Speciale Copenaghen + Malmo [Agosto 2013]

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C’è sempre qualcosa che nella vita “unisce”. Affinità elettive, gusti, sentimenti, passioni, origini, paure, intendimenti, amori e ponti. Come quello straordinario di Öresund che collega la Danimarca alla Svezia. Un’opera pazzesca che fa di questa struttura, il ponte strallato più lungo al mondo (cioè sorretto da “stralli”, da cavi ancorati a dei piloni di sostegno) e uno dei più grandi progetti infrastrutturali nella storia europea. Un ponte “nell’acqua” che in circa 25 minuti via treno (le automobili passano “sopra”), vi condurrà all’approdo nell’una o nell’altra parte delle due nazioni. Da qui parte questo nuovo speciale, a rimbalzo tra Copenaghen e Malmo, tra Danimarca e Svezia, tra due mo(n)di solo apparentemente simili. La base scelta è certamente la città del sud della Svezia, intelligentemente scelta oserei aggiungere, per alcuni motivi che di seguito vado a spiegare. Il primo e più importante (forse) è il fattore economico. La Danimarca è carestosa (come per i cugini anche qui non è in vigore l’euro ma le inossidabili corone) e tre giorni a Copenaghen ne valgono esattamente il doppio dai dirimpettai. Secondo punto: la tranquillità. In questo periodo la città danese è mostruosamente congestionata da turisti, tantissimi italiani, che rispondono quasi tutti ad un identikit base: scarpe Hogan (indossate anche da bambini e adolescenti), viola e fuxia i colori predominanti, polo con il colletto alzato a vento, Hilfiger come se piovesse, fantasmino bianco in vista su scarpe da ginnastica fuori misura, trucco e gioielli in mostra, estrazione comune di ceto medio-alto borghese. Una dannazione autentica. Terzo punto: Copenaghen è una delle città “blasonate” del Nord-Europa più brutte (o meno belle) che avrete modo di incontrare sulla vostra strada. Non c’è molto di attraente, l’architettura è grigia, la città sommariamente sporca, gli abitanti escono esteticamente sconfitti se paragonati ai cugini svedesi, così come il design, il cibo e parecchio altro ancora. Piove a dirotto quando decidiamo di fiancheggiare il Tivoli, il noto ed elegante parco di divertimenti vecchio circa 170 anni, che rimane ancora una delle attrazioni più visitate e amate dal turismo in generale. Concerti, spettacoli, balletti, montagne russe vertiginose, teatri, giochi, tradizione e modernità. Con indosso due incerate da turisti-babbioni, vinciamo un coniglietto rosa, una motocicletta (un modellino!), due pupazzetti e una stretta di mano. Siamo praticamente davanti alla stazione centrale, alle spalle della quale viene consigliato il quartiere Vesterbro, protagonista negli ultimi anni di una massiccia riqualificazione dopo i “fasti” degli anni ’60, questo infatti è (era) il quartiere a luci rosse, vanto del paese, primo a legalizzare in quel periodo la pornografia. Istegade nella prima parte, quella che inizia proprio dalla stazione, è ancora fatiscente, piena di reietti e solo verso la metà il quartiere diviene certamente più caratteristico, multietnico (Turchia e Pakistan le nazioni predominanti), con una serie di recenti caffè e locali che potranno alleviare la fatica di una lunga camminata. Proseguendo, in fondo, si incrocia Ny Carlsberg Vej la strada che di fatto conduce alla sede della Carlsberg, qui la domenica, in un’area poco distante, ci sono due interessanti mercatini dell’usato. Uno nel piazzale antistante al centro commerciale (supermercato) Rema 1000, l’altro poco più avanti si chiama Boxland, una quindicina di container adibiti a mercato, dove non mancano davvero le sorprese. In uno di questi box dal colore blu, c’è un barbuto ragazzo danese, che vende abbigliamento prevalentemente griffato Dickies, nuovo! Una manna dal cielo. Mentre la pioggia torna a battere sfoglio il catalogo Autunno-Inverno 2013-14 e completo i miei acquisti compulsivi.

