Sikitikis + Luminal @ Init [Roma, 19/Novembre/2010]

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L’ascolto del loro terzo e ultimo disco mi aveva lasciato quasi folgorato. Da tempo non mi capitava di ascoltare un album classificabile come pop rock originale e potente come ‘Dischi Fuori Moda’. La scoperta dei due lavori precedenti mi aveva ulteriormente convinto della loro singolarità e quindi il concerto di stasera era un’occasione troppo allettante. Gran gruppo i Sikitikis: ne ero convinto prima e lo riaffermo a maggior ragione dopo il concerto. Non il concerto della vita, certo, ma un’ottima dimostrazione delle loro capacità.

Spetta ai Luminal aprire il concerto. Avevo letto solo qualche cosa qua e là su di loro, ma il fatto che uno dei componenti fosse un ex Disciplinatha mi aveva un po’ incuriosito. Formazione tipica a quattro, la band si dimostra una band sostanzialmente new wave: il suono del basso è inconfondibilmente quello; i brani hanno un andamento piuttosto standard, teso, sostenuto senza essere veloce, un po’ inquietante; le chitarre intrecciano accordi dissonanti e riverberanti. La cantante si accolla il ruolo della frontwoman, con scatti nervosi e teatrali, che le fanno scendere il vestito mettendo in mostra più di quanto già non si vedesse. A dividersi al canto, lei e il chitarrista affianco. Passi la musica che, per quanto strasentita, aveva anche degli spunti interessanti, quello che non si riusciva proprio a sopportare erano alcune parti cantate, in particolar modo quelle del chitarrista vestito tutto di nero. Ci sono personaggi che hanno fatto del cantato stonato un loro marchio di fabbrica, ma qui mi pare che si tratti molto di più del caso “vorrei ma non posso”: mi piacerebbe saper cantare meglio, ma questo è il massimo che riesco a fare. Il risultato non era dei più esaltanti… spero che ci possano essere occasioni per smentirmi.

Quando i sardi Sikitikis salgono sul palco, l’Init è ormai gremito. Bassista e tastierista si presentano rispettivamente in tuta e canottiera e in tuta completa, mentre Diablo va a petto nudo. Quello più normale è il batterista, che non si vede. L’immagine complessiva sa molto di tamarrata ma, sapendo quanto si prendono sul serio, ci sta a perfezione e ha il sapore di una specie tratto distintivo della band. La scaletta è incentrata prevedibilmente sui brani dell’ultimo disco, che viene eseguito da cima a fondo. Si parte con una versione di quasi sola voce e tastiera di ‘Tiffany’, buona scelta per rompere il ghiaccio e non partire subito in quarta. Poi via via si susseguono i vari brani, come il singolo ‘Voglio Dormire Con Te’ e l’ironica ‘Salvateci Dagli Italiani’, che conquistano la partecipazione del pubblico. Diablo introduce ‘Amore Sul Mac’ con una rapida interpellazione del pubblico stile “The Club” chiedendo “Qual è il posto più strano dove avete fatto l’amore?”, mentre ‘Willson’ rallenta il ritmo ma non lo alleggerisce, con il suo andamento ipnotico e martellante. I nostri dimostrano anche innegabili capacità di dare spettacolo al di là della musica, e qui la parte del leone va a Diablo, autentico animale da palco. Non rimane mai fermo: saltella qua e là, gesticola vivacemente, marcia, fa finta di camminare, scherza con i fan, grida e urla. Benché sudatissimo, non perde un colpo: riesce a cantare perfettamente durante tutto il concerto, mantenendo un’invidiabile elasticità e versatilità nel canto. Gli altri tre hanno ormai un’esperienza navigata nel dover fare a meno di una chitarra: tanto il basso come la tastiera (con tanto di Microkorg) dispongono di un campionario di suoni con cui se la cavano brillantemente. A tratti hanno qualcosa dei Subsonica, soprattutto nei pochi pezzi più lenti (messi però da parte per questo concerto): non è poi tanto casuale, vista il sodalizio con Casasonica di Max Casacci. Alcuni brani sembrano giovarsi dell’esecuzione dal vivo, mentre altri la soffrono un po’, ma non è neanche del tutto colpa loro: le tastiere, infatti, rimangono per una buona prima parte del concerto a un volume troppo basso. In scaletta entrano anche due cover: ‘Storia D’Amore’, di Adriano Celentano, tratta dal secondo ‘B’, inserita in un frullatore rock-house mandato in loop in cui va a finire anche ‘Malamore’, e l’immancabile ‘Cuore Matto’. Dai dischi precedenti vengono ripescate invece ‘Al Primo Colpo’, sempre da ‘B’ e ben tre dall’esordio ‘Fuga Dal Deserto Del Tiki’: ‘R’n’R Contest’, ‘Umore Nero’ e, fra le encores, il tormentone ‘Non Avrei Mai’, in cui il pubblico si scatena. E proprio con questo brano si chiude il concerto, all’una inoltrata. Un’esibizione divertente e coinvolgente quella dei sardi, che si confermano una grande boccata d’aria fresca per la nostra musica e che hanno enormi potenzialità di stupire ancora.

Eugenio Zazzara

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