Speciale MADRID [26-27-28-29/Aprile/2010]

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“Do not walk outside this area”. Non avevo mai fatto caso alla scritta che inquietante campeggia sulle ali di un aereo. Sorrido pensando a qualcuno così scellerato da voler fare due passi là sopra, magari per digerire il lauto pasto servito su un volo bianco-verde. Poi convengo con me stesso che è una scritta destinata al personale che si adopera per la manutenzione. Meglio così. Due ore passano presto. E il sole di Madrid è pronto a scaldarci anima e cuore.

[I] – Quasi 700 metri d’altitudine. Il caldo secco. Quanto è bella Madrid. Altezzosa, “reale”, in ricostruzione, in rianimazione (forse), tabagista, civile, anzi civilissima, giovane, fresca, vitale e colorata. Poco trafficata e percorsa da una rete metropolitana da far invidia. Argüelles è zona calma e tranquilla. Rilassata. Chiassosa quanto basta per sopportare studentesse liceali in divisa grigio-blu e universitari che si ritrovano da Starbucks. Quello adiacente ai magazzini El Corte Inglés. La vita è notoriamente spinta in avanti. L’ora di punta è possibile definirla intorno alle 11. Un diverso approccio. Il migliore per lo sfruttamento della propria persona. Questione di umanità dissimili. Tra le viuzze del “quartiere delle meraviglie”. Siamo a Malasaña. Manuela Malasaña che difese la deliziosa Plaza Dos de Mayo dall’intruso francese. Da Napoleone. Malasaña citata da Manu Chao nella celebre ‘Me Gustas Tù’. L’odore di vaniglia vi assalirà una volta entrati da Biscuit (C. del Divino Pastor). Un caramelloso, elegante, splendido negozio d’abbigliamento. Con carta da parati, lampadari di cristallo nei camerini, un chihuahua che campeggia su molte shirt e una ragazza magrissima che col suo portatile diffonde splendide selezioni punk wave. Prezzi medio-alti. E un biscottino in regalo (a forma di maglietta) per ogni acquisto.

Nella stessa via (C. del Divino Pastor, 22) ecco Big Mamma*, negozio di dischi dedito al soul, ska, beat e derivati. Madrid non è conveniente per i CD. Diciamolo subito. Madrid non è indie (anche se nella “nostra” settimana passeranno She & Him, Port O’Brien, Nada Surf, Pete & The Pirates, We Have Band…). Madrid è rimasta piacevolmente, romanticamente agli anni ’60 e ’70. Alla psichedelia, al garage, al rock’n’roll, all’hard rock. Madrid porta ancora il capello lungo e la basetta extra large. Madrid ascolta tanto tanto vinile. E comprare dischi non conviene. La media è stabilizzata sui 16-17 euro a salire. Stesso dicasi per gli LP. Ma è sull’usato vinilico che potrete concentrare le vostre risorse. A Plaza Dos de Mayo si beve birra fresca. E’ ora di pranzo e lo spuntino a base di jambon è d’obbligo. Un boccadillo e via. Mentre la piazza si ricopre di bambini urlanti. Poco più giù spunta Little Miss Maimon*, negozietto color arancione+celeste pieno di simpatiche ed originali cianfrusaglie. Che carine sono le mollette per i panni con le alucce? In Calle Pozas 6, nascosto dalle impalcature di un palazzo in restauro, sbuca CD Drome. Negozio grande, dischi nuovi inavvicinabili e un piccolo ripiano di offerte ancora confezionate davvero interessanti (come si fa a lasciare ‘Mi Ami’ rimasterizzato-doppio dei Gun Club a 8€?). Poco più oltre il dispensabile Toni Martin Discos in Calle Martin de Los Heros 18. In Calle de Velarde fermata d’obbligo da Magpie e Biba Vintage*, usato disposto ed esposto benissimo, ricca scelta e prezzi assolutamente nella media (di Madrid). Poco prima una serranda dipinta stuzzica la nostra curiosità: Ramones Fan Club*.

