Speciale LISBONA [Agosto/2008]

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Ritrovo Lisbona sei anni dopo. E con quella che leggenda vuole sia stata fondata da Ulisse anche tutto il Portogallo. Terra bellissima. Dal profumo di incancellabili fasti del passato e la mitezza di un popolo (apparentemente) silenzioso. Lisbona bagnata dal Tago. Lisbona che appare molto più “ordinata” e “composta” forse perchè ancora sotto l’effetto dei campionati europei di calcio del 2004. Lisbona in tre giorni. Dopo aver battutto alla mano il nord avendo avuto come punto di partenza la “celtica” Galizia. Attraversando il Minho verdissimo e il sorprendente Douro (Porto meriterebbe uno speciale a parte): eccoci ora in Estremadura. Entrando da una delle meno suggestive “porte” della città. Considerando mozzafiato i cancelli della città sospesi nel fiume: il ponte Vasco da Gama (nel 1998 si è studiata anche la curvatura della terra per eseguire una tale opera) e il magnifico ponte 25 de Abril alla fine del quale, nell’Almada, giganteggia il Cristo Re a braccia aperte. Lisbona è viva. Migliaia di turisti a respirare il profumo di un Agosto caldo. Caldissimo. Dopo un paio di giri a vuoto per la normale comprensione stradale e la ricerca vana dell’albergo sarà meglio chiedere a qualche passante. La prima dimostrazione della smisurata gentilezza dei portoghesi. Ne fermiamo due che si consultano per qualche minuto. A loro volta decidono di stoppare un distinto ragazzo in cravatta, camicia rosa e barbetta a rimorchio e girano a lui la richista di Rua Jose Malhoa. Seppur il nostro “carro” sia (purtroppo) targato E (Spagna) il nuovo amico di informazione si appoggia al finestrino e chiedendo carta e penna comincia a disegnare una dettagliatissima cartina. Ora sarà impossibile sbagliare. Siamo nell’indaffarata zona nord-est. Dalle parti del Giardino Zoologico. A una ventina di minuti a piedi dal Parco Eduardo VII.

