Shellac + Bellini @ Extra Alternative Club [Recanati, 7/Ottobre/2010]

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Steve Albini nella città di Giacomo Leopardi. Per tutto il tempo prima del concerto mi sono ritrovato a pensare a questa accoppiata. Se può esserci qualche relazione, un accostamento. Anche solo per fare il buffone nel momento della stesura del report… del tipo: Shellac feat. Giacomo Leopardi, oppure Albini vs. Leopardi, math rock il sabato del villaggio… Ok, basta! Il punto è che l’Extra Alternative Club di Recanati in questi ultimi mesi ha ospitato grandi artisti che si sono esibiti all’interno della rassegna denominata “The Vanishing Era”. Band come gli Heavy Trash, i Klang e i Melt Banana. Stasera, invece, in un tranquillo giovedì di ottobre, tocca agli Shellac di Steve Albini. Quindi, eccomi nella ridente cittadina dell’adriatico pronto a vederli (ebbene si) per la prima volta.

Arrivare a piedi davanti il locale è bellissimo: significa per noi poveri alcolisti avere la possibilità di bere quanto si vuole senza la paura di un ritiro della patente. Tutto ciò unito all’attesa per l’esibizione di Albini & Co. da un senso di eccitazione molto forte. L’Extra sembra un vecchio cinema abbandonato, o un piccolo teatro. Una volta dentro ho per la prima volta problemi con gli accrediti: non sono a casa mia OK, ma un piccolo block notes per segnare tutti i nomi degli accreditati, anche quelli che avvertono mesi in anticipo, non costa molto. Ad ogni modo tutto si risolve. La situazione è molto rilassata e vedo tra il pubblico anche Todd Stanford, il mitico batterista, aggirarsi per il locale con il suo grugno “fattone”. La struttura è strana: c’è questa sorta di garage aggiustato molto bene, con varie colonne e al centro il palco, in pratica senza le solite divisioni tra sale concerti, angolo bar, banchetti… è tutto unito, e il pubblico si deve appostare molto vicino al palco per avere una buona posizione.

Naturalmente scopro tutto questo quando i Bellini hanno già iniziato la loro performance perciò decido di seguirli dal fondo. Quello loro è un rock che unisce noise, il math (alla Shellac) ad una voce malinconica, femminile e selvaggia. È la voce di Giovanna Cacciola che lascia incantati molti dei presenti. Lei assieme al chitarrista Agostino Tilotta erano gli Uzeda, band catanese che negli anni ’90 firmò per la Touch&Go. I contatti con Albini sono evidenti quindi e il calibro della band si nota grazie ad un esibizione perfetta: esplosiva e allo stesso tempo curata in tutti i dettagli sonori. Dopo il loro ultimo brano avanzo con determinazione mentre in molti arretrano in attesa degli Shellac. E così, li vedo sul palco che aggiustano le loro cose senza l’aiuto di alcun roadie, proprio come piace a me. Todd Stanford Trainer è sulla batteria che accorda il rullante, Bob Weston osserva il pubblico con sguardo determinato, senza riuscire a farsi prendere sul serio a causa dei colori dei suoi vestiti (pantaloni viola e t-shirt arancione). Steve Albini ha una tuta da meccanico ed è li, a praticamente 2 metri da me, che prepara la sua postazione tirando fuori un paio di pedali e la sua leggendaria chitarra scorticata.

