Speciale BRUXELLES (Fiandre) [Luglio/Agosto 2012]

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Alla volta del Belgio per scoprire un paese apparentemente mite e distante, zavorrato da sempre dall’abbinamento con l’inutile Lussemburgo, per cercare di sfatare con mano quei luoghi comuni che accompagnano inesorabilmente (ma non certo inevitabilmente) ogni cultura, ogni popolo, ogni nazione. Questa parte di Europa parlamentare e fedele all’euro viene allora ricordata per i maestri cioccolatai, i borgomastri, le cozze & le patatine fritte, Jacques Brel, “Sono Pazzo di Iris Blond”, le miniere, Vincenzino Scifo, il povero Ludo Coeck, le 1100 birre e i misteriosi trappisti, i Puffi, Van Damme e Eddy Merckx. Converrete con me che visto il quadro assai avvilente e desolante, una visita accurata e prolungata si richiedeva abbastanza urgentemente. Detto che è più simpatico un palo della luce su per il deretano piuttosto che uno steward dell’Alitalia, arriviamo a Bruxelles in una giornata così afosa che rimpiangiamo i 38° della nostra città, ma lasciati da parte gli scomodi pensieri meteo che fanno molto Studio Aperto, ci immergiamo da subito nel quartiere Saint Jacques a cui si accede scendendo alla stazione Midi (la terza se contate di prendere il treno dall’aeroporto). Zona dove Africa, Asia e medio oriente si fondono fin nel profondo, ed è proprio la “nostra” Rue Du Midi che funge un po’ da trade d’union tra il melting pot ed il centro città. La prima meta è l’appartamento rinnovato all’IKEA che sorge di fronte all’Accademia delle Belle Arti, tra negozi di “genere” artistico ed un paio di fornitissimi dedicati agli strumenti musicali.

Dopo una mezz’ora di passeggiata obbligata verso un supermercato la primissima impressione di Bruxelles non è affatto buona. Un mio amico l’ha definita città “sgradevole”, aggettivo che traina una serie di ancor più negativi sinonimi a cui però non mi sento di attingere, ma che posso senz’altro condividere. Almeno per il momento. Vi starete legittimamente chiedendo il perchè di questa considerazione d’impatto, potrei allora elencare in rapida successione che la città belga è abbastanza sporca, abbastanza maleodorante, che incontrerete qualche (ex)-simpatico topolino spiaccicato in mezzo alla via, che non potrete non accorgervi della presenza numerosissima e sorprendente di homeless, sbandati di varia sorta, mendicanti, che dovrebbero far riflettere sullo stato economico-sociale di una comunità considerata tra le più moderne ed emancipate. Bruxelles (ci limitiamo alla capitale senza per il momento generalizzare) è il paradiso della disoccupazione. Se perdi il lavoro vieni sussidiato finchè non ne trovi un altro. Nel tempo così sono proliferati quelli che qui chiamano i “professionisti della disoccupazione” che con estrema scaltrezza si sono riusciti a trincerare dietro l’imperfetta invisibilità. L’immigrazione congolese (ex-colonia che giustamente rivendica un proprio spazio) e quella magrebina negli anni ha costituito il maggior flusso “in entrata” ed oggi gli effetti sono tangibili. Bruxelles è forse l’unica città europea dove il “centro” è praticamente disabitato dai suoi abitanti d’origine. Da queste parti troverete infatti pochissimi bruxellesi DOC che invece preferiscono abitare subito fuori in piccole villette con giardino, le comunità estere (numerose quelle italiane e francesi) si sono auto-decentrate verso est (tra lo splendido Sablon e la griffatissima zona Louise), mentre la giovane movida del luogo predilige stare molto alla larga dal centro. In questo scenario contraddittorio aggiungete anche che Bruxelles non è una città sicurissima e girare nelle ore notturne in queste zone non è affatto raccomandabile. Siamo allora davvero così sicuri che la capitale belga nasconda ancora degli assi nella manica? Rimanete incollati a questo ottavo speciale dedicato e conoscerete la risposta.

