verso un semplice articolo (elenco non è certo dispregiativo) che vuole mettere in luce nomi noti e meno noti di un fenomeno certamente in ascesa rispetto agli ultimi anni. Articolo come detto pubblicato due anni fa e oggi solo aggiornato che ha toccato evidentemente sentimenti fino a ieri sopiti o debitamente nascosti. Andate allora a scrivere il vostro dissenso a La Repubblica, al signor De Benedetti, alla Rai e a Mediaset che propinano culi e tette rifatte ad ogni ora, censurate i vostri “amici” sui social che ironicamente postano culi e tette a ogni ora, ai mensili travestiti da impegnati che per “tirare” sbattono in copertina le super modelle ignude, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Io torno a spiegare a mia figlia di 5 anni il significato della parola “obesa” e della parola “ipocrisia”.

  9. Ma spiegatemi, cosa c’è esattamente di NON corretto nel definire Beth Ditto obesa e ingombrante? A parte che mi par ricordare dalle (pochissime) cose lette su di lei che ne fa un punto d’orgoglio ma davvero, cosa c’è di inesatto?

    Se riguardo agli uomini certi commenti non si leggono mai, io ricordo che su uno dei primi tomi di musica che lessi, il dizionario di Bertoncelli, ci si riferiva tranquillamente con “ciccione” a Meat Loaf e Tad Doyle. E “vistosa” a Gwen Stefani. E aspettate di leggere su queste pagine, perché se toccherà a me reportare i concerti (al netto di cancellazioni) dell’adorato Moz, l’appellativo minimo sarà “ciccioveggie”.

  10. Due commenti visto che i miei precedenti non sono ancora stati pubblicati, uffa.
    1. Si fa presto a capire se un articolo è sessista. Basta chiedersi: “Esistono articoli simili che parlano del sesso opposto? Tipo “I nuovi artisti maschili da tenere d’occhio”? No, e quindi questo è un articolo sessista. Easy.
    2. La replica “Andate allora a scrivere il vostro dissenso a La Repubblica, al signor De Benedetti, alla Rai e a Mediaset che propinano culi e tette rifatte ad ogni ora, censurate i vostri “amici” sui social che ironicamente postano culi e tette a ogni ora, ai mensili travestiti da impegnati che per “tirare” sbattono in copertina le super modelle ignude, e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.” non mi pare abbia minimamente senso. In primo luogo perché già lo facciamo e in secondo luogo perché è il solito ragionamento a cui siamo abituati. E le foibe? E i nostri marò? E a loro che ci pensa? Perché invece di cambiare argomento non cercate di capire cosa stiamo dicendo?

  11. L’argomento è che il vostro e il nostro tempo è qui dilapidato a discuetere se siano sessisti, maschilisti, qualunquisti i “gravissimi” aggettivi: OBESA (Ingombrante), SOBRIA, ETEREA, SUORA, SERIA, INCANTENVOLE, AFFASCINANTE, BELLA, PAFFUTA, GRANDISSIMA, PROMESSA… io questo leggo. Noi abbiamo capito questo. Leave a reply finisce qui. Grazie per la partecipazione accorata.

  12. Visto che leggo molta confusione provo a far capire ad Elena e Emanuele perché questo articolo è risultato inopportuno a molte persone, sperando che dall’altra parte ci sia voglia di ascoltare invece di tirare in mezzo Berlusconi e le figlie di 5 anni.
    Prima però faccio un discaimer:
    1. Non stiamo parlando del sito nella sua interezza
    2. Non stiamo parlando di altri articoli presenti nel sito
    3. Non stiamo parlando dell’autore e della sua bontà d’animo
    4. Non abbiamo commentato due anni fa perché non ci era capitato di leggerlo (ciao, lapalisse)

    Partiamo invece da una constatazione oggettiva: c’è un elenco di musiciste nel quale non si parla della loro musica o del loro approccio artistico, non c’è alcun link per ascoltare niente, né c’è un embed per far partire uno straccio di canzone. Invece, a seguito di ogni nome c’è un giudizio sul loro aspetto fisico: suora, panterona, obesa, bellissima, paffuta, eterea, selvaggia, troppo poco texana, bruttarella,, ninfetta e chi più ne ha più ne metta. Infine, per sottolineare ancor di piu che le si sta considerando proprio da quel punto di vista, si chiude con doppi sensi che parlano di pruriti pelvici e fogli da “ingrossare”. Al pensiero che prima ci fossero meno musiciste si possono avere due reazioni: o farsi prendere dalla nostalgia (e quindi preferire i tempi i cui c’erano meno musiciste) oppure farsi venire un’erezione.
    Francamente, mi sembra ci sia davvero poco da discutere e mi sembra anche che l’ironia qui sia proprio ad anni luce.
    Un articolo simile che trattasse però di uomini sarebbe talmente assurdo e ridicolo che infatti fatichiamo anche solo ad immaginarlo. Il problema non è scrivere obesa per parlare in un articolo di beth ditto. Il problema è pensare che un elenco di giudizi sull’aspetto fisico di una 50ina di musiciste sia un buon modo per promuoverle.

  13. L’intento dell’articolo credo sia uno solo, quello di mettere nella testa altri nomi da ascoltare.
    Poi non è che serva un link per ascoltare ogni artista. Nel 2014 dovremmo aver imparato tutti ad usare facebook, google e youtube.
    Chi ha detto che su questo sito non ci sono MAI (il corsivo è il suo) epiteti ironici negativi verso uomini è in grossissima malafede. Basta andarsi a fare un giro sulla rubrica Up&Down ma anche su tantissime recensioni. Nessuno vi obbliga a leggere il sito e a conoscere tutto quello che c’è scritto ma se scrivete “MAI” beh allora siete in malafede.

  14. Se ritenete i commenti offensivi: ok. Opinione assolutamente legittima.
    Se dite che non ci sono articoli dello stesso tenore sugli uomini: no. Ci sono.
    Se non vi piace il modo in cui è organizzato l’articolo: va benissimo. Però, pensanodici un attimo, ma…come avrebbe potuto scriverlo diversamente? Citare alcuni dischi, le canzoni, le collaborzioni, i premi vinti? come avrebbe potuto accennare alla qualità o alle peculiarità stilistiche di TUTTA questa gente? E come scrive Dante, esiste youtube. Se volete sapere cosa pensano i collaboratori del sito o l’auore del dossier su queste artiste, vi basta scrivere il loro nome sulla barra “search”. E inoltre, ci sono altri dossier scritti esattamente nello stesso modo su altri musicisti, generi e fenomeni.
    Che poi esista il sessismo nei confronti delle musiciste donne (e il sessimo in generale), questo è vero e sto con voi al 100%.

  15. Ho riletto l’articolo e per ogni donna c’è un aggettivo che, fidandomi di chi l’ha scritto, mi invoglia o non mi invoglia ascoltarla. Se avesse dovuto fare un analisi di ogni artista sarebbe stato impensabile. E a parte uno o due aggettivi negativi e assolutamente IRONICI il resto sono normali gusti musicali espressi in vario modo. Dove è che avrebbe offeso l’altro sesso? Nel fare un articolo sulle musiciste? Bah.

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