Sol Invictus @ Castello Medioevale [Itri, 15/Settembre/2007]

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Uno scenario di eccezione mi aspetta stasera. Il Castello Medioevale di Itri, una location di incredibile bellezza per un evento veramente all’altezza del fascino di questo luogo. Arrivo per tempo, entro nella corte antica dove si esibiscono per primi gli Autunna et sa Rose, duo sperimentale ferrarese, presentati dalla casa discografica Ark Records. Un’esibizione veramente interessante quella di Simone Montanari al violoncello e di Disorder, performer recitante e pianista. Testi di Antonin Artaud vengono recitati su ambientazioni musicali stranianti, una rivisitazione magistrale di “Some Guys” dei Tuxedomoon (il gruppo ha collaborato anche con Steven Brown, nel 2002, per la realizzazione di “Sturm”, opera di teatromusica) è il momento più toccante. La recitazione impeccabile e profonda e le melodie lancinanti vengono accompagnate da meravigliose immagini video, realizzando un vero e proprio Gesamtkunstwerk di tutto rispetto. L’unico appunto che mi sento di fare è sul fatto che un progetto interessante come questo meriterebbe una spazialità diversa per essere fruito nel migliore dei modi: l’action di Disorder doveva essere più vicina al pubblico. Magari, perché no, addirittura in mezzo al pubblico stesso. La visione frontale e le presentazioni dei brani pezzo per pezzo, come se si trattasse di un semplice concerto, sono state forme riduttive di comunicazione di un così forte messaggio artistico. Se l’intento, infatti, era quello di avvolgerci in un mondo, era quello di farci fare un sobbalzo dell’anima, gli Autunna et sa Rose, dovevano evitare di presentare i pezzi uno ad uno e lasciarci naufragare totalmente nella loro magistrale esibizione.

Il secondo gruppo della serata ci stupisce con un’entrata ad effetto: le Dame Mediolanensi, Elena, Daniela e Luminitça, le signore dei Camerata Mediolanense, attreversano il pubblico con delle torce accese e delle sontuose maschere sul volto. La performance delle Dame è veramente notevole, soprattutto dal punto di vista della bravura tecnica di queste stupende interpreti. Ci vengono regalati pezzi tradizionali di varie estrazioni culturali, prima canti medioevali, quindi pezzi provenienti dalla Francia degli artisti di strada, da atmosfere marziali di una Germania in pieno conflitto mondiale, da una Milano partigiana. Un continuo viaggiare di atmosfera in atmosfera, toccando tutti i clichées della decadenza. In modo giocoso, in fondo, che sfiora sapientemente strade fumose, Cabaret, bordelli, trincee, carceri e castelli.

Giunge il momento dei tanto aspettati Sol Invictus, che arrivano dopo la mezzanotte. Il castello, nel frattempo si è progressivamente riempito di numerose presenze di nero vestite, facce conosciute provenienti da città diverse, tutte riunite in questo incontro quasi magico. Tony Wakeford si presenta per l’occasione con Renee Rosen al violino, Andrew King, altro vocalist e polistrumentista, Caroline Jago al basso, Leslie Malone al laptop e bodhràn, Guy Harries al flauto. E subito siamo rapiti totalmente dall’atmosfera senza tempo della sua musica, dalle atmosfere antiche e malinconiche di ascendenza celtica, provenienti dai numerosi lavori di Wakeford. Proiezioni di vecchie incisioni e fotografie in bianco e nero fanno da accompagnamento visivo alle autunnali visioni dei Sol Invictus. Un brivido freddo e caldo insieme provengono dalla commistione di strumenti tradizionali e basi elettroniche che stendono tappeti di ghiaccio su cui danzano le strofe di un menestrello alla fine del tempo. Sublime e intimo insieme, Wakeford ci ha regalato una esibizione semplice e diretta, senza fronzoli e senza allusioni. Encore, l’immancabile “Believe Me”. Una serata da ricordare sotto diversi punti di vista: la musica e le stupende esibizioni innanzitutto, ma ovviamente anche il luogo straordinario che ci ha ospitati e l’impeccabile organizzazione.

Simona Ferrucci

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