Dicevamo di Saint Jacques che in linea retta conduce sul movimentato Boulevard Anspach dove al 101 troviamo Goupil-O-Phone un ordinatissimo negozio di usato e nuovo, vinile e CD, che in generale ha dei buonissimi prezzi e una vasta scelta di offerte a 5€ per quel che riguarda i compact. Il piano superiore è dedicato al jazz e al blues. Nella cortissima galleria chiamata Passage St. Honorè, al 20, la palma di miglior negozio di CD di Bruxelles va senz’altro a Caroline Records. Ampio locale con ottimi prezzi ed un’enorme scelta di compact a 5 euro e/o scontati del 50%. Dopo aver ammirato i cofanetti giganti e splendenti di Blur e Gang Of Four si prosegue a passo sicuro. La Grand Place è poco più avanti, praticamente di fronte, considerata una delle piazze più belle d’Europa, è in realtà contraddistinta da un’asfissiante esuberanza architettonica, “sporcata” dai crocchi di giovani che seduti in terra si ritrovano per bere birra mischiandosi alla transumanza turistica. Evitate i localini-ristoranti in zona, trappole per viaggiatori non fai da te a cui unicamente si fa preferire lo storico Chez Leon, istituzione dal 1893, sito al 18 rue des Bouchers, famoso per essere stato “l’inventore” del celebre piatto cozze & patatine, e di questo rappresentante mondiale all’esposizione universale di Shanghai del 2010. Uscendo dal ristorante tappa forzata al ‪Délirium Café‬. Basta svoltare l’angolo per trovarsi al 4 di Impasse De La Fidélité ed entrare nella più grande offerta di birre al mondo (oltre duemila!) che è valsa al locale l’ingresso nel Guinness dei Primati nel 2004. Il vicolo è epicentro di una movida misto-straniera-turistica degna dei migliori “barrio” latini. Uscirete sicuramente tramortiti e alticci oltre misura. Se invece volete rimanere al confine del quartiere impossibile non consumare un pasto al delizioso Houtsiplou al 9 di Place Rouppe. Cafè-bar-ristorante coloratissimo, vissuto e vivibile, a misura di kids, ottimi gli hamburger, i dolci, la gentilezza dei giovani gestori.

Dall’altro lato del Boulevard Anspach abbastanza interessante la vita notturna della zona chiamata Dansaert da cui mi preme circolettare di rosso l’Espace Bizarre e il Fin Du Secle entrambi in Rue des Chartreux. Il primo è un grande negozio di design dove in vetrina campeggia un oggettino per niente ingombrante come un cavallo a dimensioni reali, il secondo uno dei posti per bruxellesi più noti della città, dove mangiare in un’atmosfera stile nostra osteria vintage. Tavoli di legno, bella gioventù, trendy, menù alla lavagna (inevitabile status) e piatti tipici che si fondono a quelli più internazionali. Non lasciatevi sfuggire la carbonnades a la Chimay (carne stufata nella birra accompagnata da purea) o un bel coscio di maiale insaporito non so come. Sui 20 euro a testa, discreto l’espresso e il pane non ve lo fanno pagare. Bruxelles chiude alle 18 ma le brasserie, i localini, gli spacci gestiti da asiatici e algerini, continuano fino a tarda ora mentre un refolo di vento fresco e qualche goccia di pioggia variabile ci invitano puntualmente a tornare alla base. Ultima segnalazione riguarda Doctor Vinyl (Rue De La Grande Ille, 1) piccolo negozietto di vinili in cui spaziare tra white label, curiosità varie per gli amanti di dubstep, nu disco, elettronica, minimal e correlazioni varie.

