Sommet: il duo che scala le montagne dalla base fino alla cima

339

La vita si sà, è affare duro e sopratutto quando s’intraprende la carriera artistica il prezzo da pagare a volte è molto alto: continue cadute, fallimenti, progetti morti sul nascere, altri ingiustamente disprezzati ancor prima di essere diffusi, incomprensioni, attacchi di misantropia, fino ad arrivare a quell’estrema necessità di mandare tutto e tutti a quel paese. Ed è questo probabilmente il risentimento che ha portato qualche anno fa all’incontro di Clément Bonnet con Sebastien Rosat. Rispettivamente impegnati su altri fronti musicali, quali Kill For Total Peace (KFTP) per il primo e Service per il secondo. I due trentenni francesi decisero di dar vita, forse proprio per dar sfogo alla loro voglia di fare libera da ogni tipo di costrizione, al duo Sommet, basando un primo (e per il momento ancora unico) album sul concetto della montagna e dell’alpinismo. Ogni traccia del disco infatti – reperibile per intero qui – porta in sé il nome di una tappa della scalata del monte Everest: dal campo base (“Base Camp” appunto) fino alla cima (“Summit”), il tutto coerentemente e originalmente rappresentato dalle grafiche di Olivier Lebrun, con una rigorosa e metodologica precisione come solo I francesi sanno fare. Le influenze in termini musicali vanno invece dal krautrock più esasperato all’elettronica più pura, come quella dei tedeschi Tangerine Dream o Harmonia, fino ad arrivvare ad un più “dolce“ e nostrano Giorgio Moroder. In sostanza il disco – nel suo genere perla di rara originalità – si propone di traslare in musica l’aspetto meccanico e fisico della scalata, insieme alle sensazioni che si aprono nell’animo dello scalatore durante l’atto. Di certo non di facile recezione e di sicuro non a portata di tutte le orecchie, la musica dei Sommet in realtà centra in pieno il suo obiettivo ed arriva a tradurre con il solo uso di tastiere elettroniche e sintetizzatori analogici, il senso ripetitivo dei gesti, I colpi dei picchetti nel ghiaccio, il sibilio del vento, il respiro aggravato dalla mancanza di ossigeno. In sostanza tutte quelle sensazioni che per il momento avremmo potuto solo leggere (piuttosto che sentire) nei romanzi di Messner, Terray o Bonatti. Un suono che illustra e ci parla di un’ascesa estremamente faticosa e paziente. E se non è da tutti apprezzare un tipo di musica così, eccessivamente strumentale ed introversa, I Sommet se ne infischiano altamente e raccolgono riconoscimenti che arrivano da ben altri lidi, come il patinato e remunerativo mondo della pubblicità. Il pezzo ‘Base Camp’, infatti è stato scelto come colonna sonora dello spot francese 2012 per la Renault Laguna. Insomma un album, che seppur difficile e ormai datato (uscito infatti sotto l’etichetta Desire Record, lo scorso giugno), potrebbe essere un buon mezzo per far fronte al caldo rovente della prossima estate.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here