Anche Malmo di riqualificazione se ne intende. Un tempo la terza città della Svezia era tristemente famosa per il suo alto tasso di criminalità. Oggi è tutto lasciato alle spalle. Dal 2000, anno di apertura del “ponte”, ha preso il via una decisa nuova rotta, multiculturale certamente, tanto che sono circa 150 le nazioni diverse “rappresentate” in città dalle diverse etnie. Questa è la settimana del Malmo Festival (dal 16 al 23 agosto), che richiama fino a 2milioni di persone, che festosamente e in amicizia, si sparpagliano lungo tutto il centro per vivere un appuntamento culturale davvero unico. Musica, letteratura, teatro in diverse location, eppoi giostre, bancarelle, cibo, attrazioni, artisti di strada, fin dalle prime ore del pomeriggio si attivano a rappresentare il cuore, il fulcro di una bellissima esperienza. Sullo splendido palco centrale si alternano quest’anno nomi quali Calexico, Cody ChesnuTT, El Perro Del Mar (la Labrador arriva proprio da qua, così come sono di casa i celebri Tambourine Studios), Mando Diao, Cult Of Luna, Shout Out Louds, Sean Kuti, Say Lou Lou, Olof Arnalds e tanti altri ancora. In questa cornice viviamo una Malmo attivissima, organizzatissima, che può essere tranquillamente girata a piedi in lungo e in largo. Scoprirete così la città vecchia (Gamla Staden) con l’incantevole piazza Lilla Torg, una bomboniera che conserva il fascino dei tempi andati, con i negozi di design (stop al Form/Design Center) e i caffè a far da delizioso controno. Ad uno degli angoli della piazza si trova il Folk a Rock (Skomakaneg, 11), due piani di dischi, riviste e DVD uniti al bar che vi invita a sorseggiare un caffellatte seduti ad uno dei tavoli che affacciano sulla piazza. Il leit motiv, l’ampia scelta, riguarda il rock, il blues e la tradizione del genere, ma troverete anche tutto il “resto”. Prezzi medio-alti. Proprio di fronte consigliata la visita curiosa nel negozietto Seriemagasinet (Larochegatan, 5), fumetti e vinili usati, in perfetto ordine e prezzi abbordabilissimi, tanto che a sole 20 corone (poco meno di 3€) compro alcuni 33 giri in perfetto stato e ottima provenienza (Eyeless In Gaza, Ian McCulloch, CSN&Y, Ultravox…). Alla destra di Lilla Torg c’è l’oasi del parco dentro al quale vi perderete felici, trovando il Malmo Museer, l’intersezione dei canali, laghetti, un mulino, il castello (Malmohus Slott) somigliante ad una vecchia fabbrica ed una “greenhouse”, una casa country di legno dove mangiare immersi tra gli amici corvi, l’odore dei fiori e della natura circostante. Gentilezza e zuppa di pomodori da urlo.

