Sigur Ros @ Castello Scaligero [Villafranca di Verona, 2/Settembre/2012]

560

Quanta fantasia hai? Vedi i Sigur Ros, la band più originale e riconoscibile dell’ultima decade, e noti quanto l’immobilità prenda il sopravvento sul castello assaltato con pezzi che troppo spesso si reggono su dinamiche ripetitive e ripetute e che ti sembrano troppo lente per riuscire a sorprendenti. Hai poca fantasia. Vedi i Sigur Ros, 11 elementi che mettono sul piatto la ricerca della felicità sonora: glockenspiel, archetti, archi, fiati, silenzi, sapienti silenzi. Credi nei crescendo epici e negli occhi trasognanti di chi ti sta intorno, a tratti ti perdi nei fasci di luce che dal palco vanno sulle merlature del castello, nei controluce che fanno di Jonsi un supereroe e nei maxischermi che catturano rallentano particolari della band. Non hai abbastanza fantasia. Vedi i Sigur Ros, coltivi il silenzio perfetto e irreale che fanno 20mila persone rapite, senti la risacca del mare che sta a 200 km da qui, prendi il falsetto sofferto in lingue inventate e lo metti nella parte più protetta e imperturbabile della mente, ti inoltri nel fumo che viene creato sul palco per le retrovie tra i segreti di questo universo, e osservi momenti in cui tutto è semplice come in un passato in cui bisogna inventare quello che oggi diamo per scontato. Sei fantasioso. Vedi i Sigur Ros, osservi i crini staccati dell’archetto tenuto in verticale da Jonsi diventare al vento un vessillo del condottiero, la sua giacca militare con le frange tramutarsi in invincibile armatura lucente, ti bei dei tumulti interiori ma collettivi di chi sa stare col fiato sospeso, fino alla prossima lontanissima nota. Diventi acquatico in osmosi con ‘Valtari’, disco che dell’acqua fa cardine, alzi la testa e strizzi l’occhio al cielo a pecorelle preparandoti alla pioggia prevista, invocata, attesa, e mai arrivata a spegnere tutto questo ghiaccio. Hai la fantasia che serve per vedere i Sigur Ros. La ricerca rarefatta di questo ghiaccio sonoro si nutre di questa fantasia e te la rende moltiplicata per le volte in cui hai chiuso gli occhi e ti sei abbandonato al freddo che dall’Islanda portano in dono. Il pubblico è sorridente, rilassato, immobilmente sedotto e protetto dalla sospensione del tempo che fa assaporare dettagli, come nelle scene in cui due veicoli al ralenty rischiano di scontrarsi ma tu sai già che tutto andrà bene e ti godi semplicemente la scena al rallentatore, solo che qui la moviola dura quasi due ore. Si gode anche del contrasto di registri vocali con sua carismaticità Mark Lanegan (per lui ho finito gli aggettivi tempo fa) che ha portato, in apertura, lo stesso identico set che ho già avuto il piacere di recensire nello scorso marzo. La scaletta di entrambi i concerti pubblicata e annunciata da giorni è rispettata senza sorprese, che sarebbero state solo sorprese, non fantasia.

Giovanni Cerro

3 COMMENTS

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here