Sonny Rollins @ Auditorium [Roma, 11/Novembre/2009]

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‘Saxophone Colossus’ è il titolo di un album di Sonny Rollins considerato tra i capolavori del jazz e, come evidenziato, non nasconde affatto le doti dell’artista in questione, anzi… la curiosità però, è che quel disco uscì nel 1956 ed era già il tredicesimo del 26enne sassofonista tenore. Dunque oggi Sonny Rollins ha ben 79 anni. Cosa è cambiato da allora? Nulla. Sonny Rollins, che fu considerato tra i cinque sassofonisti tenori più influenti della storia del jazz (insieme a Lester Young, Coleman Hawkins, Ben Webster e John Coltrane) rimane ancora oggi un punto di riferimento, un colosso, una leggenda vivente. Assistere ad un suo concerto è un’esperienza decisamente particolare. Non si è infatti solo trasportati dalle note, ma è la consapevolezza nel sapere chi si ha di fronte, che fa viaggiare la mente e l’immaginazione attraverso gli anni in cui il giovane Sonny suonava con Monk, Miles, Hawk e Trane. L’emozione nel vederlo sul palco, per un appassionato di jazz, è paragonabile a quella di un fedele che osserva un messia parlare.

Più di un’ora e mezza quasi senza pause, assoli da brivido, pezzi tiratissimi, ballad sublimi ed i tipici richiami al calypso, hanno reso questa esperienza unica, tanto che gli applausi dall’affollata sala Santa Cecilia non si sono riusciti a contenere. La tecnica di Rollins negli assoli è qualcosa di veramente unico; per quanto il suo stile e le sue ricerche ritmico/armoniche siano state seminali per i jazzisti, ad oggi è quasi impossibile trovare altri musicisti che si avvicinino a lui, cosa invece più frequente se si prendono altri riferimenti, altrettanto importanti, quali Coltrane o Coleman. Il sestetto guidato dal “Colosso” è formato da ottimi elementi, tra i quali spiccano il batterista Kobie Watkins ed il chitarrista Bobby Broom che ci regalano grandi assoli, come anche il percussionista Victor Y. See Yuen che riesce a fare dei prodigi durante un botta/risposta col sassofonista. Non c’è un bis alla fine, probabilmente perchè Sonny non ce la fa (ha soffiato nel sax con una potenza micidiale per più di 130 minuti!), e a dire la verità non era indispensabile visto che il livello di entusiasmo aveva già superato il tetto massimo. Quello che riamane è il suono degli applausi del pubblico! STANDING OVATION FOR THE SAXOPHONE COLOSSUS.

Gabriele Mengoli