Slowdive @ Unaltrofestival-Circolo Magnolia [Milano, 2/Settembre/2017]

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Ci siamo detti prima che cambi la faccia della luna. Ci siamo guardati trafitti dalla stessa luce. Ci siamo ancora amati. Proprio là dove c’eravamo incontrati, così semplicemente, parlando di quei gruppi, di quella musica dell’anima, della purezza di un suono e di riverberi rilessi, degli Slowdive. Questa è una lettera d’amore. Non vuole essere altro. Non potrebbe essere qualcosa di diverso. Venti, dieci anni dopo. Un rincorrersi di date e coincidenze. Con le mani, che forti, si stringono a ogni sussulto del cuore. Proprio quando ci hanno detto che l’estate è finita. Mentre il rumore della pioggia sobbalza ritmato su quella che una volta era la mia seconda città. Dove avevo affetti e rifugi sicuri mentre tutto attorno il mondo. Milano non ha perso un minimo del suo fascino, anzi, sembra essere sorprendentemente aumentato. Un profumo diverso. Lo stesso di sempre. Tre anni per ridisegnare la mappa, le coordinate, i punti d’arrivo dello stargazer. Ricordi corrono veloci a ritroso nel tempo. Con gli occhi aperti a guardare il soffitto di una stanza sospesa. Daydreamer la scritta al neon sempre accesa, justforaday quando mi volli avvicinare, scoprire, in quegli anni bisognava cercare il destino a mani nude. I cinque ragazzi inglesi esempio di integrità artistica. Nulla (o quasi) è mutato da allora. Shoegaze in tutto il suo splendore. Definizione: fissareconlosguardolescarpe. Distintivo, descrittivo, dispregiativo, definitivo. Un termine che è riuscito a racchiudere e comprimere un’epoca. Un lampo improvviso in un momento di stanca creativa nell’isola britannica. Un bagliore davanti al quale abbandonarsi, vinti, stremati, eterea bellezza. L’incanto e il candore di un viaggio che parte da ‘Slomo’ e termina a ’40 Days’. Novanta minuti protetti dentro una bolla. Questa è una lettera d’amore, non vuole essere niente altro. Con le mani protese verso la dolce Rachel. I suoi sorrisi sono quelli di sempre, quelli che l’hanno aiutata in un personale, impervio percorso di vita. La musica è salvezza. Verso Neil che sembra aver cancellato ormai la voce Reading dal luogo di nascita identificativo, se è vero che potrebbe esser benissimo cresciuto in un sobborgo della provincia americana tanto cara a Kent Haruf, trucker hat, workwear jacket, jeans e baffoni settanta. Verso Simon, batterista magnifico, Nick al centro della scena, pulsazioni nitide, certamente fino a Christian gigante defilato dai riflettori. Stazioni spaziali, cieli blu, la brezza inafferrabile, le stelle errabonde, un set perfetto, che diviene cristallina follia quando i colori disegnano code strumentali di una potenza e precisione fuori dal normale. Gli Slowdive è un volto alto. Anche la pioggia, anche le nubi, anche ciò che è al di sopra dei limiti terreni, tutti devono arrendersi. Avremo dell’altro tempo, certo che l’avremo, per capire cosa ci sarà dopo. “Just to try and watch you. Said I love the way that you smile…”. Ci siamo detti prima che cambi la faccia della luna. Abbiamo mantenuto la promessa. Proprio là dove c’eravamo incontrati, così semplicemente.

Emanuele Tamagnini

Foto dell’autore

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