Sleepy Sun @ Sinister Noise Club [Roma, 24/Maggio/2009]

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La west coast colpisce ancora. Direttamente dalla comunità di Santa Cruz, California sei ventitreenni marchiati ATP Recordings. Un debutto – ‘Embrace’ – che raccoglie i suoni, le storie e l’atmosfera della Bay Area diventando, inevitabilmente, psichedelia. Un’intensità on stage nata tra l’oceano e la foresta e forgiata sui palchi di San Francisco. Entrambe le vesti, in studio e sul palco, acclamate dalla stampa estera come “outrageously brilliant”, “intense and powerful”, “dazzling stuff”, “undeniably exciting”, “both elegant and beautiful”. Mistico e sulfureo, cupo e luminoso, ipnotico e martellante, ‘Embrace’ attinge ad un’eredità (Grateful Dead, Black Sabbath, Creedence Clearwater Revival) ed una contemporaneità (Black Mountain, Comets On Fire, Black Angels) che muovono da psichedelia e stoner, raggiungendo vette lisergiche pur senza cadere nella trappola della ripetizione. Jam dall’incedere lento o incontrollato, che lievitano sull’intreccio bucolico di voce maschile (Bret Constantino) e femminile (Rachael Williams). Aldilà di ogni ottima premessa discografica, dopo averne apprezzato l’intensità on stage qualche settimana prima all’ATP Festival di Minehead, è parso ovvio fare il bis, contando – tra l’altro – sull’atmosfera intima del Sinister Noise.

Fin troppo intima. Diciamo subito che l’unica nota stonata del concerto non sono stati né la (densa) performance degli di Sleepy Sun, né il pubblico (entusiasta) presente. Forse colpa della domenica, o forse del poco hype attorno al giovane gruppo, ma tutti quelli che oltre a noi trenta non ci sono sembrano, quasi, degli assenti ingiustificati. Gli stessi, probabilmente, che una settimana dopo si sbrodoleranno sul live dei sei californiani al Primavera Sound. Mentre si preparano, Rachael intona la canzone di sottofondo e chiacchiera con i presenti: il loro motto “let’s get weird” racchiude tutta la naturalezza e la profonda purezza disinibitoria del magico angolo di mondo in cui sono nati. Proprio “come se foste nella vostra stanza solo con noi”,  i ragazzi chiedono di spegnere le luci dopo il primo pezzo. Spirituali, nell’incontro delle voci, irrefrenabilmente terreni, nelle esplosioni di wah wah acido e primitivo. Catartici, nei climax continui in cui le idee e le emozioni si alternano. Se il passato fa capolino, è solo come una consapevolezza, un magma incandescente a cui dare una nuova forma. La forma di lunghe jam, spontanee – nelle danze dell’armoniosa ventidueenne mora – e sapienti – nelle suggestive dinamiche tra la sezione ritmica e le due chitarre, energici concentrati di heavy rock lisergico. Come un caldo viaggio di dieci minuti, tra luci ed ombre visionarie della “comunità occulta di Santa Cruz”, ‘New Age’ ci trascina nel cuore della Terra, poi nelle profondità del mare, per poi disperderci nello spazio. Applausi ed emozione. Quasi stordimento, tanta è la potenza da assimilare in un’atmosfera così intima. Il banchetto del merchandising viene praticamente svuotato, la piacevole sorpresa riempie gli occhi e il cuore (e la bocca) dei presenti. All’uscita, Rachael è la prima (e probabilmente ultima) persona che manifesta apprezzamento per la maglietta dei Young Marble Giants che indosso. Per questa sera, davvero, non avrei potuto chiedere di più.

Chiara Colli

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