Sébastien Tellier: l’uomo con la "lumière" sulla punta delle dita

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Esistono dei megalomani nel panorama snob parigino a cui l’appellativo tutto italiano di “cafone” non solo calzerebbe a pennello, ma troverebbe la sua più completa affermazione. Tra questi, uno tra tutti: Sébastien Tellier. La voglia di recensirlo, nonostante una personale avversità verso questo tipo di artisti, nasce da una breve ma quanto mai accesa discussione con un mio amico italiano, produttore musicale, anche lui come tanti espatriato in Francia al fine di poter realizzare quella fantastica chimera di cui oramai nel nostro bel Paese si ha paura persino a parlarne e cioé vivere della propria passione. Così dopo essersi imbattuto casualmente in un live del personaggio in questione, eccone in breve le impressioni restitutite “sorseggiando una birra, cantava un po’ e poi si soffermava a sbiascicare qualcosa in tono ironico con il pubblico che francamente non ho neanche ben capito, ma che faceva ridere tutto il mondo, a parte questo… resta un ottimo musicista e compositore, poeta, genio irriverente, trascina-folle… e potrei continuare a lungo su questa lunghezza d’onda”. Di lì allora la curiosità, una domanda e la sfida: ma cosa avrà mai di così tanto artistico questo cafone megalomane di cui poco più di un anno fa qui a Paris il suo bel faccione su sfondo blu compariva dappertutto per promuovere l’uscita del suo ultimo album? E cosa mai produrrà di così tanto buono da meritare addirittura l’apprezzamento di orecchie esperte? Dunque la sfida: sottoporsi non solo all’ascolto, ma provare persino a recensire, per rispetto dovuto a tutte le forme di espressione artistica, un genere di musica alla quale mai si avrebbe pensato di prestare attenzione.

Dunque “me voilà”, su deezer ad ascoltare gratuitamente le ben 12 tracks dell’ultimo lavoro del nostro acclamato dio dell’electro-pop francese, titolo dell’opera – neanche a farlo apposta – ‘My god is blue’, edito dall’etichetta indipendente Record Makers. Prima track all’ascolto ‘Pepito blue’ e ci si domanda sin da subito: ma quest’uomo è pazzo o semplicemente senza senso? Ma cosa vuole fare? Forse cercare di imporsi come un Dalì sinfonico dei nostri tempi? In sostanza infatti, quello a cui ci si trova di fronte sin dalla prima track è una sorta di musica da chiesa contemporanea, con parole molto semplici e comprensibili anche per chi di francese non ne ha mai masticato. Un invito esplicito a farci entrare in una fantomatica “Alliance Bleu”, congrega del piacere superficiale e facilmente raggiungibile, come verrà poi rivelato nei pezzi successivi e decisamente più italo disco versione anni ‘70, dai titoli perversi e persuasivi come ‘Cochon ville’ (letteramente “Città del porco”, il cui video – con visione sconsigliata a tutti i maggiori di 16 anni – è reperibile qui APRI), ‘Russian Attractions’, e il brano strumentale ‘Yes, it’s possible’. A parte tutto però, e la nuvola di fumo, il Tellier dimostra savoir-faire e dai suoi virtuosismi si evince facilmente l’ottimo risultato a cui si può arrivare collezionando preziose collaborazioni con artisti del calibro di Air, Moby, Mr. Oizo, Cassius, Royksopp, Daft Punk, Kavinsky (tra l’altro suo amico di vecchia data) e sbirciando nello storico di questo personaggio si scoprono poi pezzi niente male come ‘La Ritournelle’ (di cui una versione appositamente invecchiata, stile vintage anni ’70 è disponibile qui APRI) e il pezzo – ahimé più tristemente pop e unico del resto ad essere sbarcato in Italia qualche estate fa – di ‘Divine’ (GUARDA). Ma in fine cosa resta da ritenere di questo artista? Eccone in breve una sintesi finale e quanto mai oggetiva: un autetico egogentrico snob parigino, musicalmente molto preparato e creativamente attivo al punto che si potrebbe parlare di una “lumiere” sulla punta delle sua dita, a cui non manca tuttavia uno spiccato senso dell’ironia e di derisione sulla società in generale, che lo porta ad essere talvolta eccesivamente sopra le righe… ma in fondo in fondo come biasimarlo del resto? E quindi si, che sia fatta pure in terra la volontà dell’“Alliance Bleu”.

Daniela Masella

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