Ci buttiamo nella rumorossima e un tantinello sporca C. de Fuencarral. Una delle vie nevralgiche della città. Di qua passa un po’ di tutto. Rimastini, battone, i “compro oro”, turisti e ovviamenti tanti negozi. Riflettevo su come moltissime delle catene di abbigliamento che hanno negli ultimi tempi invaso l’Italia siano spagnole. Penso ad esempio a Bershka, Oisho, Pull And Bear, Zara, Mango… Qualcuno sa spiegarmi perchè? Il mercato coperto di Fuencarral è una delusione. Stand di abbigliamento “artistico” e non, prezzi alti(ni), niente di che. Malasaña offre però ancora tanto. Ci ritorneremo presto. La TV spagnola è ricca di sport (condotto da tranquille facce non abbrutite), giochi (Passaparola…), sit-com (Camera Cafè) e film doppiati in maniera esilarante neanche fossero soap sudamericane. Alle 20 ci sono ancora circa 36°. Ma fa freschetto. Il clima ideale. Abbiamo fame e il quartiere gay Chueca (in passato pericoloso snodo di droga e prostituzione) offre alcune buone possibilità. Di notte e anche di giorno.

[II] – Uno dei negozi di dischi più famosi di Madrid è certamente Melacoton* in C. Salud 10. Specializzatissimo in psych garage hard rock anni ’60 e ’70. Vi accoglierà un accigliato barbetta e codino in prossimità dei 50. Vastissima la selezione di LP. Da perderci la testa e il portafogli visti i prezzi esosi. Sui CD meglio stendere un velo pietoso. “Semplici” ‘Tommy’ degli Who o primi dei Kinks si soffermano tra i 17 e i 18€. Fuori tempo. Compro un 45 originale, edizione spagnola, di ‘I Want Candy’ dei Bow Wow Wow. La cover con la quale Malcolm McLaren spedì al successo la sua personalissima scoperta. Dimenticavo, il sottotitolo spagnolo è ‘Te quiero caramelo’. Occhiali da sole di serie. Il sole è alto. La Gran Via un divertente via vai. Scovo una pasticceria storica. E via di ciambella burrosa. Upbeat (C. Espíritu Santo) potrà soddisfare le voglie di acquistare ska, reggae e affini. Mentre nella stessa via Ioli è una piccola boutique nella quale val la pena metter dentro la testa. Al 9 della stessa via – oltre a Portobello, negozio di compravendita di CD/LP di buon interesse – immancabile la fermata da Lolina (Vintage Store Cafè). Altra concezione di intendere un “locale”. Gusterete splendidi tè e deliziosi dolcetti in comodi divani. Ma a Malasaña c’è da fare anche un “tour” dell’infanzia. Proprio in C. de Malasaña a vincere è Alva. Curiosità, vestiti e altro (tutto) per i bimbi. Solito negozio arredato in maniera impeccabilmente deliziosa. Ci spostiamo al Postigo de San Martin. Una piccola piazzetta o piccolo largo, su cui si affacciano il negozio di dischi La Gramola (ripieno di poster, bandiere, molto kitsch, metallo, rock classico e CD a prezzi riflettenti!), l’antica cioccolateria Valor* (dove sedersi a gustare una tazza di clamorosa cioccolata calda con i rinomati churros costa solo 4€) e una cerveceria molto alla mano ma da provare. Torniamo in C. de Malasaña perchè meritano una visita sia Popland (paradiso di gadget di ogni risma) e Fatal de Lo Mio in C. de San Andres.

