Soho Dolls + Felt Ups @ Rashomon [Roma, 31/Marzo/2006]

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Se non ho capito male, molte delle serate che in questa stagione erano state programmate al vecchio e caro Zoobar, ehm… lo ammetto, uno dei miei locali preferiti in città (in bocca al lupo ai gestori per una prossima riapertura) verranno temporaneamente spostate al Rashomon. Pur non conoscendo bene Soho Dolls e Felt Ups, pensavo che il loro concerto, in ogni caso, poteva essere – quantomeno – un’ottima occasione per inaugurare la nostra presenza da quelle parti, e capire se il club in questione potesse realmente sostituire il vecchio capannone della Casa delle Pace nei nostri girovagare del venerdì sera. Anni di insegnamenti del grandissimo Massimo Marino di Televita non mi hanno certo reso intransigente nella scelta dei locali, ma, devo ammettere che, di primo acchitto, l’incredibile orda di minigonne, vertiginosamente corte, che scendevano e risalivano lungo la scala a chiocciola che porta dai camerini alla sala principale del locale mi ha fatto davvero sentire subito a casa… era dall’ultima notte di San Lorenzo che non vedevo tanti nasi all’insù.

L’altissima concentrazione di tacchi a spillo, frangette da ottanta euro e tatuaggi indie-fashion deve aver fatto sentire a casa anche le/i Soho Dolls. Non me ne vogliano, loro sono adorabili, ma il fatto che da molto tempo ormai girino solo con gli stessi singoli (e vabbè che li ha prodotti la Poptones) senza ancor aver dato alla luce uno straccio di disco così come l’idea che concentrino il succo della loro proposta sull’ immagine (davvero impeccabile) da musiciste/i da passerella li rende per ora decisamente più adatti alle riviste di moda che non quelle di rock’n’roll. Anche l’esibizione del resto, nel corso della serata non ha fugato i nostri dubbi. Le due ragazze sono davvero carine ed hanno un look perfetto, ma il forte utilizzo di basi registrate non riesce a scaldare più del dovuto la loro esibizione, e laddove Client e Peaches (altre realtà a cui le nostre vengono spesso accostate) riescono a sopperire con una presenza più carismatica sul palco, i/le nostri/e finiscono spesso per sembrare dei Garbage di serie B, dando l’impressione di non aspettare altro che i diritti del loro singolo venga acquistato da qualche compagnia per uno nuovo spot ultra trendy… cosa che comunque gli auguro, perché, in fin dei conti, la loro musica è dieci volte meglio di quella che mediamente gira nei circuiti dove loro vogliono arrivare.

Molto più sanguigno in ogni caso il set delle Felt Ups in apertura. Le cinque ragazze romane valgono il triplo della maggior parte di tutto il mezzo milione di band nippo-punk al femminile di cui si parla tanto sulle riviste di settore, i loro coretti mi fanno morire come quelli delle Softball o Thug Murder… se calzassero tacchi meno vertiginosi (12 cm?) forse riuscirebbero ad essere anche meno statiche sul palco, coinvolgendo la gente molto più di come non hanno fatto stasera. Al contrario delle Soho Dolls poi, la loro musica ha senso anche ascoltandola ad occhi chiusi, considerando che poi alcune di loro hanno molto più charme delle tipette di Londra. Il punk si può ascoltare anche dal manicure… o forse no, dieci anni di Marino su Viviroma mi hanno totalmente rincoglionito. “A frappè”.

Federico Vignali

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