Più su di Dansaert val la pena toccare anche Marchè Aux che ha nella chiesa di Santa Caterina il suo punto di richiamo. Una bella zona, senza dubbio più tranquilla della Grand-Place che ci vi regalerà alcune chicche interessanti come il singolare barbiere Cut Me (61, Rue L. Lepage) con un solo posto operativo. Il taglio di capelli avviene di spalle alla vetrina, davanti ad un televisore in cui vedrete le persone che transitano e si fermano proprio davanti alla bottega di questo “artista” somigliantissimo a Tunde Adebimpe dei TV On The Radio. Un piccolo posto dove mangiare può essere Au Pays Des Merveilles su Rue de Flandre (intorno al numero 90) mentre poco più avanti gli amanti della cucina avranno un fremito dinnanzi a Pimpinelle. Degustazioni, vendita, atelier, workshop, un piccolo gioiello per tutti gli amanti della grande arte culinaria. Il giro intorno all’area può dirsi concluso davanti a Sainte Caterina e proprio di fronte alla grande chiesa una fermata si impone al fishmarket Poisonnerie Abc Vishandel. Scegliete al banco del negozio il vostro pesce e ve lo serviranno all’esterno con un bel bicchiere di bianco in una sorta di aperitivo in piedi a metà strada tra l’essere chic e l’essere rozzi.

Il pane per i più piccoli glielo concediamo andando a visitare il Museum Of Original Figurines (116, Rue Marchè Aux Herbes) incastrato tra la Bourse e la Grand Place all’interno della galleria Horta. Tutta la storia del fumetto belga, che non è solo Puffi e Tin Tin, in una molto ben congeniata esposizione a cui si accede per 6,50€. Ritornando e superando la Bourse dovete assolutamente inchiodarvi dentro il negozio The Collector (Rue de La Bourse) anche perchè fuori ad inchiodarvi sarà qualche topo morto (ma non preoccupatevi i topi a Bruxelles sono dimensione “di campagna”). Il regno impolverato dell’usato, soprattutto in vinile, dove verrete accolti da una signora silente molto somigliante a Sandra Mondaini che vi farà tuffare in ogni genere di musica. Il piano rialzato offre infatti jazz e blues a iosa. I CD sono stipati in scatoline di cartone che sarete voi a far scivolare tra le mani scartabellando felici. Prezzi buoni nel complesso. L’Atomium di André Waterkeyn è nella zona dell’Heysel e val bene una siesta turistica da consumarsi attraverso la metro. E’ domenica, le macchinette erogatrici di biglietti non accettano carte che non siano bancomat belgi, qualcuno dovrà cambiarci 13 euro in monete per un biglietto giornaliero destinato a quattro persone. Ma l’avventura lungo una decina di stazioni si ferma anzitempo alle seconda per problemi sulla linea. Ci fanno scendere a Delacroix in concomitanza con un enorme mercato (stile porta portese) nelle adiacenze di un canale (non ho voglia di sapere quale sia il nome). Avete presente il terzo mondo? Questo quartiere è un appendice situata ancor più in giù di Midi, fatiscenza ovunque, un autentico ghetto dove si scontrano tutte le etnie possibili (anche fisicamente!), che in questo giorno di mercato si trasforma in migrazione e confusione, attraverso la quale alla chetichella riusciamo a farci largo per ritrovare la civiltà. Tre quarti d’ora di esperienza forte che verrà compensata dalla visita al Palazzo Reale e al Parc de Bruxelles.