E’ il momento della “piazza”. A Plaza Mayor sembra di essere a Trieste e passare sotto i portici di Torino. Del resto la dominazione austriaca è stata forte ed è rimasta marcata (siamo a Los Austrias). C’è l’uomo senza volto e un uomo di rame. Nei pressi il noto mercato coperto di San Miguel. Ordinatissimo con tutti i “banchi” dove poter gustare e fermarsi a mangiare le specialità della casa. La frutta esposta da un piccolo ometto è da fotografia. La macedonia di fragole e ananas a 2€ onestissima e buonissima. Davanti al mercato uno dei negozi Callate La Boca (l’altro lo trovate in C. de Barquillo a Chueca). Design, oggettistica e magliette davvero curiose. In C. Mayor souvenir con uno scatto davanti al Museo del Jamon. Una storica prosciutteria in pratica apparsa nel 1997 nel film “Carne Tremula” di Almodovar. La sera proviamo la catena Fast Good* (C. de Tetuàn). Da un’idea di Ferran Adrià (si proprio lo chef numero 1 al mondo messo in croce recentemente da “Striscia La Notizia”) un locale tinto di verde con alimenti biologici, gentilezza e poltrone/sgabelli bianchi comodossimi. In una Spagna risvegliatasi negli ultimi tempi salutista, il contraltare del classico Fast Food.

[III] – Il giorno di colmare il buco dei negozi di dischi mancanti all’appello. Siamo in centro. La via deputata è C. Costanilla de los Ángeles. In sequenza uno attaccato all’altro troviamo Babel Discos* e Bangladesh Records. Nel primo un ragazzo capelluto saprà indicarvi le offerte migliori sul vinile, ricco e fornito dei soliti generi, qualche offerta su CD ma meglio girare alla larga. Il secondo è un vecchio negozio (o magazzino) dove accatastati ci sono migliaia di LP/singoli/45 impolverati. Roba vecchia. Per maniaci allo stato confusionale. Nella via parallela (C. de Hileras) sbuca un inutile Discos Yunke*. Usato anche a 1€ ma praticamente è quasi tutta roba “loro”. Latina soprattutto. Si può provare una spulciata perditempo. Risalendo si apre una bella piazza (Plaza de las Descalzas) dove al centro, sotto alla galleria commerciale (insomma, sembra la stazione della metro), si apre Discos La Metralleta*. Tre aree distinte per generi. Usato. Montagne di usato vinile e CD. Tutti i CD vengono venduti a 6€. Trovo e completo la discografia dei  Cars. Non è finita. In C. Navas de Tolosa sono locati Escri Discos* e Rock’n’Roll Circus. Impossibile fare acquisti. Negozi lindi, sistemati per bene ma prezzi altissimi. La fornitura riguarda ’60, garage, e nel primo – gestito da marito e moglie di mezza età – anche la sezione Power Pop.

Cosa c’è di meglio di una sosta prolungata nel Parco del Buen Ritiro. Un’area immensa. Di verde e pulizia. Di continua manutenzione e giardinaggio. Il laghetto è navigato da barchette condotte da studenti caciaroni, turisti e da un signore in canotta che se la rema sicuro. Un giro costa 4€. Tra i tantissimi punti-bar-ristoro scegliamo quello laterale al bacino. Un sassofonista intona motivi famosi e passa con tranquillità dal ‘Ballo del qua qua’ a ‘Stranger In The Night’. Sorseggiamo un ice tea tra la pace e la tranquillità dei sensi. Durante il tragitto ci si era aperto il Prado e il giardino botanico. Ma la cultura la lasciamo ai novizi. La città va camminata, calpestata, chilometrata. Otto ore al giorno. Un buon record da maratoneti provetti. In C. de Fucar si fa tappa. Obbligatoria perchè uno di fronte all’altro ci sono Pollo Smak (take away da leccarsi le orecchie) e il cafè El Azul. Altro esempio di arredamento originale e rilassante. Tronchi e mattoncini color sabbia e legno rivestono questa tana in cui è possibile gustare il menù del giorno totalmente biologico. La padrona sembra Teresa de Sio ma con le Converse.

