Sohn @ Circolo Magnolia [Milano, 15/Febbraio/2017]

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Che il Circolo Magnolia sia una delle realtà più attente alle nuove tendenze musicali internazionali è cosa nota per chiunque tenga d’occhio il ricco cartellone concertistico del capoluogo lombardo. Non è un caso che, pochi giorni fa, il capannone del Circolo Arci di Segrate, nella periferia est di Milano, sia stato teatro del live di Christopher Michael Taylor aka Sohn, ovvero uno degli artisti in rampa di lancio sulla scena elettronica internazionale anche grazie al suo stile ibrido, sospeso fra l’ambient e un cantautorato che ammicca al soul. È stata l’unica data italiana del tour a supporto di ‘Rennen’, seconda fatica discografica del musicista e producer inglese. Abbandonato il cappuccio da clubber dei suoi precedenti tour, Sohn si è presentato sul palco con un cappello elegante e in leggerissimo ritardo rispetto all’orario annunciato, inaugurando la sua esibizione con le carezze di ‘Tempest’. Le successive ‘The Chase’ e ‘Proof’ già mostravano l’importanza dei musicisti al seguito, capaci di conferire una maggiore corposità a tutti i brani in scaletta e di fornire, attraverso un uso sapiente di loop station, tappeti elettronici e batteria acustica, il contesto ideale perché le grandi doti vocali di Sohn potessero spiccare. Nel suo continuo oscillare fra ‘Tremors’ e ‘Rennen’, la scaletta ha concesso la grande doppietta ‘Signal’ e ‘Bloodflows’, pezzi la cui resa dal vivo è particolarmente brillante. Il concerto scorreva fluido, praticamente senza sbavature. Nelle fasi più concitate e intense, Sohn e compagni hanno saputo produrre atmosfere quasi da clubbing, pur senza snaturare il proprio sound che, in realtà, presenta ben altre caratteristiche. In alcuni casi i brani sono stati leggermente dilatati rispetto alla versione in studio, come nel finale, con ‘Harbour’, ‘Falling’, ‘Lessons’ e l’attesissima ‘Hard Liquor’, che ha rappresentato uno dei momenti più felici del concerto. La breve pausa prima del bis ha confermato la sensazione diffusa che nelle retrovie il pubblico fosse parecchio chiassoso, per fortuna quasi sempre sovrastato dai volumi alti della musica. In reprise, il minimalismo di ‘Rennen’ ha messo in luce nuovamente il timbro caldo e pulitissimo di Taylor e l’eleganza di ‘Tremors’ ha preceduto la coinvolgente ‘Conrad’. Quasi novanta minuti di grandissimo spessore hanno ribadito l’ottimo stato di salute di un artista che viaggia verso la sua maturità e che manifesta anche una grandissima attitudine al live.

Piergiuseppe Lippolis

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