Tre giorni possono bastare. Se non si viene risucchiati dal ronzio, dalle sirene del Bairro Alto, quartiere accentratore della gioventù portoghese e di quella che arriva in città da tutto il mondo. Di giorno una serie infinita di negozietti curiosi e trendy, di sera-di notte un’orgia di club per tutti i gusti, per tutte le scene, per tutte le esigenze. Lisbona delle pasticcerie. Lisbona delle sette colline, delle funicolari e dei tram che mantengono viva una tradizione. Lisbona cullata dal Fado. Dunque dal destino. Malinconico. Popolare qui nella capitale. Molto più vario e stilisticamente ridefinito a Coimbra, altra città cardine del genere. Mi piace parlare portoghese. O meglio, sciorinare quel breviario turistico utile per la quotidiana sopravvivenza. I portoghesi strizzano l’occhio alla Francia. Più che l’inglese è la lingua transalpina a farla da padrone in molti casi. Di spagnolo (per fortuna) non se ne parla. La rivalità è accesissima. La Praça Marques de Pombal (che ricostruì la città dopo il terribile terremoto del 1755) è come l’avevo lasciata. L’elegante Avenida da Libertade ci porta verso il Rossio. Praça Dom Pedro IV e Praça da Figueira i centri nevralgici. Piccioni in bella mostra svolazzano tra i turisti col naso all’insù. Poi l’affascinante Baixa che si apre a Praça do Comércio. Sembra un po’ di essere a Trieste. Con il porto che guarda divertito e per molti tratti impacchettato per un’imponente opera di rimodernamento. Dopo una merenda. Dopo lo shopping a prezzi (saldi) ridicoli conviene cominciare ad annusare la pista del disco. Ma dimenticatevi i CD a Lisbona. Al posto dell’ottima catena Valentim de Carvalho (oggi passata multimedialmente su internet) c’è l’onnivoro H&M. Tristezza. Una chiusura sicuramente dovuta al fatto che in Rua do Carmo è arrivata la deleteria e spropositata FNAC. Prezzi alti. Anche qui. Come in ogni punto vendita. Come sempre. Ma il fiuto non manca. Salite al Bairro e tra un edificio pericolante ed uno abbandonato vi si apre Largo da Trinidade dove al 10 trova posto un minuscolo negozietto di vinili. Sound Club Store-Vinyl For Life. Compramos e Vendemos recita l’insegna. Il negozio sarà 3×3 e un corpulento proprietario sistema a fatica i suoi preziosi. Usato diviso per genere. Dischi originali. Ma ci pare troppo il prezzo che ci propone per il vinile (magnifico) dei Young Marble Giants. Cerchiamo altro. Cerchiamo di afferrare ogni sfumatura di una meravigliosa città. Che sembra appartenere agli anni sessanta sudamericani ma senza l’arretratezza degli anni sessanta sudamericani. In pieno Bairro Alto Rua Norte taglia in due il quartiere più alto di Lisbona. Troverete vestitini originali, per psychobilly, per punk, per surfisti, per rastafari, per gay, per turisti. Rocknet è un altro piccolo negozio che tra la connessione al web offre anche qualche scaffalino di usato in CD. 10 euro il prezzo medio in un fritto misto di generi. La tenacia che colpisce in questi casi solo gli autentici malati in astinenza ci conduce pieni di speranza alla Calcada do Duque. Al numero 33 ecco le due vetrine di Discolecção. Solo vinili usati. Un locale ampio con alle pareti cimeli d’ogni genere. I vinili della sezione wave sarebbero da prendere tutti. Ci soffermiamo solo su quelli originali. Insomma non quelli pressati in Portogallo. Vinciamo. My probably tira su il debutto dei magnifici glasgowegiani The Pastels. ‘Up For A Bit With The Pastels’, 1987 – Glass Records. Da par mio decido di annusare un singolo (quello con lo squalo) dei Ride. Lasciamo poco meno di 30 euro all’Aragozzini di Discolecção e facciamo i due scatti di rito per ricordare posto e acquisti. E’ ora di tornare verso l’albergo. Prima di una notte a colpi di economica Mangoska. Prima che Lisbona ci inghiotta tra l’eco lontana del Fado e una fiumana di persone “cotte” dall’alcool.

I portoghesi dicono che i mezzi di trasporto non sono soddisfacenti. Una metro piccola piccola e i bus che sembra non reggano la richiesta. Forse per questo andare in taxi è il mezzo più comodo e sicuramente più economico. Prenderli di notte o di giorno non fa differenza. A Lisbona i taxi sono tutte Mercedes. E i conducenti degli scatenati driver. Ma andare dal centro alla quasi periferia costa 5 euro. Incredibile. Davvero eccitante. Soprattutto se una sera passi davanti ad una banca di Campolide che fino a qualche minuto prima era stata teatro di una tentata rapina finita con due ostaggi e due banditi (di nazionalità brasiliana) asserragliati all’interno. Una banca che fino a qualche minuto prima era tenuta sotto tiro dal reparto speciale che non ci penserà troppo a fare secco uno dei due malviventi e a ferire gravemente l’altro. Un criminologo spiega ad una TV locale che il problema di Lisbona è l’immigrazione brasiliana, romena e ucraina. Su un altro canale c’è sempre Eurosport. In tedesco. Su un altro ancora scorrono notizie dell’amatissimo calcio. Dei veri fanatici. Ma almeno qui non hanno 127 trasmissioni approssimative condotte da 127 parlatori approssimativi. E non hanno nemmeno 240 trasmissioni radiofoniche con autentici analfabeti che disquisiscono su questioni tecniche. Ma rimangono dei fanatici. Le bandiere del Portogallo svolazzano ancora in ogni dove. L’ora indietro si fa sentire. La mattina sono sempre arzillo e pronto alla conquista.

