Siouxsie @ Teatro Romano [Ostia Antica, 12/Luglio/2008]

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I concerti nella cornice del Teatro di Ostia Antica offrono sempre emozioni straordinarie per il fascino che emana dal luogo stesso e l’atmosfera di familiarità che quest’ultimo riesce a creare fra i presenti. Ma stavolta ancora di più. Il teatro era pieno. E di bella gente. Sebbene all’entrata ancora molti biglietti fossero rimasti invenduti, all’inizio del concerto il teatro era gremito: i soliti ritardatari, che si muovono solo al calare delle tenebre… (con quel caldo, vorrei vedere). Non trascurabili nella decisione dell’ultima ora sono state le recensioni che sono pervenute in questi giorni sulla performance pisana, che dipingeva una Siouxsie tutt’altro che decaduta dal trono che le compete. E così è stato anche a Roma: la Regina della Notte indossava una strepitosa tutina glam argentata, rossa e nera, che le fasciava un fisico spettacolare. Susan ha posseduto il palco sin dall’inizio del concerto, non rimanendo un minuto ferma e ammaliandoci con i suoi movimenti felini. All’inizio ci ha salutato in italiano e poi ci ha chiesto “Are you ready for a high kick?”, alzando la gamba fino alla testa come faceva un tempo Heather Parisi… ok, ok Susan, sei in forma! Una voce straordinaria che ha guadagnato in interpretazione ciò che ha perso in estensione durante gli anni. E il carisma di sempre: tutto scompare quando Siouxsie sale sul palco. Rimangono lei e la notte. I musicisti sono tutti abbastanza bravi, ma nulla in confronto al suono wave dei Banshees… eh, mi devo rassegnare, gli anni ’80 sono proprio finiti… e si sono portati dietro tutta l’effettistica. Lo show comincia con il brano ‘Into A Swan’ dal nuovo album ‘Mantaray’, a cui segue però sin da subito ‘Christine’, con grande ovazione dei presenti, francamente più interessati al revival che ai nuovi pezzi dell’artista inglese. E il concerto continua su questa direttiva: applausi tiepidi per i nuovi pezzi, pur sempre bei pezzi a mio avviso, e vere e proprie esplosioni di delirio per brani come ‘Spellbound’ o ‘The Happy House’. Il secondo set comincia con una Siouxsie grondante di sudore con un turbante in testa per asciugarsi e di colpo il teatro esplode al suono del basso di ‘Israel’, a cui segue ‘Arabian Knights’. Al termine della scaletta canonica Siouxsie interagisce con il pubblico chiedendo cosa dovessero suonare, visto che dal pubblico continuavano a provenire richieste, e alla fine augura buon compleanno a ‘Hong Kong Garden’. Lo scambio fra artista e nostalgici è stato giocato con ironia e con una certa consapevolezza da parte di Siouxsie, per niente infastidita dai ricordi, anzi dimostrando continuità con quello che è stato il suo passato musicale, soprattutto dal punto di vista dell’ironia. Non è un caso, infatti, che la maggior parte dei pezzi scelti dal suo repertorio siano stati quelli più giocosi. Il concerto si conclude con ‘Spellbound’, con grande soddisfazione di tutti. Il popolo di nero vestito si incammina verso l’uscita dell’area archeologica, continuano chiacchiere e scambi di opinione, fra i giovincelli e i meno giovani… una bella serata fra amici alla corte di una regina amichevole, piacevole sotto tutti i punti di vista.

Simona Ferrucci

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