Il quartiere Sablon e l’Avenue Louise rappresentano la parte più bella, più chic, più “firmata” di Bruxelles. Se avete avuto voglia di visitare il Museo Magritte sterzate verso il Sablon e perdetevi nella piazza omonima dove affacciano caffè, brasserie e “gioiellerie” di cioccolato. La più rinomata che raggiunge livelli di assoluta eccellenza è senz’altro quella di Pierre Marcolini. Tre piani per entrare nel regno della cioccolata pregiata come se foste dentro un Bulgari qualsiasi. Una birra al Caffè Leffe o in alternativa scegliete i tavolini bianchi de Le Grain De Sable (siamo a Place du Grand Sablon). In Rue Des Sablons invece fermata anche solo per una tortina a Le Pain Quotidien (potete mangiare all’interno del locale e vi sembrerà di stare in una serra… ma in fondo sempre di una “catena” si tratta quindi…). Proseguendo più su si arriva sull‘Avenue Louise, la zona delle grandi firme, il lungo viale delle marche e delle catene più note, dove tra tutti i nostri preferiti rimangono lo svedese Cos e il britannico Urban Outfitters (nulla però a confronto con i negozi inglesi e con  quello di Stoccolma ad esempio). Piccola nota a margine: qui sorge l’Hotel Conrad dove era solito alloggiare Silvio Berlusconi ogni qualvolta si trovava a passare per Bruxelles. Scendendo a ritroso proprio sotto il Palazzo di Giustizia merita (ma poi neanche tanto) il decantato quartiere Marolles (raggiungibile anche scendendo con un ascensore panoramico che vi condurrà nell’amena Rue Notre-Dame De Graces). Attaccata allo snob Sablon questa zona popolare è ormai divenuta probabilmente la più pittoresca e caratteristica della città dove nelle due lunghe vie – Rue Haute e Rue Blaes – si susseguono negozi di antiquariato, arredamento vintage, chincaglierie, ristorantini low-cost, brasserie e chioschi di varia golosità. La domenica diviene teatro di un noto mercato di rigattieri mentre non va dimenticato come Marolles è stata meta preferita al tempo per le incursioni culinarie di Romano Prodi e per quelle residenziali di Emma Bonino (!).

Quando arriviamo nella zone Heysel, la più distante dal centro cittadino, ci accorgiamo che il motto della capitale belga è: “I VISIT BRUSSELS & IT’S SURREALIST!”. Dopo tutto è proprio così almeno per i motivi che vi abbiamo elencato fin qui. Oltre allo stadio tristemente famoso (la cui storia ci viene ricordata prontamente dal tassista sosia di Zeman/Jack Palance) qui si staglia il celebre Atomium. La struttura in ferro sorta per l’esposizione universale del 1958 è un interessante “souvenir” da portarsi via come ricordo. Panoramico, curioso, divertente. Proprio di fianco si trova l’Europa in Miniatura assolutamente dispensabile. Per arrivare all’Atomium le cose sono due: o prendete un onestissimo taxi (20 euro circa) o il Tram numero 3. La nostra visita nella capitale finisce qui. E al tirar delle somme il consiglio che arriva dal cuore è di non dedicargli più di tre giorni della vostra vita. Meglio addentrarsi lassù nelle Fiandre dove Gent, Bruges e Anversa vi aspetteranno sorridenti a braccia aperte.

GHENT

Mezz’ora di treno da Bruxelles. Un giro in carrozza, un altro tra gli splendidi canali, l’architettura gotica, il fiammingo, la gentilezza, segni tangibili di una passata ricchezza, il medioevo, i gelati di Pierino, il Vynilla Record Shop (Sint-Kwintensberg, 38) con trent’anni di attività divisa tra wave-punk-jazz-post rock, il Vinyl Kitchen (Lange Violettestraat, 160) autentico paradiso di vinili d’ogni genere.

BRUGGE

Un’oretta di treno da Bruxelles. Una suggestiva fiaba, il lago dell’amore, i cigni, i canali incastrati nei mattoni rossi, un prezioso giro in barca, il muro di birre, questa piccola “Venezia del nord” vi rimarrà nel cuore se non lo aveva già fatto attraverso il film “In Bruges” di Martin McDonagh (a Gotye non vogliamo neanche pensare). Uno dei posti più belli dove lasciarsi amare.

