Speciale Independent Label Market

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A Londra è già Natale. Si respira la festività. Non solo per le strade totalmente addobbate con le bellissime e mai scontate luminarie, ma anche per la fiumana di gente eletrizzata e facilmente elettrizzabile che scorre per tutta la città, neanche fossimo a New York nell’ora di punta… o a Tokyo nella stessa ora di punta. Londra cantiere aperto. Londra congestionata dal traffico che però si muove ordinato. Londra sempre avanti. Noi sempre più indietro. Strategicamente è uno dei fine settimana migliori dell’anno. Non così a ridosso della festa protagonista, storditi dal Black Friday (sconti e promozioni in ogni negozio, di ogni sorta e genere), musicalmente centrati sull’edizione numero 8, la Christmas Edition, dell’Independent Label Market e se mai ci avanzasse tempo un’occasione (ennesima) di gettarsi ai piedi di Morrissey (in grande forma alla 02 Arena).

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Londra imperdibile. Non basterebbe una visita mensile per accaparrarsi il bendidìo proposto. Perchè nella capitale inglese si viene non certo (più) da turisti, non certo (più) da interessati dell’arte conservata, non certo (più) per uno sguardo alla regina e ai suoi tesori così meravigliosamente custoditi, non certo (più) per il solito concertino semi-esclusivo. A Londra si viene per spendere. I soldi, ovvio. Qualsiasi cifra. Perdersi a Carnaby Street piuttosto che a Brick Lane, mettersi a nudo nei “centomila” negozi di vintage (vero) e provare l’ebrezza del pezzo quasi unico, immergersi nei record shop celebri e meno celebri (Sister Ray ha chiuso le porte dello storico negozio ma ha riaperto esattamente difronte), trastullarsi a Covent Garden, rinchiudersi in qualche libreria, mangiare cosmopolita (con cautela), fino a ristorarsi nella tranquillità di Belgravia. Diabolica tentatrice, Londra. L’Independent Label Market è a Spitalfields nello spazioso, noto, mercato, chiuso tra Brushfield Street e Lamb Street. Qui sono posizionati gli ordinatissimi stand (oltre 100!) delle varie etichette con uno spazio per le 20 birrerrie, un piccolo garden artificiale, Dj set e vita attorno. Nulla è lasciato al caso. Mai. Arriviamo all’apertura (11) ed è già un silenzioso brulicare di giovani e meno giovani, ma quello che salta subito all’occhio è la fila che arriva fino alla strada allo stand dedicato alle rarità degli Oasis. Sarà così per tutta la giornata. Quanto amore ancora per questa band. C’è la chitarra di Noel Gallagher, ci sono poster dell’epoca, memorabilia varia, CD singoli, promo, un pallone, di tutto. Desistiamo per onestà intellettuale e rispetto per il portafoglio. Le etichette maggiormente prese d’assalto sono inevitabilmente la 4AD (grazie a ‘pom pom’ e a Scott Walker/Sun O)))), la Fat Cat (che vince in bellezza grazie alla splendida ragazza presente allo stand), la Hyperdub, la Mute, la Dead Oceans. E poi che bello vedere Cherry Red, Monotreme, Moshi Moshi, City Slang, Drag City, Bella Union, !K7, Pias e Sonic Cathedral. Ma anche Editions Mego, Future Disco, Cooking Vinyl, Memphis Industries, ovviamente Rough Trade (la meno interessante vista la vicinanza con lo store principale). Sono tutti gentili, i prezzi dei CD (normali) variano da 5 a 10 sterline, con i vinili si sale di prezzo, per i 7″ siamo sulle 8 sterle, ci sono tantissime cassettine (si proprio i tape di una volta) che vanno letteralmente a ruba come i regalini free (adesivi, compilation, matite…). Nessuno alza la voce. Tutti rispettano tutti. Compulsività all’acquisto a livelli altissimi. Ora di pranzo. Metto in cuffia la nuova raccolta di Bowie. E a 43 anni mi stupisco ancora. Questa è anche Londra. Noi sempre più indietro.

Emanuele Tamagnini

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