Quando cominciano a suonare sento la pressione del pubblico da dietro ma in realtà il pezzo è una ballata, ‘Paco’, che inizia con un arpeggio di chitarra. Il vero caos si crea quindi sulla seguente ‘My Black Ass’ tratto da ‘At Action Park’ come anche ‘A Minute’ e ‘Dog And Pony Show’. I tre cazzeggiano con il pubblico, in particolar modo Bob che risponde alle battute che in molti gli fanno sulla sua maglietta: “Si, il mio colore preferito è l’arancione! Qualche problema?”. Eseguono altri pezzi come ‘Squirrel Song’, ‘Canada’, ‘Copper’ e la bellissima ‘Prayer To God’ che praticamente alza un coro all’interno del club. Un concerto strepitoso, dato dalla grande personalità della band. Albini è un nerd, goffo, con la pancia, la chitarra legata alla vita e non tenuta a tracolla come tutti. Così strano e così preso dalla sua musica che risulta quasi inquietante. Alla batteria naturalmente c’è un musicista dalla precisione enorme, suda senza sosta e ogni tanto alza la braccia suonando con le bacchette un piatto posto alle sue spalle. Quel basso acido, metallico invece è ciò che mi rimarrà nelle orecchie fino al giorno dopo (oltre naturalmente la “sega elettrica” di Albini), e che farà godere ancora un po’ le mie orecchie. I tre chiudono con ‘Steady As She Goes’ e restano sul palco per scambiare qualche parola con il pubblico. Mentre il locale si svuota mi avvicino al banchetto notando che non c’è alcunché riguardante gli Shellac, ma molto sui Bellini e altre band prodotte da Albini. Ma ciò che veramente mi ha colpito di un concerto del genere è stato il contatto tra pubblico e band. Un piccolo palco assolutamente privo di transenne, pogo e stage diving praticamente sui piedi dei musicisti (Albini ha anche dovuto reinserire un cavo nel pedale mentre suonava). Un buttafuori bravo e premuroso che non sapeva bene cosa fare. In poche parole: un vero concerto rock, delirante e sporco al punto giusto.

Marco Casciani

15 COMMENTS

  1. Bella Marco…. Mi è piaciuta la recensione… Secca, dritta al punto, senza troppi fronzoli, ma allo stesso tempo descrittiva e coinvolgente… Per un paio di minuti mi è sembrato di essere li… Cazzo, comunque S. A. è un strafottutissimo genio, e mi piace come pensa e quello che dice…

  2. Ciao Claudio! Grazie mille! Mi fa piacere che ti è piaciuta… Hai ragione, Albini è un gran personaggio! Spiazzante direi… eheh

  3. anche a me è piaciuta questa recensione, sembrava di essere li.
    non come quei recensori che si mettono a filosofeggiare e non si capisce una mazza.
    (avevamo detto 50 euro, ahahah)

    Scherzi a parte, quando andate ai concerti, voi fortunati che:
    A – ci potete andare
    B – nemmeno li pagate
    fateci capire cosa ci siamo persi, siate i nostri occhi e le nostre orecchie, non ci interessa più di tanto quanto siete musicalmente “eruditi”.
    Per farla breve…raccontanteci il concerto.
    Gianni.

  4. Grazie Gianni! Un commento giustissimo secondo me!! (per i 50 poi ci becchiamo e concludiamo la cosa ahah)

  5. Tempo fa ho letto la tua (se non sbaglio) sempre qui su Nerds! e mi era piaciuta molto! E comunque grande! Hanno fatto anche questa ma non conoscevo il titolo! Potente!

  6. Gentilissimo, grazie. 😉

    Riguardo al brano, come testimonia il video che ho messo, lo suonano già da un pò, Bob Weston parlò al tempo di un ep omonimo. Magari è in stand by, vista anche la situazione della Touch’n’Go. In effetti, chissà quando e se pubblicheranno altro materiale e su che etichetta.

    Ma intanto…organizzare una megatrasferta londinese per uno show di San Silvestro con Sonic Youth, Shellac, Pop Group, Factory Floor e dj set by Stuart Braithwaite (Mogwai) powered by ATP no?

    http://atpfestival.com/events/strangedays2010.php

  7. Beh certo però che, le recensioni filosofeggianti/Aguirreggianti, con cinismo puro accluso, non se battono…. So’ seconde solo a quelle “Senseiggianti” del capo… E daie 🙂

  8. a bologna sono stati molto deludenti, almeno dal mio punto di vista. volumi bassi, troppo spoken word su riff che facevano abbastanza cagare, mancanza di pezzi validi (solo 3 da at action park, x fortuna wingwalker ha alzato la media) e cmq nel complesso poco motivati. Alquanto deludenti.

  9. Volumi bassi? Oddio…
    Troppo spoken word, penso tu ti riferisca a The End Of Radio che su disco dura credo 8 minuti e dal vivo pure di più, comprendo possa stancare però live con Todd Trainer che se ne va in giro per il palco…solo per quello mi fa impazzire.
    Il “mancanza di pezzi validi” non lo capisco: cosa avrebbero dovuto suonare per non deluderti? Cioé, capisco che sia un problema annoso per chiunque vada a qualunque show quello di rimaner deluso quasi sempre dalla setlist ma, da come la metti, pare che di pezzi validi al di fuori di Action Park non ne abbiano.
    Poco motivati non li ho visti, anzi.

    Punti di vista, vabbé.

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