Soviet Soviet @ Forte Fanfulla [Roma, 19/Dicembre/2013]

453

Ci sono esordi che, come un fulmine a ciel sereno, illuminano il panorama musicale con una ventata sorprendente di freschezza, in modo del tutto inaspettato e spesse volte senza che degli artefici si sia sentito parlare in precedenza. Vi sono poi debutti che rappresentano la conferma di un percorso artistico che parte da lontano e che ha toccato infinità di palchi e i formati discografici più disparati prima di arrivare al primo agognato full-length. ‘Fate’ dei Soviet Soviet, pubblicato l’11 novembre scorso, rientra pienamente nella seconda categoria. La band pesarese, infatti, è in giro dal 2008 e ha macinato chilometri su chilometri per presentare la propria musica, anche e soprattutto all’estero (Stati Uniti ed Europa dell’Est in primis), affiancando alla attività live – da headliner o da spalla di artisti quali A Place To Bury Strangers e PiL – la pubblicazione di EP et similia e la partecipazione ad alcune compilation. L’atteso debutto ha confermato le innegabili doti di un trio che, utilizzando il post-punk e la new-wave come abbecedario, ha sviluppato un suono intenso, veloce, sfuggente, irruentemente malinconico. Una proposta che in sede live emana ulteriore energia e impatto, proprio com’è avvenuto al Forte Fanfulla di Roma, in uno degli ultimi concerti capitolini del 2013. La piccola sala del Circolo ARCI del Pigneto, abbondantemente gremita, accoglie i pesaresi sul palco intorno alle 23.30. Un saluto brevissimo, jack negli amplificatori e via ad un concerto che, in un’ora, conferma le qualità di una delle più interessanti e capaci realtà dello Stivale. Ampia centralità ai brani di ‘Fate’, i cui riff di basso e trame chitarristiche si inseguono costantemente sostenuti dalla batteria essenziale e incalzante di Alessandro Ferri. Sul tornado musicale sprigionato dai Soviet Soviet si innesta poi l’ottimo cantato in inglese di Andrea Giometti, la cui voce straniante continua a ricordarmi vagamente quella di Brian Molko dei Placebo. L’acustica del Forte Fanfulla non è propriamente delle migliori e pertanto la resa sonora della band non è limpidamente apprezzabile in tutte le sue sfaccettature, nonostante gli sforzi attenti e assidui del fonico. C’è tuttavia ben poco da soffermarsi sui tecnicismi quando si ha di fronte l’intensità e l’irruenza del trio pesarese. Una formula che colpisce per la sua raffinata semplicità: i tre musicisti marchigiani, grazie alla palpabile complicità che li unisce, hanno la dote di far apparire facile ed immediata una proposta invero molto più ragionata ed articolata di quanto voglia lasciar trasparire. Il pubblico reagisce positivamente e applaude senza sosta, l’entusiasmo è talmente elevato che un ragazzo addirittura solleva una tavola da surf nel finale; Andrea ringrazia sentitamente nelle poche pause che la band si concede tra l’esecuzione di un pezzo e l’altro. Un gran peccato che l’ultima parte del set sia minata dalla “morte” momentanea della cassa sinistra del palco, con conseguente ridimensionamento della carica sonica. Ciononostante, lo show del Forte Fanfulla avvalora ulteriormente le qualità dei Soviet Soviet, un vero e proprio fiore all’occhiello della nostra Italia musicale. Lodi, lodi, lodi.

Livio Ghilardi

Foto: Theriuss Allan Zaragoza

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here