Speciale BERLINO (new edition) [6-12/Agosto/2011]

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“I primi tempi da queste parti neanche i turchi ci si spingevano, sono vent’anni che siamo a Berlino e all’inizio avevamo due grossi cani così ci sentivamo più tranquilli ma devo dire che non è mai successo nulla. Preferisco Amburgo perchè c’è il mare come nella mia Bari però ormai qui è nato mio figlio, qui siamo venuti come due giovani alla scoperta di qualcosa e da un anno abbiamo questo ristorantino”. Inizia così. Quattro anni dopo ritrovo con piacere Berlino nelle parole del simpatico e paffuto proprietario de Il Tinello, piccolo e accogliente ristorantino di squisita cucina barese situato quasi all’incrocio tra Samariterstrasse e Banschstrasse. Siamo a Friedrichshain un autenico ex avamposto della parte est dove ancora si vedono tristissimi i segni dello stalinismo. Un quartiere che, sono sicuro, fra 4-5 anni diventerà il nuovo Prenzlauer Berg, qualche segno di metamorfosi (lenta) infatti c’è già. Giorno di sole che supera i 31° giusto il tempo per constatare come nella parte alta del quartiere rimanga evidente la radice squat-punkoide della zona, tanti infatti sono i personaggi che si incrociano con i loro piercing invadenti, con i bastardini non al guinzaglio, vestiti di nero rabberciato, in sella a sgangherate biciclette, seduti sui gradini di un edificio occupato. Ma l’armonia regna sovrana. Nessun tipo di problema. Le sofferenze del passato e la polizia che non scherza non ammettono sbavature di sorta.

Friedrichshain è stata immortalata nel capolavoro “Le Vite degli Altri”, proprio qualche isolato più indietro rispetto alla nostra “base” che è a ridosso di un piccolo-solito-confortevole parco dove i bambini tutti biondi giocano mezzi nudi sguazzando nell’acqua spruzzata da una proboscide di una fontana-elefantino. In questa parte “alta” c’è poco di realmente interessante, se non l’amichevole negozio di giocattoli Jibboo che probabilmente ci avrà già intestato un viale adiacente! Ma l’autunno è alle porte. La schizofrenica variabilità del tempo marchierà la nostra permanenza, pioggerellina-freddo quindi sole-nuvoloso, poi pioggia forte-vento quindi caldo afoso-freddo invernale e via discorrendo. Semi-attrezzati partiamo alla volta del già testato mercatino delle pulci domenicale di Mauerpark a Prenzlauer Berg (vedi speciale precedente). Seppur il tempo sia inevitabilmente cloudy/rainy di gente se ne vede tantissima, che gira felice in questo paradiso dell’usato, del vintage, del vecchio, del vinile, di tutto un po’. Firmiamo la presenza acquistando due splendidi 7″: The Smiths e The Stone Roses mentre alti si alzano i profumi speziati misto fritto di approntati stand gastronomici da infarto dell’intestino.

A Berlino (come in quasi tutta la Germania conosciuta) non sanno purtroppo cosa sia il mangiare bene. Disposti a vivere bene piuttosto che a vivere nel fatuo benessere di cui noi siamo vittime, quasi tutti i berlinesi non hanno però ben chiaro in testa il concetto di nutrizione sana o quantomeno degna di un essere umano pensante che si regge su due gambe. Ecco perchè le nostre sortite serali propenderanno verso due localini di autentico cibo italiano. Berlino quattro anni dopo è forse un pochino più sporca, in parte giustificata dal mese turistico per eccellenza (agosto) rispetto alla passata esperienza (giugno), rimane comunque il fatto che le prime sensazioni (a pelle) non sono di quelle che mi sarei aspettato di (ri)trovare. Prenzlauer Berg visto sotto una differente ottica rimane il quartiere più affascinante e vincente quasi a sorpresa arriva la lunga Kastanienalle che partendo dalla sozza Rosenthaler Platz si addentra fino ad Eberswalder Str. aprendoci sui due lati della strada un mondo di localini-negozietti da cinque stelle. Degno di assoluta menzione il Volkspark Weinberg, oasi per i bambini in cui onde in tartan blu disegnano l’andirivieni di un’area giochi incredibilmente funzionale ed attrezzata. Altalene a forma di ceste giganti, girelli, calci in culo, tavoli da ping pong, campo da calcetto, scivoli d’ogni sorta, tappeto elastico e tanto altro ancora in cui anche le solite api-berlinesi rompicoglioni trovano il loro bel divertimento.