Ritorniamo all’opaca Copenaghen che pullula di gente lungo la zona (la strada, l’isola pedonale più lunga d’Europa) che viene sconsigliata anche nelle guide e nei classici itinerari: Strøget. Stretta tra la piazza del Municipio e Kongens Nytorv, è una alquanto insudiciata larga via (che passo dopo passo comprende a sua volta le strade Frederiksberggade, Nygade, Vimmelskaftet, Amagertorv, Ostergade), piena di negozi grandi marche e ristoranti trappole, che fa da spola con i turisti rintronati dall’essere turisti per forza che escono dalla stazione centrale e si riversano nella parte dei canali adiacenti alla caratteristica City, e più precisamente all’antico porto, Nyhavn, snodo e punto d’arrivo di gran parte della migrazione turistica di massa. Ma ritornando un attimo indietro, a nord di Strøget c’è il Quartiere Latino dove ha sede il vecchio campus dell’Università di Copenaghen. L’aria è quella vissuta dagli studenti, i caffè e le librerie dell’usato sono lì a testimoniarlo. Val la pena un giro (breve) anche solo per entrare a dare un’occhiata ai negozi d’abbigliamento “street” e a Sex Beat Records (Studiestræde, 18) per amanti della musica in “nero” e al discreto Musik & Film (in Landemaerket). Via (Fioltræde) e piazza (Kultorvet) chiudono il cerchio di interesse del quartiere. Dicevamo della City, zona storica composta da piccoli palazzi a mattoncini marroni, atmosfera e fascino sicuri, negozi di design e locali interessanti. Dopo Amalienborg e i palazzi reali, il lusso e il marmo bianco, ecco il quartiere Kastellet che “custodisce” l’ultra celebre Sirenetta di Eriksen che la realizzò avendo come modella la moglie. Rimarrete stupiti (in ogni senso). Torniamo alla stazione centrale per salire sul bus numero 40 (24 corone il prezzo del biglietto) che ci porta all’isola di Christianshavn, attraversata da una fitta rete di canali e per questo chiamata la “piccola Amsterdam” (a torto). E’ la zone bohémien, anarcoide, artistoide, che sul lato orientale accoglie la famosa Città Libera di Christiania. Che divenne tale nel lontano 1971 quando un manipolo di contestatori occupò quella che era una base militare abbandonata. La storia è arcinota ma dopo anni di discussioni, diatribe, lotte intestine, polemiche e tensione “il 22 giugno 2011, a quarant’anni dalla fondazione, è stato raggiunto un accordo con i circa 700 abitanti. Il modello elaborato dal ministero della Difesa di Copenaghen prevede infatti il diritto di usufrutto del quartiere occupato e autogestito (circa 35 ettari), a condizione che gli abitanti acquistino attraverso un fondo l’intero complesso residenziale per 76,2 milioni di corone danesi, l’equivalente di circa 10,2 milioni di euro”. Piccola nota a margine che quasi dimenticavo. In Vestergade, 37 entrate da Accord, da 60 anni un’istituzione, con tre negozi in Danimarca, e perdetevi tra le montagne di vinili e tutto quello che piace a noi.

