Son Lux + White Hinterland @ Lanificio 159 [Roma, 3/Dicembre/2014]

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In un gelido e piovoso mercoledì sera tutto quello che non ti aspetteresti è che a far capolino nella capitale arrivasse uno dei più stimati e avanguardisti producer attualmente in attività proponendo il suo live show, invece secondo la regola per cui ogni tanto qualcosa di buono DEVE accadere eccoci pronti tra le prime file ad aspettare il tanto atteso Son Lux per la pima volta in Italia. Ma chi è Son Lux? La domanda potrà sembrare superflua ai più, considerando il palmares dell’artista di Denver ormai trapiantato in pianta stabile a New York, che dopo aver dato alla luce tre album osannati dalla critica, aver firmato numerose colonne sonore, esser stato selezionato ‘Best new Artist’ da NPR ed aver collaborato con artisti di fama mondiale tra cui Richard Parry (Arcade Fire), These New Puritans e Lorde solo per citarne alcuni, la sensazione è che il trentacinquenne Ryan Lott non abbia affatto bisogno di presentazioni. In un Lanificio 159 pieno quanto basta, la prima a calcare il palco è la cantautrice e pianista statunitense Casey Dienel in arte White Hinterland, che ha accompagnato Son Lux per gran parte del tour (lunghissimo come ricorderà più avanti lo stesso Lott) che li ha visti protagonisti sui palchi di tutto il mondo, ed è proprio con il one-girl show della ragazza originaria del Massachussets, che l’atmosfera diventa subito familiare e le personalissime ballate ai margini del dream-pop e del break-beat sembrano parlare direttamente ad ognuno dei presenti, quasi in un dialogo faccia a faccia che regala un’esibizione onesta e sincera nonostante qualche imperfezione tecnica, passata comunque assolutamente in secondo piano. Dopo una breve pausa è subito il turno dell’headliner che accompagnato da un chitarrista e un batterista e da un backline incredibilmente minimale si posiziona dietro la sua tastiera in perfetto orario. Già alla prima nota suonata dal trio si capisce subito che quello non sarebbe stato un live come tutti gli altri, ed infatti quello proposto dai tre musicisti di Brooklyn va oltre il portato del semplice live-show trasformandosi di canzone in canzone in una vera e propria suite che orbita tra il free jazz, il post rock elettronico e le atmosfere trip-hop dal gusto anni ’80 del cantato di Lott, senza mai perdere una potenza sonora impressionante che non abbandona mai l’ascoltatore dal primo all’ultimo pezzo e alternandosi a finezze tecniche, in una dinamica in perenne contrasto dominata da continui pieni e vuoti, trasforma il live di Son Lux in un’esperienza unica difficilmente raccontabile, da godere con gli occhi, con le orecchie ma soprattutto con la mente. Le hit ‘Alternate World’, ‘Pyre’ e la bellissima conclusione di ‘Easy’ in tandem con White Hinterland fatta salire sul palco poco prima, sono le ciliegine sulla torta di un live incredibile per intensità ed efficacia impreziosito dal livello tecnico dii musicisti veramente fuori dal comune e dalla conclusiva ‘Lanturns Lit’ eseguita piano e voce dallo stesso Lott nel bis come una sorta di ‘farewell’, con la speranza che questo sia un arrivederci e non un addio.

Alberto Paone

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