Sister Assassin @ Circolo degli Artisti [Roma, 25/Ottobre/2011]

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“Witchy, bitchy and sexy. Devilishly groovy music from three diverse underground divas in a rare performance”. È stato descritto in questo modo il nuovo progetto di Lydia Lunch denominato Sister Assassin. Le tre “underground divas” di cui si parla sono la Lunch stessa, naturalmente, affiancata dalla “nostra” Beatrice Antolini e dalla sassofonista californiana trapiantata a Berlino Jessie Evans. Per quanto riguarda la Lunch ero rimasto a quella bomba dei Big Sexy Noise, ovvero il progetto che la grande dark lady ha tirato su con gli inglesi Gallon Drunk, che hanno realizzato un unico album omonimo da ascoltare tutto d’un fiato dall’inizio alla fine. Di questo nuovo progetto invece non ne sapevo nulla, ma c’erano diversi fattori che m’incuriosivano e uno di questi era questo essere dark totalmente femminile, che personalmente non mi capita spesso di vedere. Intendo qualcosa che si lega alle atmosfere, al look, alla poesia e alle parole, al decadentismo, ai movimenti, ai gesti. Il concetto è un po’ quello delle dark lady o le femmes fatales nei film noir classici unito a tutto quel filone cult in cui tre donne (sempre tre) sono le protagoniste indiscusse, dimostrano di avere più palle degli uomini e sono caratterizzate ognuna da una diversa, precisa, personalità (da “Faster Pussycat Kill! Kill! al più recente “Death Proof”).

Così quando arrivo al Circolo intorno alle 21 e 30 noto poca gente e se da una parte non capisco, dall’altra penso che tutto sommato non mi dispiace per niente una sala con poco pubblico. In effetti quando le tre “eroine” salgono sul palco la sala è riempita per circa un terzo della sua grandezza, ma ciò ha contribuito all’aria rilassata e informale del concerto. La formazione è questa: la Lunch al centro con microfono in mano e leggio tattico alla sua sinistra, Jessie Evans a destra con sassofono e tamburello, mentre la Antolini alla batteria. Lo spettacolo sembra non avere pause: quelle che ci sono durano poco e servono a far prendere un po’ di fiato, ma niente contatto con il pubblico, quasi a non volersi distaccare dalla “parte”. È uno spettacolo dal flusso continuo, dall’atmosfera cupa, sensuale ma rilassata. Ad un certo punto capisco le tre diverse personalità che accennavo e che si ripercuotono sugli strumenti stessi: follia decadente di Lydia Lunch, sensualità algida di Jessie Evans e aggressività di Beatrice Antolini. Nessuna distorsione, l’unico suono a gracchiare è quello della voce dell’ex reginetta della No Wave, che spesso si trasforma in nenia rivolta al pubblico con tono quasi sarcastico. Una batteria minimale, ipnotica e selvaggia a rendere quasi tribale il sound mentre a concedere sensualità, malinconia e dolcezza è il sassofono di Jessie Evans. Tutto sembra durare decisamente poco, forse un’ora, e quando le tre se ne vanno, (Lydia Lunch con borsa in spalla che aveva poggiato sul palco) dalle prime file qualcuno insiste per un bis, che però non arriva. Un bel progetto quindi, ma chissà che seguito avrà considerati gli innumerevoli progetti già “aperti” dalla Lunch. Quello che avverto è che è sempre bello vedere artisti che non smettono di produrre e si buttano in mille esperienze diverse senza mai fermarsi, al di là della continuità o del successo. È stimolante anche per chi ascolta.

Marco Casciani

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