Lasciamo Lisbona per andare a portare il vessillo nerdico verso il punto più a Ovest d’Europa: Cabo de Roca. Ventosissimo come tutto il Portogallo esposto alle correnti dell’Oceano Atlantico. Forse è proprio per questo che il paese è pieno di ottici e negozi specializzati. Il vento erode. 18 Km a Ovest di Sintra. La splendida Sintra. Il vento scuote. Fortissimo. Panorami e scogliere da infarto. Come più su a Peniche. In mezzo ad insenature che la natura ha creato miracolosamente. Duemila chilometri su e giù per una terra bellissima. Con il rumore caldo del diesel e la compagnia di fresche compilazioni misto estive ricreative. Altri appunti musicali. A Coimbra (rivalutata e ora nostalgicamente rimembrata) potete entrare da Mathmos. Passate per la porta di Almedina e salite le ripide scale che vi conducono verso il cuore univeristario arroccato nella parte più alta della città. Il negozio, con un giardino di ghiaia, è un misto di libreria e oggettistica design e CD/vinili usati. Buon assortimento ma prezzi un pochino altini. Merita una visita comunque.

[Antefatto]Quando arriverete a Porto scoprirete a poco a poco la magia di una città stupenda. E scoprirete come a Porto ci sia una buona scena di negozietti indie. Da segnalare CDGo (con relativo sito .com) in Rua de Cedofeita 509. Offerte a 7-8 euro e vario assortimento di CD di ogni genere. Fa strano pensare di aver comprato a Porto (con un livello di astinenza simile alla tossicologia più spinta) i CD di Pale Saints e Lush. Strano vero, ma pensando all’Italia carestosa e finto snob-malandata, è invece del tutto normale. Scendete sulle rive del fiume Douro. Scendete alla Ribeira. Quartiere dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’Umanità. Si aprirà una meraviglia. Solennemente vigiliata dai ponti in ferro di Téophile Seyrig allievo di Eiffel. Dall’altra parte del fiume si stagliano le circa sessanta cantine che producono Porto. Una serie di localini e bar agitano le notti che si riempono di turisti e abitanti vogliosi di far festa. Sempre.Il Portogallo più bello è tra Porto e Lisbona. Ma questo non è un articolo della Lonely Planet. E’ il solito piccolo riassunto di consigli scritto con il cuore e gli occhi lucidi. La risalita non è poi così dura. Da Evora alla Galizia sono circa sei ore di macchina. Santiago de Compostela e i maledettissimi pellegrini ci aspettano a braccia aperte. Ma prima non possiamo mancare una notte alla scoperta di Vigo. La città più grande della Galizia. Facciamo uno squillo al duo dei Linda Guilala passati un anno fa in una serata Lenti Eventi (Paper Pop And Sound al Circolo degli Artisti). La Galizia è sempre grigia. Ma l’orgoglio Gallego sempre vivo. Vigo è una citta portuale, industriale. Mangio pane nero con le noci. Ciambelle fragranti. E guardo in faccia la gente. La mattina seguente Ivan e Eva ci aspettano davanti all’entrata dei grandi magazzini El Corte Inglés. Inizia una proficuo giro per negozi di dischi. Dopo Madrid e Barcellona è stata Vigo a decentrare la scena musicale spagnola. Ecco spiegata la massiccia presenza di club, di posti dove fare musica (il giorno seguente sarebbero arrivati i Why?) e appunto di rivenditori specializzati. In verità Ivan ci dice che nel giro di pochi anni forse tutti chiuderanno. Il CD è in crisi dappertutto e sia le grosse catene (scopriamo infatti un enorme Media Markt – Media World insomma) che il web hanno quasi spezzato le reni al classico record shop. Da Elepé (Calle Dr.Cadaval, 37) comincia la frenesia. E’ un classico negozio gestito da un classico