ANTWERPEN

Quaranta minuti di treno da Bruxelles (da due mesi ricordate che c’è un treno che da Anversa vi riporta direttamente all’aeroporto della capitale belga). Una magnifica sorpresa. Anversa si presenta viva, caratteristica, grande città, discreto enorme porto, a misura di bambino, con un clima tra i più variabili mai incontrati prima ma assolutamente piacevole. Dimenticate l’identificazione di Anversa come la città dei diamanti – uno squallido incrocio di vie a ridosso della stazione (considerata tra le 5 più belle del mondo… a ragione) nel quartiere ebreo – che nulla ha da spartire con l’Anversa trendy e modaiola, chic e per molti versi ben vestita. Città largamente “italiana”, fatta da italiani in un passato che non si dimentica, viva, frizzante, deliziosa nelle sue stradine tutte da scoprire, piene di localini e negozietti. Inutile sarà elencarvi quella o quell’altra via del centro talmente è breve la distanza da coprire per percorrerlo nella sua quasi totale interezza. Vivamente consigliata la visita al Castello Het Steen e al coloratissimo baretto interno dedicato all’acqua e ai bambini. Un paradiso nel paradiso da non perdere. Per mangiare avrete l’imbarazzo della scelta. Circolettati di rosso su queste pagine arrivano: Popoff (Oude Koornmarkt, 18), il meraviglioso cortiletto interno di De Groote Witte Arend (Reyndersstraat, 18), il fighetto Appelmans (Papenstraatje, 1) e per una colazione come si deve (caffè Illy e ottimi croissant) la bomboniera The Chocolate Bar (Wijngaardstraat) praticamente di fronte al trendy The Public Image.

Per quanto riguarda la nostra materia portante tre i punti cardine per l’acquisto di vinile e CD. Backtrack (Sint-Katelijnevest, 40) è un negozietto polveroso pieno di vinile usato anche con scelta ad 1€, 33 e 45 come se piovesse, anche questo gestito da una signora di quasi mezza età. Record Collector (Lange Koepoortstraat, 70) il nome spiega tutto il “contenuto”. Rock’n’roll, garage, anni ’50, ma anche il resto, usato e DVD. Inutile dire che anche qui troverete una gentile signora a servirvi. Infine poco più giù ma sul lato destro, interessantissimo è sicuramente Fat Kat Records. Bel locale ripieno di vinile e CD, nuovo e usato con prezzi abbordabili. Altre zone di splendido interesse riguardano Klooster Straat chiamata la “Carnaby Street” di Anversa e non solo per una certa somiglianza strutturale ma proprio per l’elevato numero di negozi cool come ad esempio il noto concept store Your ben visibile al numero 90. La domenica lasciatevi risucchiare dal mercatino che ha inizio quasi dalla Graan Markt con epicentro a Theaterplein, un enorme via-vai di gente a zonzo tra bancarelle d’ogni tipo. Notevole la scelta di frutta fresca, di chincagliere, prodotti e diavolerie per la casa, insomma un mondo di voci e volti, di bella umanità domenicale. Poco più giù basterà attraversare la strada per ritrovarsi nel silenzioso e curatissimo Stadspark (siamo praticamente alla destra della Stazione e dunque nel quartiere ebreo). Laghetto con papere, cigni bianchi e neri, alcuni indiani giocano a crickett, i bambini tra la sabbia di un complesso di giochi in legno da urlo. Il tempo di un giro della città con il pittoresco carretto a due piani trainato dai cavalli Linda e Joker (6€ a persona per 40 minuti) e una leggera pioggerellina si unisce al rintocco delle discrete campane dell’imponente cattedrale che si staglia sul centro della città. Anversa per noi finisce qui. E questa volta il consiglio è decisamente opposto a quello dato per Bruxelles. Dedicategli pure tanti giorni della vostra vita. Fiammingo dopo tutto è proprio bello.

Emanuele Tamagnini

Già pubblicati:

BERLINO (new edition), STOCCOLMA, MADRID, LONDRA, 
LISBONA, PARIGI, BERLINO

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