Slayer @ Atlantico Live [Roma, 17/Giugno/2013]

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Sorprendentemente definirei il concerto degli Slayer all’Atlantico Live rilassante! Rapido e… OK no, non indolore, ma estremamente godibile. Una serie di sfortunati eventi, di cui uno tragico, avevano di recente modificato l’assetto della band di Los Angeles, leggenda del metal mondiale. Il 2 maggio scorso scompare all’età di 49 anni Jeff Hanneman, l’autore e il compositore dei migliori lavori del gruppo. Prima ancora i quattro ebbero dei problemi con quel mito di batterista che è Dave Lombardo, sostituito da Jon Dette per il tour Australiano che, alla vigilia del tour europeo, venne sostituito a sua volta da Paul Bostaph, già componente della band dal 1992 al 2001. A prendere il posto di Hanneman in modo definitivo invece è stato Gary Holt degli Exodus. Risultato: senza nulla togliere a Holt e Bostaph, gli Slayer storici sul palco dell’Atlantico erano solamente Tom Araya e Kerry King. Probabilmente uno dei motivi per cui il locale non esplodeva di gente come pensavo. Ma per me è stato un bene: arrivo esattamente alle 20 e 30, compro una birra optando per aspettare fuori una mezzora invece di vedermi gli ultimi 5 minuti del gruppo d’apertura. Il grigio parcheggio dell’Atlantico invaso da magliette nere, venditori ambulanti e metallari di tutte le età, aveva un nonsoché di attraente. Una volta dentro comprendo di poter facilmente appostarmi sotto il palco, prendo una seconda birra e nel momento esatto in cui mi lecco i baffi dalla schiuma del primo sorso si fa buio, si accendono i fari rosso sangue ed entrano fieri gli Slayer sul palco. Sono le 21 e sta per partire il primo pezzo in scaletta, ‘World Painted Blood’. Da questo momento in poi lo show sarà un percorso unico, fatto di brevissime pause in cui Tom Araya scruterà con sguardo sornione il pubblico, per poi riaprire le violente danze. È vero, testi, canzoni e simboli degli Slayer sono pieni di riferimenti al nazismo, alla guerra e al diavolo. A me piace pensare che sia un fattore estetico che provoca più risate che ribrezzo considerata l’esagerazione palese di tutta questa roba. Di sicuro il pubblico sembrava volesse solo divertirsi: durante l’intro di ‘Angel of Death’, a chiusura di concerto, si è ovviamente scatenato l’inferno, ma nel momento esatto in cui Tom Araya ha fatto il celebre acuto iniziale, tra lo stupido marasma creatosi sotto di lui, quasi tutti ridevano. Perché fa ridere! Spettacolari le performance di ‘Disciple’, ‘The Antichrist’, ‘Postmortem’ e ‘Raining Blood’, con la quale hanno chiuso la scaletta prima di rientrare con la bellissima ‘South of Heaven’ e chiudere con ‘Angel of Death’. A fine battaglia, mi accorgo che sul palco il telo con il logo degli Slayer aveva lasciato il posto ad un altro sfondo: il celebre marchio dell’Heineken con su scritto (al posto di Heineken) Hanneman e, più sopra, Angel of Death: un’immagine che dice tutto.

Marco Casciani

Setlist
World Painted Blood

Spirit in Black

War Ensemble

Hate Worldwide

At Dawn They Sleep

Bloodline
Disciple
Mandatory Suicide

Chemical Warfare
The Antichrist
Postmortem
Hallowed Point
Seasons In The Abyss

Hell Awaits
Dead Skin Mask

Raining Blood

South Of Heaven

Angel Of Death

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