Shannon Wright @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Febbraio/2014]

453

Shannon Wright è cantautrice e polistrumentista, ha all’attivo più di 10 dischi, tra cui un’importante collaborazione con Yann Tiersen, viene dalla Florida ma non sembra affatto americana. Su scena il suo look austero e senza ornamento alcuno lascia pensare ad un minimalismo più propriamente inglese. Inutile poi cercare di intravedere il volto: quando si esibisce occhi, naso, e bocca di Shannon non si vedono quasi mai, celati da uno strano carrè rigonfio che le copre praticamente tutto il viso. Impugna la chitarra quasi come fosse un fucile, e piegata a metà forza sui pezzi più densi in un modo così deciso e duro da avere come l’impressione – in alcuni tratti – di udire note di basso anziché accordi più acuti ed elettronici. Uno strano rilassamento e stacco di tensione avviene poi improvvisamente sui brani eseguiti al piano, in cui l’andatura musicale è quella di una costruzione labirintica arcuata su stessa, mai protesa a grandi sviluppi ed aperture, sempre in ritorno al punto di partenza e pervasa probabilmente da uno strano gusto per l’agorafobia. Forse proprio per questa strana combinazione di andature, ritmi e tonalità  in alcuni istanti sembra che la musica di Shannon crei il silenzio, dei momenti di stasi in cui non si percepisce bene cosa stia  suonando o da quali strumenti provengano quegli stessi suoni che fruiti insieme nell’istante sopra citato, regalano un inusuale stato di smarrimento acustico. E se l’occhio si stanca a vedere quel volto che ciondola sempre coperto dai capelli, è normale chiudere gli occhi più volte e a più riprese per abbandonarsi al suono puro e alla maestria di Shannon che proprio con questo suo modo austero di presentarsi riesce a mettere bene l’accento sulla cosa più importante a cui è necessario prestare attenzione: la sua bravura. Se proprio volessimo trovare delle similitudini potremmo vedere in Shannon una declinazione al femminile di quello che un Kurt Cobin sarebbe probabilmente diventato se fosse nato donna e vissuto nell’epoca attuale. In ogni caso, al di là di analogie ed etichette di generi, quella di Shannon Wright è una genialità più che creativa di performance, una bravura assoluta che non ha bisogno di orpelli alcuni. Un arista che non manca pur tuttavia di una certa dose di individualismo ed egocentricità: Shannon sembra canti e suoni per se stessa e anche quando a fine concerto concede un bis, sembra farlo per lei e per lei sola, lì sul palco seduta fronte al suo pianoforte. Se si è pronti dunque ad accettare di sentirsi un po’ degli intrusi, Shannon può regalare in live grandi emozioni, ma non ci si aspetti di essere coinvolti: lei suona e lo fa divinamente e senza sbavature, ma è da parte di chi ascolta che deve essere accettato il cammino verso l’universo di Shannon o non viceversa. Quella del Circolo è stata in definitiva una bella serata, e fortunatamente – vista la particolare ricorrenza di San Valentino – neanche troppo gremita di sdolcinate coppiette in stile dondolio ancorato e romanticherie: altro segno del fatto che la Shannon Wright ha un suo pubblico specifico serio e composto che era lì a suo seguito anche per questa tappa romana.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here