ex rocker dai capelli bianchi. Usato e nuovo. Con memorabilia sparsa e un bancone sul quale giganteggiano gli Allman Brothers. Avidamente prendo qualcosa di Eleventh Dream Day e Neu!. Usato sicuro. Altra tappa nei saliscendi di Vigo è per Honky Tonk in Calle Falperra 18. Piccolo negozio pieno di usato vinile e CD. Trovo Golden Smog e la mia dolce metà del cuore un vinile dei Catherine Wheel. E’ tempo di pranzare. Ivan ci racconta dell’empasse artistica dei Linda Guilala. Una registrazione di un nuovo album un po’ ritardata in casa Elefant. Ma soprattutto ci parla della Galizia e della Spagna. Dice che vorrebbe essere portoghese. Ammira quella gente e non capisce la rivalità. Non si riconosce nella Spagna ricca e snob dalle parti di Barcellona. Non si riconosce negli standard che raffigurano la penisola iberica con i tori, il flamenco, la movida e cazzate del genere. La Galizia è un mondo a parte. Istruzione a parte. I bambini imparano su libri diversi rispetto, ad esempio, ad un madrileno. La Galizia regione di emigranti. Trovi un galiziano dovunque. Parla della Galizia in mano ai francesi. Perchè qui la mano d’opera costa meno che in tutta la Spagna. Ivan lavora alla Citroen. Un posto come un altro. Il suo spagnolo è comprensibilissimo. Parla di musica. Del Barrio e dei suoi locali. Posto malfamato ma non troppo. Qui ci sono le bande “latine” che ogni tanto accoltellano. Bande intese come delinquenza. Le stesse che da anni opprimono Madrid. Città tra le più violente d’Europa. Vigo divista tra porto e traffici. Mercati paralleli di contrabbando. Un cameriere gentile con gli anni scolpiti sul volto parla perfettamente l’italiano. Dice che Roma è sporca mentre ci porta il menù del giorno ovviamente scritto in galiziano e spagnolo. Un pallido sole tenta di far capolino tra nuvole grevi e pressanti. A ritorno Ivan e Eva evitano di farci passare per quella strada là. La strada della prosituzione e dell’eroina. A qualsiasi ora del giorno. La Galizia povera. Orgogliosa. La Galizia grigia e piovosa. Sempre. Qui come a Santiago, come a La Coruna o come ad Ourense. Comincia a cadere una leggera pioggia. E l’ora dei saluti. L’aereo è solo fra 4 ore e per Santiago sono 80 chilometri.Quello che resta è il racconto divertito e avventurosamente incredibile di un volo cancellato per brutto tempo. Alternative del giorno dopo Madrid nel pomeriggio (con oltre 600 Km a proprie spese) o Santander all’ora di pranzo (con oltre 500 Km a proprie spese). Optiamo per Santander. Ma alle 22.30 non ci sono bus e treni che possano portare in tempo nella città della Cantabria. Siamo stanchi e in mezzo a una comitiva di boy scout di Orvieto e reduci dal dilaniante cammino di Santiago (perchè vi fate tutto questo?). Gli unici che scelgono l’opzione Santander siamo noi, un capo boy scout di Modena, una coppia di Termoli e una ragazza coi piedi fasciati e un sacco a pelo. Non ci sono auto da noleggiare. Nulla. Rimane l’opzione taxi. Contrattiamo per due auto. Tre passeggeri a macchina. 550 euro nella notte per arrivare a Santander. Sei ore di auto filate a 100 all’ora evitando l’autostrada. Dalla Galizia passando per il Principato delle Asturie. Ricordo luci in lontananza, l’odore di una probabile splendida campagna, un paese deserto agghindato con le luminarie testimonianza di una festa appena conclusa, gli occhi che stanchi si incrociano sorridendo, le mani strette strette. Ricordo i volti. I sapori. L’odore del “mio” Portogallo. E del suo cuore.

Emanuele Tamagnini

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