Siouxsie @ Metarock Festival [Pisa, 6/Luglio/2008]

538

L’evento è una delle serate di “Metarock” al Giardino Scotto. Sono lì per vedere/sentire Siouxsie, dopo averla vista 28 (sì, ventotto) anni prima a Genova nel pieno del movimento punk e altro. L’atmosfera è quella giusta: tanti nipotini di Sioux aspettano buoni buoni l’arrivo della Zia; con loro anche qualche superstite, tra cui il sottoscritto. Il luogo è veramente adatto: un avvallamento contornato da antiche mura romane che al momento clou della serata sarà pieno di 2-3000 persone. Ma andiamo con ordine. Il sole spacca ancora le teste e cominciano ad esibirsi gruppi punk o simil punk italiani (4) dei quali l’ultimo, di cui non ricordo il nome, veramente convincenti, con una cantante che sprizza energia a manetta. Poi Lilith And The Sinnersaints, forse l’unica dark lady nostrana, anche lei in pista dal 1980, riesce a dare emozioni nel poco tempo che ha per esibirsi, e ci ricorda con la sua presenza che tutto o quasi ha origine da un gruppo che si chiama Velvet Underground. Cristina Donà si presenta con una band: mi aspetto tutt’altro tipo di esibizione, e lei invece spiazza tutti (volutamente?) con un performance che svaria dal prog spinto al quasi punk; canta che è un piacere ed ha una importante presenza sul palco, e teniamo d’occhio la band perchè è veramente tosta. Non è facile esibirsi prima di Siouxsie davanti a questo tipo di pubblico (peraltro molto rispettoso) e lei lo fa con grande grinta ed anche ironia. “Lo so che aspettate Siouxsie ma ormai sono qua…”. E quando scende la notte arriva Lei: la regina delle tenebre.

Arriva percorrendo le mura sopra il luogo dove tra pochi istanti si esibirà, sembrano costruite apposta per lei ed invece sono lì da 2000 anni. La band si piazza sul palco e attacca ‘Here Comes That Day’ dall’ultimo album. Un fremito generale sale e lei si presenta con tuta dorata sexy-spazial-punk con capelli neri neri alla Siouxsie, saluta con un “buonasera miei piccoli diavoli” (ehi baby qui c’è anche qualche satanasso), ci mette 20 secondi a mettere a posto la voce e scopro che ora sa anche cantare, e bene, e poi… è più bella di trent’anni fa: uomini e donne presenti sono in catalessi. Attenzione la musica non è in secondo piano, perchè mentre lei è letteralmente scatenata nelle sue danze ora sinuose ora tribali, la band, dove l’unico superstite Banshees è il marito-batterista, sprigiona salute da tutti i pori e se magari c’è una piccola perdita di originalità, dal punto di vista tecnico siamo molto in alto. Qualche piccola trovata elettronica qua e là, l’uso dello xilofono, arrangiamenti curati ed elaborati fanno capire che la Ragazza si è data veramente da fare. Dopo ‘About To Happen’, la prima chicca del passato: ‘Christine’ e i brividi diventano ingestibili e poi ‘Happy House’. Lei non si risparmia un secondo, è in forma smagliante, si muove come una ragazzina e con una classe inarrivabile. Brava bella e generosa: possiamo volere di più? Praticamente esegue tutto l’album ‘Mantaray’ con ‘One Miles Below’ e ‘Drone Zone’ eseguite da colonna sonora della propria vita, e poi una versione di ‘Into A Swan’ in cui la catarsi con il pubblico è totale. Godimento Puro. In scaletta c’è un bis, ‘Israel’, lei ne fa 4 dopo aver anche apostrofato qualcuno dell’organizzazione che le fa segno di aver ampiamente superato l’orario, ricordandosi forse di quando faceva parte del “Bromley Contingent”. Con ‘Spellbound’ si chiude la serata e la voglia è quella di seguirla ovunque lei vada… visibilmente soddisfatta lascia il palco, di nuovo camminando sulle mura antiche come una vera regina, e sparisce nella notte lasciandomi/ci un’emozione rara di questi tempi.

Giacomo Crosa

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here