Se volete mangiare bene nel nord-Europa, in Scandinavia, da queste parti, dovete “pagare”. Altrimenti bisogna affidarsi alle centinaia di caffè-ristorantini-locali caratterizzati da piatti mischione, panini, dolci, dolcetti e similaria. A Malmo se volete spendere sui 30€ a testa il consiglio è rivolto verso Mrs. Brown (Storgatan, 26), ambiente raffinato, cucina a vista, preparazione e sapori gourmet, con una particolare sottolineatura per la carne. Il freddo secco è rigenerante, la pioggerellina cade a intermittenza, e a due passi dalla nostra base alberghiera, nel quartiere “periferico” Triangeln (una stazione di treno prima della “centrale”), c’è il rettangolo di parco chiamato Folkets. L’atmosfera è meravigliosamente rustica. Giostre per bambini, i soliti giochi di legno super all’avanguardia (ne trovate di splendidi anche al Neptuni Parken, alle spalle della città vecchia – nella foto), il recinto e la stalla casa di pony abbastanza grandicelli, chioschetti, fontane e il ristorante/caffetteria Far i Hatten, incantevole sorta di ranch country, con tanto di spiazzo/balera, tavoli da ping pong, musica vintage, mobilio della vecchia America, biliardino, pranzo al buffet, semplicemente fantastico. La lunga via Amiralsgatan costeggia una parte del parco e qui, al numero 27, d’obbligo la sosta da Repeat Records. Piccolo negozio gestito da un tatuatissimo, foratissimo, rockerissimo ragazzo, che con i Black Sabbath a tutto volume, tiene in magnifico ordine in deliziose cassettine in plastica arancione, un’ottima scelta di vinile usato e CD. Compro a 40-50 corone (5-6€ circa) dischi che vanno dai Codeine agli Psychedelic Furs, dagli Sugarcubes ai Faces. Non accetta carte ma ringrazia felice. Un pochino più a sinistra spingetevi sulla Nobelvägen e precisamente al 103, è qui infatti che troverete il fornitissimo Skivesset, CD nuovi e tantissimo catalogo, vinili, libri e magazine. Prezzi non modici ma spulciando riuscirete a farvi giulivi. Sono fortunato perchè a due passi da “casa” (Spangatan, 5) mi posso buttare da Musik & Konst (“one of the best record shop in Sweden”), un ristretto ma amorevole negozio gestito da autentici nerd amanti del blues, R&B, r’n’r, soul, anni ’50, tradizione nera, a dividersi tra CD e vinile. Che manna! Non è un segreto, non è una scoperta, non è una sorpresa, constatare ancora una volta di quale e quanto sia l’amore della Svezia (in particolare) verso la cultura americana. Musica a parte, si rasenta il fanatismo anche con l’abbigliamento, sia per quanto riguarda il denim, il jeans, sia per quanto riguarda la “strada”, lo skate, il lifestyle sempre e comunque coerente. Il consiglio (avendovi già parlato di Boxlandia) mi conduce dentro il negozio Solo (nella centrale Södra Tullgatan, 4), un paradiso per gli adoratori di marche qauli Edwin, Lee, Wrangler, Acne, Ralph Lauren e tanto altro ancora. Non manca nelle adiacenze un American Shop e numerosi ulteriori punti di smercio di tessuto jeans. Insomma lo shopping da queste parti è sempre vivamente consigliato. Ulteriori postille sono in favore del recente Blue Desert Music (Ostra Forstadsgatan, 33) posizionato qualche centinaia di metri più avanti della bella piazza Drottning Torget dove la domenica dalle 9 è presente anche un mercatino dell’usato (siamo alla destra della stazione centrale come riferimento). E ancora, impossibile non perdersi dentro la leggendaria boutique Tjallamalla (Davidshallsgatan, 15) nata a Stoccolma e ormai punto di ritrovo dei modaioli della città. Retrò, chic, vintage, anni ’50 e anni ’80, tutte parole che qui a Malmo trovano terreno e vita fertilissima. Infine dicevamo poco fa della numerosa presenza di skater. Tatuati, vestiti di Carhartt, Dickies e Vans dalla testa ai piedi, l’odore e l’ardore della California viene convogliato nella celeberrima pista che si trova nello Stapelbäddsparken, 3mila metri quadri di follia assoluta costruita nel 2005 da Stefan Hauser. Una vera giungla urbana dominata dal Turning Torso (il grattacielo che si torce su se stesso di 90° dalla base della cima, che con i suoi 190 metri è l’edificio più alto di tutta la nazione). Siamo a nord-ovest nella zona (anche questa riqualificata) del porto della città. Top assoluto. Tra “Point Break” e “Lords Of Dogtown”. Avrete capito insomma di quanto Malmo possa essere considerata città da vedere almeno una volta nella vita. E non solo per la vicinanza ormai strategica con Copenaghen che continua ad essere inserita tra le città più vivibili d’Europa. Non ne dubitiamo ma aspettando il decollo sul volo Norwegian, che manda in sottofondo la musica di Sin Fang, penso che la Danimarca e la sua capitale non mi mancheranno affatto, e che il prossimo anno sicuramente tornerò ancora una volta in Svezia. Stringo forte le mani dei miei amori e guardo fuori dal finestrino. Anche questa è felicità.

Emanuele Tamagnini

Già pubblicati:

BERLINO (new edition), STOCCOLMA, MADRID, LONDRA, 
LISBONA, PARIGI, BERLINO, BRUXELLES (Fiandre)

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