Selton @ Palazzo Granaio [Settimo Milanese, 3/Dicembre/2011]

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L’ultima volta che sono stato a Palazzo Granaio era circa un anno fa, per il concerto di quei matti degli Statuto. Mi ricordo che il locale era pieno di un centinaio di Rude Boy tatuati, tutti in piedi, che skankeggiavano allegramente. Capirete il mio stupore quando alle 23.15 di Sabato sera, dopo essere passato dalla cassa, apro la porta del locale e rischio di essere investito da un paio di bambini che scorrazzano spensierati. Dopo averli abilmente schivati alzo la testa e vedo un pubblico di persone di mezza età, sedute ai tavoli, che mangiano e rumoreggiano. Mi reco al bancone a chiedere una birra chiara e continuando ad osservare la gente attorno a me vedo un gruppo di giovani dai tratti nordici, che poi scoprirò essere dei belga in gita a Milano (uno di questi ragazzi ha abitato con i Selton prima di tornare in patria). Perplesso da questo pubblico variopinto e inusuale per gli ambienti indie meneghini, mi accingo ad assistere allo spettacolo.

Il quartetto brasiliano sale sul palco e, dopo averci salutato, attacca con ‘Be Water’ e continua con ‘Non lo so’. Nonostante non si possa non rimanere incantati dalle armonie vocali dei due pezzi questione, anche se il volume delle voci è un po’ basso, la reazione del pubblico è leggermente fredda. È allora che Ramiro invita tutti i presenti ad avvicinarsi al palco per donare un po’ del nostro calore alla band. Ed è così che, a partire da una brillante signora di quarant’anni, tutte le sedie i tavolini vengono trascinati sotto il palco, mentre la rappresentanza belga si schiera alle nostre spalle, in piedi e con le birre di rappresentanza nella mano. Si riprende la scaletta con ‘Passero’ e ‘La canzone intelligente’ quest’ultima, anche se cantata in portoghese conquista il pubblico tutto, soprattutto i digiuni di rock n roll. Vengono eseguite poi ‘Anima Leggera’ e ‘Per favore dica il suo nome’, dedicata ai carabinieri con cui il gruppo ha trascorso un intero pomeriggio prima di partire per il mini-tour di quest’ultimo week-end. Si apre un “momento Jannacci” all’interno del concerto grazie a ‘Giovanni telegrafista’ e ‘Ho visto un re’ che si conclude con ‘Vengo anche io’, intervallato però dalla cover di ‘Happy Togheter’ e ‘Io voglio cambiare’ durante la quale viene chiamato sul palco un belga, chiaramente sbronzo, a suonare il tamburello. La carica di Daniel, che durante l’esecuzione di questo brano da batterista si improvvisa chitarrista e cantante, è contagiosa e fa saltare in piedi tutti coloro che tra il pubblico ancora si ostinavano a stare seduti. Si scatena così il ballo collettivo sulle cover di e ‘Hard days night’ e ‘Paperbak Writer’. L’ultimo pezzo del concerto sembra essere ‘Nuoto, Nuoto e niente più’, durante il quale viene chiesto l’aiuto di un pubblico fin troppo disponibile a seguire i quattro nell’esecuzione del ritornello. Morale: il pubblico che continua a sgolarsi e i Selton che escono dalle scene tra gli applausi di tutti. Tornano per concederci il bis, anche se prima di attaccare a cantare devono calmare un pubblico ancora troppo eccitato dal brano precedente, ed eseguono ‘Io vorrei’ con l’aiuto di un simpatico Ukulele e ‘Astronauta netturbino’. Smessi poi gli strumenti elettrici i Selton scendono dal palco e, in mezzo al pubblico eseguono la versione acustica di ‘Lady Madonna’ e su richiesta ‘Obladì Obladà’. Stavolta il concerto è finito per davvero, ma non il buonumore che ha investito tutti i presenti. Un tocco di colore contro il grigiore di Milano.

Emanuele Lanosa

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