Nella parte bassa del parco una visita la merita il bar-casupola di legno con balconcini attrezzati, dotato di musica cool e cocktail da assaporare davanti ad aiuole di rose dal colore diverso. Proprio di fianco al Volkspark c’è Glucklich Am Park, bar fashion store sempre ricolmo di gente, con sediole colorate all’esterno in mezzo a fiori e sciami d’api, che offre crepes e torte wafer piastrate da sorseggiare ovviamente con un ettolitro di cappuccino e/o caffelatte. Ne esiste un altro su Bernauer Str. poco prima del Mauerpark. Kastanienalle offre tantissimo altro come il delizioso negozietto di gelati Napoljonska al 43 (provate assolutamente il fior di latte al rosmarino, delicatissimo!), il Piadina Bar Syndicato (grandi e buonissime le piadine proposte), i negozi di dischi Melting Point (vinili generi vari con un occhio puntato su elettronica e techno) e Franz & Joseph un pochino più su dove regna il vinile usato in ogni ordine di prezzo e scelta. E ancora abbigliamento, punti di design a buon prezzo, bar pseudo-snob, altre gelaterie e curiosità varie. Scendendo all’indietro torniamo a Rosenthaler Str. che quasi all’inizio si vede confluire l’altra via vincitrice della Berlino 2011 ovverosia Auguststrasse. Nella prima è d’obbligo lo shopping. Dalla catena Who Killed Bambi? ai negozi simultanei (e forse dello stesso padrone) Atahualpa (al 51 scarpe e abbigliamento), Riccardo Cartillone (al 23, scarpe italiane da affrontare con volontà d’acquisto per i prezzi buonissimi) et similaria. Auguststrasse, dunque siamo a Scheunenviertel (accanto al Mitte) quartiere ebraico per eccellenza in passato che sembra stia riprendendosi il suo ruolo in maniera graduale. Nella via protagonista del nostro speciale in grande spolvero le gallerie d’arte, sembra di essere in uno scorcio di Parigi e non è un caso che una piccola bandiera transalpina segnala il bistro Nord Sud. Tavoli di legno e tanta cortesia da parte del buffo proprietario che gestisce il locale, somiglianza forte con un ibrido scaturito tra James Chance innestato a John Lydon, bravo a parlare tre lingue per presentare i suoi tre menù a prezzo abbordabile. Ci racconta che viene dal nord della Francia, da Lille, e non posso non pensare allo spassoso film “Benvenuti al Nord” fiaccamente e mestamente coverizzato dalla nostra industria della commedia ridicola.

Sabbia nelle scarpe ogni fine di giornata. Quella dei parchi anzi del parco con le “onde” a cui abbiamo abituato la nostra piccola esploratrice del mondo. I bambini berlinesi non urlano mai, al massimo piangono ogni tanto, ecco perchè qualche urletto di stanchezza della pargoletta viene visto come un evento alieno. Probabilmente il doping nutrizionale al quale sono sottoposti i tedeschi dal primo mese di vita al sesto-settimo anno circa, ha i suoi effetti anche sul comportamento. Friedrichshain dista cinque fermate di metro da Alexanderplatz, ancora vero punto di riferimento della città – non solo geografico – ma mestamente sempre più sporca e confusionaria. Il market Netto attende le nostre solite compere che riguardano per forza di cose solo latte (di natura incerta), frutta-acerba (di matrice sconosciuta), acqua naturale dal sapor rosmarino e pane commestibile solo entro la prima mezz’ora dall’acquisto. Piove, le biciclette saettano sulla corsia a loro dedicata, qualche randagio-abbestia scagazza felice, l’Herta Berlino sta giocando in casa, lo store che vanta oltre 100 tipi di birra registra il consueto via-vai di umanità diversa ma unita dall’amore verso la bottiglia. Per noi è già tempo di riposare.

