Serge Gainsbourg, 2 marzo 1991.

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Per molti il più grande artista del ventesimo secolo. “He was our Baudelaire, our Apollinaire… he elevated the song to the level of art”. Disse di lui alla morte François Mitterrand. Da quel 2 marzo 1991 sono passati ventidue anni. Ma come spesso accade in questi casi, il tempo sembra essersi fermato, la morte appare solo come un normale rito di passaggio. Incalcolabile l’influenza sulla cultura “popolare” che ha avuto l’artista parigino. Inutile tracciare l’ennesimo sommario profilo di una vita assoluta che ha già visto versare fiumi e fiumi d’inchiostro a riguardo. Ma per gli amanti della musica sarà meglio pensare a Serge Gainsbourg come ad un autentico faro che negi anni ha lasciato traccia su decine e decine di protagonisti dell’universo pop-rock (nell’accezione molto ampia dei termini di genere). Da Beck ai Pulp, dai Placebo a Feist, da Final Fantasy ai nostrani Baustelle (purtroppo) e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Si prenda allora ad esempio il tributo ‘Monsieur Gainsbourg Revisited’ del 2006 dove compaiono gli omaggi di Portishead, Michael Stipe, Kills, Tricky, Marianne Faithfull, Marc Almond e tantissimi altri.

Il 20 gennaio 2010 usciva nelle sale uno dei biopic più importanti degli ultimi anni: “Serge Gainsbourg: Vie Héroïque (A Life Heroic)”, diretto da Joann Sfar, praticamente quasi agli esordi come regista, ma quotatissimo disegnatore di fumetti, con un cast stellare dove Gainsbourg è interpretato dall’impressionante somiglianza di Éric Elmosnino. L’anno seguente l’ennesima compilazione dedicata ‘Best Of Gainsbourg: Comme Un Boomerang’. Tributi, omaggi, celebrazioni si susseguono periodicamente, non ultimo il ritorno live dell’amata Jane Birkin che sarà anche a Roma il prossimo 7 marzo (leggi).

“Vent’anni dopo la morte del grande Serge Gainsbourg e 40 dopo ‘L’Histoire de Melody Nelson’, il primo concept album dell’indimenticato artista francese riconosciuto come uno dei massimi capolavori della musica leggera, Jane Birkin sua musa, torna ancora una volta ad interpretare i brani del suo grande amante/maestro. Dopo il pop, l’Arabesque’ e le indimenticabili versioni classiche, l’artista decide di spostarsi verso sapori più orientali, con motivazioni decisamente lodevoli, dedicandosi al Giappone e proponendo il progetto ‘Via Japan’, dedicato alle vittime dello tsunami che ha colpito il paese nel marzo 2011. A seguito del terribile disastro giapponese, la cantante ha deciso di rimettersi in gioco nel migliore dei modi, con un concerto a Tokyo, assemblando un cast impressionante di musicisti giapponesi per raccogliere fondi per Médecins Sans Frontiéres. Subito dopo la data, all’artista è stato proposto di riproporre il concerto, Jane ha accettato di buon grado, ma ad una sola condizione: suonare con gli stessi musicisti. Quattro dei migliori musicisti giapponesi accompagneranno Jane Birkin in questo favoloso nuovo percorso. Pianoforte, violino, tromba e batteria seguiranno le melodie della ‘nuova ragione per tornare a cantare‘ di questa strepitosa artista”.

“Ma mère était belle, mon père aussi, je ne vois donc pas d’où peut venir ma laideur… Peut-être de mon chien…”

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