Sohn @ Circolo degli Artisti [Roma, 3/Ottobre/2014]

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“Don’t Believe The Hype” gridavano i Public Enemy nel 1988, ma quando ad arrivare nella capitale è uno degli astri nascenti della scena electro-soul mondiale, con uno dei dischi d’esordio più convincenti degli ultimi anni e dell’intera categoria, targato 4AD, e con alle spalle produzioni illustri per nomi del calibro di Lana Del Rey, BANKS e Rhye, solo per citarne alcune, allora diventa veramente difficile da credere. Ed effettivamente le nostre aspettative non sono state disattese, nella intima e calda cornice del Circolo degli Artisti, dopo che le bombe d’acqua, che stanno “rinfrescando” l’Ottobre romano, hanno lasciato spazio alla quiete dopo la tempesta, è già il momento di vedere sul palco il primo act, e a dire la verità la prima grande sorpresa della serata, l’inglesissimo Fyfe, nome d’arte di Paul Dixon, giovanissimo cantautore e producer già conosciuto sotto lo pseudonimo di Davyd’s Lyre e che stasera presenta un altro esordio notevolissimo, l’EP ‘Solace’ acclamato dalla critica mondiale di settore. Nella mezz’ora a sua disposizione, Fyfe, che è accompagnato da un batterista addetto ai pad in un live set quasi totalmente elettronico, intesse sapientemente sonorità che spaziano dall’electro-folk a melodie soul e a tratti caratterizzate da quel piglio maggiormente catchy, tipico del nuovo pop inglese, in un’esibizione godibile e delicata dall’inizio alla fine, “disturbata” dal vociare continuo con cui purtroppo siamo soliti accompagnare gli artisti di apertura. Terminato il primo live, il locale si riempie definitivamente e viene predisposta l’incredibile scenografia a led che accompagna lo spettacolo del nostro Sohn, che in una coltre di fumo, sulle note della fantastica opening ‘Ransom Notes’ fa il suo ingresso sul palco con l’immancabile cappuccio, ipnotizzando il pubblico e trasportandolo istantaneamente in un’altra dimensione quasi più da assaporare, che semplicemente da ascoltare. I primi tre brani scivolano fluidamente tra beat incalzanti e sprazzi di synth pop, il tutto impreziosito dalle linee vocali di Cristopher Taylor, che si dimostra oltre ad un ottimo autore, un esecutore ancora migliore. Arriva la title track dell’album ‘Tremors’, seguita dalla hit ‘Bloodflows’, fino al momento forse più intimo e corale dell’intera serata, l’acapella di ‘Tempest’ con un Circolo degli Artisti ormai nelle mani dell’artista londinese, che  in una ideale “climax ascendente” giunge alla parte finale dello show, dalle tinte più up-beat e neo-soul del singolo ‘Artifice’ fino alla conclusiva ‘Lessons’ vero e proprio capolavoro dell’intero repertorio. L’encore affidato a ‘The Wheel’, chiude in bellezza una serata sicuramente da ricordare. Quello visto a Roma è un live completo artisticamente e tecnicamente, che in poche ma studiate mosse, riesce a trasportare l’ascoltatore in un mondo nuovo fatto di suggestioni audio visive e storie raccontate che difficilmente si dimenticheranno, anche se l’estrema cura negli arrangiamenti può risultare a tratti eccessiva  Sohn,  si conferma come una delle novità da tenere d’occhio nel panorama della musica elettronica mondiale e siamo sicuri che difficilmente, in futuro, avremo la fortuna di poterlo riascoltare in una location così calda e raccolta come quella di un live club.

Alberto Paone

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