Un altro giorno sta per terminare. Il rientro prevede la fermata alla FNAC. A due passi dalla Gran Via. Stile Parigi (cioè come quella di Parigi), settorializzata in sotto-generi, offerte da non lasciarsi sfuggire a partire da 4 e 5.90€. Eels e Death Cab For Cutie vengono catturati a quel prezzo. Madrid fuma. Le donne di Madrid fumano tutte. Giovani, anziane, mamme. Madrid vive dopo le 21. Ma alle 21 è come se fossero le 17. C’è estremo controllo. Di polizia e non solo. Telecamere quasi ovunque. Madrid odia Barcellona. Alcuni clacson lo testimoniano. Da Starbucks ci sono sempre quei giovani, magari gli stessi della mattina armati di dispense e PC. Wi-fi la parola d’ordine. Ogni due passi c’è un cartello vendesi e affittasi. La crisi è passata e ha lasciato vittime. Madrid non ha ancora sonno.

[IV] – A Huertas in C. de Echegaray c’è il negozio specializzato. Si chiama Lomography. Paradiso per amanti dello scatto vintage. Si spazia allegramente per l’ultimo giorno di permanenza. I C. Fernando IV non si può non citare Cacto Cacto. Si vendono solo piante grasse e cactus! Di fronte c’è un meraviglioso palazzo in stile Mirò, sede della SGAE, la loro SIAE. Ci sono alcuni dipendenti che protestano perchè in odore di licenziamento. Vi sta bene. A C. de Leon ci fermiamo senza esitazione da La Integral. Design e oggettistica di quelli da urlo. Un po’ più avanti il top dei locali originali da ristorazione. Siamo in Traversia de San Mateo. Ecco il piccolo-soppalcato Magasand (Incredible Sandwiches, Impossible Magazines). Ottimi i Rollito. Rotoli di pasta tipo tramezzino (ma più morbida e fresca) con dentro alimenti sani vari. Le insalate ci saziano senza appesantirci. Le assaporiamo nel piano superiore, dove sono esposte riviste da leggere di arte, design e disegno. Un tavolo in legno con luci direzionali, zona wi-fi, divanetti. Must. A pancia piena sniffiamo Lotta (Vintage and scandinavian designers). Alzo lo sguardo: C. Hernan Cortes. Lei è palesemente svedese lui spagnolo. Sulla 40ina inoltrata. Alle pareti c’è un pezzo di storia svedese. Pubblicità e dischi d’epoca, cianfrusagliame vario come arredamento. Vintage con classe. Si trovano abiti, scarpe e borse a prezzi incredibili. Con una busta in mano salutiamo felici.

Un giro larghissimo. Stremati ma non ci fermiamo. Alle 15 il termometro segna 38°. Ma è caldo secco che non fa sudare. In C. Velardes è ora del gelato da Acquolina. Artigianale, tutto celeste il negozio, consigliata nocciola e caffè. Pensando a Matilde entriamo da Gluck. Un’altra oasi per bimbetti belli. In C. Valverde due le soste. Spicy Yuli ha una confettosa insegna celeste. Tutti i tipi di tè per perdere i sensi e i soldi. Davanti La Maison. Boutique che non ci facciamo scappare. Merita davvero. Siamo agli sgoccioli. Un’ultima annotazione per Commercial Records* in C. de La Palma. In vetrina campeggia un vinile dei Galaxie 500. Basterebbe questo. Vinili nuovi, piccolo spazio, gentilezza.

Non c’è più tempo. Anche se un caffè schiumato da Starbucks non ce lo toglie nessuno. Al sole, in mezzo a quelle ragazze alte, a quegli studenti allegri, a quegli avventori che amano rimanere a vedere l’umanità in transito. Madrid passa veloce e sorniona. Città spensierata. Città di rinnovata civiltà e di grande modernità. Roma è ancora tanto lontana. Ma il cuore in subbuglio pensa solo a quelle piccole manine. Che un giorno, sicuramente, toccheranno questo splendido sole. Questa splendida Madrid.

Emanuele Tamagnini