Sophia @ Circolo degli Artisti [Roma, 18/Aprile/2007]

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Era dall’estate del 2005 che aspettavo questo momento. Era da quell’agosto di due anni fa che speravo di poter rivedere dal vivo i Sophia, veicolo post God Machine di Robin Proper-Sheppard. Fu infatti durante l’edizione 2005 del Frequenze Disturbate che ebbi modo di ascoltare per la prima volta i Sophia. Me ne innamorai immediatamente, nonostante la loro esibizione venne caratterizzata da una serie di problemi. Dopo quel concerto non potei fare a meno di sperare in un pronto ritorno in Italia. Ieri sera sono finalmente riuscito a soddisfare la mia speranza. Nel frattempo è uscito un nuovo, bellissimo, disco (“Tecnology Won’t Save Us”) e i capelli toccano ormai quasi le spalle. Ma la sostanza, ed è quello che conta, non è cambiata. Lui è sempre lì, con la sua chitarra e le sue canzoni personalissime. E sembra emozionarsi più di noi mentre le canta.

Il concerto inizia intorno alle 23, quando la sala del Circolo è ormai gremita. Robin Proper-Sheppard fan il suo ingresso accompagnato dalla sua band, e attacca subito “Big City Rot”, tratta dall’ultimo lavoro. La serata è semplicemente perfetta. I musicisti sono fantastici e l’impianto regge benissimo e, soprattutto, i volumi sono equilibrati magistralmente, tanto da farci riconoscere ogni singola parola cantata. La scaletta prosegue con “Swept Back”, dal precedente “People Are Like Seasons”, e subito dopo Proper-Sheppard sorprende tutti annunciando un pezzo dal loro primo capolavoro “Fixed Water”, album ormai introvabile, ma che l’artista invita tutti a scaricare dalla rete. Un brano, specifica, che non esegue da tantissimo tempo. “Another Friend” s’interrompe alla fine del primo verso con il suo autore che esclama: “Shit, shit shit…! I can’t even remember the fucking words!”. Promette di recuperare nel caso la memoria volesse aiutarlo, ma così non sarà. E anche se dispiace, gli perdoniamo tutto, perché nemmeno il tempo di rendersene conto ed ecco partire “Where Are You Now”. La cosa che mi colpì subito della sua musica fu l’amore per la melodia e la ballata che conviveva benissimo con l’inquietudine e la distorsione. Aspetto che non viene trascurato stasera, basti ascoltare il finale esplosivo (musicalmente e visivamente parlando) di “Desert’s Song No. 2”. Dopo un’ora il gruppo abbandona il palco, ma il pubblico non è, non può esserlo, già sazio. Così dopo qualche minuto di applausi ecco riapparire il solo Robin per il primo dei bis. “Quando si scrivono canzoni personali, spesso le si scrivono sui momenti peggiori della propria vita. Generalmente questi momenti corrispondono con la fine di una relazione. Scrivere una canzone a riguardo può aiutare a farti stare meglio, ma poi, quando anche la prossima relazione finisce, ti dici: ‘”h! Merda…lo sapevo…’“. La cosa positiva però è che non devi scrivere un’altra canzone, perché l’hai già scritta dieci anni prima”. Queste le parole che introducono “Directionless”, primo dei tre bis. Per il finale saliranno anche tutti gli altri musicisti, regalandoci altri due pezzi: “The Sea” e “So Slow”. Il signor Proper-Sheppard ringrazia commosso il pubblico di Roma. “You guys have been great, honestly”. Ma in verità siamo noi a dover rivolgere queste parole ad un artista incredibile. Assolutamente incredibile.

Emanuele Avvisati

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