Di buon mattino e di ottima lena volgiamo in direzione Ramones Museum. Rispetto a quattro anni fa il museo-cimelio è stato spostato, dal popolare e più affascinante Kreuzberg al più rispettoso e commerciale Mitte. Siamo sempre però al confine con Scheunenviertel a due passi dal Monbijou Park che custodisce un carinissimo bar-teatro con tanto di sdraie fronte fiume. Il nuovo museo si trova in Krausnickstrasse ed è praticamente un bar in cui è stato ricavato uno spazio interno dedicato (3,50€ la visita all’altarino dei newyorkesi con spilletta in regalo – GUARDA VIDEO). Sul muro principale all’entrata campeggiano le firme e le foto ricordo dei personaggi passati a rendere omaggio alla band: da David Byrne al povero Jay Reatard (*), da ogni tipo e sorta di gruppo punk-hardcore a quelli garage’n’roll, da famosissimi a meno famosi. Il merchandising è stato triplicato, nuove magliette (anche per bimbi), tazze, libri, sticker e altre curiosità. Visita d’obbligo così come una firma sul libro presenze spesso imbrattato da idioti italiani con parolacce e stronzate degne di un popolo ancora oggi molto sottosviluppato.

Charlottenburg è Ovest da ogni angolo la si osservi anche se ha ormai perduto lo sfarzo gozzovigliante degli anni del muro. In attesa della ruota panoramica più grande del mondo e di un grattacielo di 118m (!), questo quartiere, negozi di grandi firme a parte, viene indentificato dai comuni mortali per il bellissimo Zoo (*). L’orso Knut non c’è più ma in compenso spiccano cura e reattività di gran parte degli animali presenti, così come la bellezza di un (bio)parco che al confronto quello romano appare come una succursale di Malagrotta. E pensare che architettonicamente il giardino capitolino è una vera e propria opera d’arte offuscata dalla tristezza delle attrezzature e da quella di poveri animali (rin)chiusi nel poco spazio del loro destino da tempo segnato. A Berlino c’è il panda, ci sono gli struzzi, i lupi bianchi, gli orsi certamente, giraffe, cinghiali selvatici, piccioni, galline, ci sono tutti. Ancora pioggia a dirotto giusto in tempo per l’ora di pranzo da passare nel ristorante-fai da te della struttura. L’ingresso costa 13€, disponibili per 4€ anche dei simpatici carrettini su cui trainare i bambini in giro per il parco. Usciti dalla natura cittadina una visitina all’ora di punta sul lungo viale del quartiere dove dobbiamo per forza fermarci da COS, abbigliamento uomo/donna e accessori made in Svezia, che troverà i nostri economici favori. Poi in Kurfurstendamm troviamo anche l’Hard Rock Cafè (roba per turisti-turisti state tranquilli) e un grande negozio di dischi-poster-magliette chiamato City Music (*).

Anche la Potsdamer Platz appare leggermente più caotica, per non parlare dello spazio antistante la porta di Brandeburgo popolata ormai di “personaggi” da foto ricordo come orsi, topi, finti militari, calessi e addirittura una limousine per giri di mezz’ora (!!!), così l’unico affare pittoresco è il Trabi-safari, giro turistico a bordo delle purtroppo storiche Trabant. Dicevamo di Potsdamer e del suo avveniristico centro dentro al quale val bene una messa Legoland (se con prole). 16€ l’ingresso in una sorta di playground dove orde di bimbi eccitati giocano, costruiscono, interagiscono, fanno giri su piccole giostre, passando dentro la jungla animata da animali in lego (ovvio), percorsi e aree dedicate ad uno dei “giochi” più belli mai concepiti da mente umana, cioè quella del carpentiere danese Ole Kirk Christiansen che nel 1934 diede vita alla sua geniale meraviglia. Dalla Frankfurter Tor proseguiamo giù per la Warschauer Strasse, Friedrichshain al pomeriggio ha un aspetto ancor più tetro e sinistro se analizzato da questa parte, quella dell’East Side Gallery (*) – il tratto di muro più lungo rimasto a Berlino -, quella della “pomposità stalinista” della Karl Marx Allee. Qui si viene per riflettere anche se le luci della O2 World Arena cozzano con questo scenario da brivido. A ritroso risaliamo Warschauer Strasse per finire in una sorta di quadrilatero di viette (Boxhanger Str., Kopernikussstr., Revaler Str. per esempio) che poi altro non è che il fulcro della vita notturna del quartiere. Parlando di Roma immaginate allora una via di mezzo tra San Lorenzo e il Pigneto. Tanti localini dove mangiare (si certo, thai, asiatico vario, cinese, sushi… ma anche italiano, greco, vegetariano…) in alternanza con negozietti tutti da scoprire di abbigliamento, accessori, dischi (un paio senza insegna e nome), giocattoli, stoffe e numerosi studi di tatuaggi.

Città viva artisticamente e musicalmente, dalle affissioni in giro per le strade scopriamo che suoneranno in questi-prossimi giorni (festival a parte): Destroyer, Iron & Wine, Blonde Redhead, Tori Amos, Sebadoh (*) giusto per citarne alcuni e pensando al mese teoricamente festivo (qui beati loro non festeggiano neanche il ferragosto a dire il vero). Oggi tocca a Kreuzberg (ovest) sempre acceso e attivo, sempre buono per entrare (fisicamente intendiamo) a contatto con i multietnici negozietti che pullulano in Bergmanstrasse. Al 92 stop all’Espresso Lounge, dove si beve il miglior cappuccino di Berlino con tanto di miglior cornetto senza troppo malefico burro della minchia. Al 10 puntatina da Logo, negozio di dischi “standard” con vinile e usato di varia generalità, al 19 i souvenir non convenzionali di Heimat Berlin (occhio ai cappelli) e di seguito bell’abbigliamento e tazze da colazione da Bergmann. Nelle vicinanze al 33 di Zossener Str. non male Space Hall che ha anche due civici più giù la sezione dedicata ai vinili. Prezzi però alticci per i CD nuovi per i quali rimane consigliato Saturn di Alexander Platz. Voglio ritrovare la vecchia location del museo dei Ramones e proprio in Solmsstrasse cadiamo dentro Melì Melo, bistro-localino semi-vintage, cui il proprietario sosia di Mark Arm dei Mudhoney vi servirà Afri-Cola a ritmo merengue anni ’50, piatti di patate varie e wurstel non devastanti. Che bello.

Berlino è anche questa, come lo era quella raccontata nel 2007, come forse sarà quella che racconteremo fra qualche anno. Città col peso sulle spalle perenne di una storia che non verrà mai cancellata, come i murales che affollano i quartieri est (*), come il profumo delle centinaia di locali che sono il fulcro della vita di questa città, ancora giovane, ancora possibilmente single, ancora impegnata in una ricostruzione quasi totale d’anima e di spirito oltre che del personale mondo (confortevole) attorno. I rumori incessanti quasi familiari degli eterni lavori si uniscono a quelli della raccolta differenziata condotta a mano secchio per secchio, portone per portone, il sole ora è tiepido, il taxi puntuale pronto sulla strada del ritorno. Quattro anni dopo, una mezza vita dopo, una figlia dopo, guardo Berlino con occhi diversi. E se non fosse per il cibo, il clima e la lingua io in questa città ci vivrei. Condizione di evidente impossibilità. Condizione necessaria per aver voglia di ritrovarla ancora. Così, semplicemente. Con lo stesso cuore accanto.

Emanuele Tamagnini

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STOCCOLMA, MADRID, LONDRA, 
LISBONA , PARIGI , BERLINO