Scout Niblett @ Circolo degli Artisti [Roma, 16/Novembre/2005]

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Per le 22:00 è previsto il concerto. Per le 22:20 raggiungo la venue. Alle 22:30 niente. Alle 22:45 un bel niente. Alle 23:00 una cippa di niente. Alle 23:30 qualcosa di nuovo…un rinnovato niente. Alle 23:45 qualcosa si muove. Dopo 5-10 minuti salgono sul palco gli… gli… Squartet. Ecco, sì. Dinamici, divertenti, simpatici ma confesso di non aver dato loro la giusta considerazione. Quella considerazione che forse meritavano. Ok non lo so, non ricordo poi molto (sorry). La troppa attesa ha strapazzato e frantumato il mio interesse nei confronti della loro performance. Non me ne vogliano. Non me ne vorranno mai. Dopo il trio, altri 5-10 minuti trascorrono prima che la signorina che risponde al nome di Scout Niblett salga sul palco. Se mai avesse dovuto prelevare, mia nonna, il vestito più impresentabile dal suo guardaroba no, non sarebbe potuta arrivare a quello indefinibile e senza forma della Niblett. E no, niente parrucca ieri sera. Ma poco importa. E allora ci siamo. Chitarra alla mano e via con la proposta di brani dall’ultimo lavoro ‘Kidnapped By Neptune’. La strumentazione era così composta: chitarra elettrica + batteria. Quest’ultima, vicendevolmente percossa e seviziata dalla Niblett e da quel becchino giocoliere di Todd Trainer (Shellac). Entrambi, annacquati di vino, piacevolmente intrisi (Scout a metà concerto si introduce nel backstage a prenderne una bottiglia che presenzierà sul palco per il tutto il resto della serata). Tra storcimento e leggerezza alla chitarra (Scout era decisamente preferibile alla batteria), galoppate circensi di Todd alla batteria, gridolini isterici da delirio di fanciulla psicolabile sprovvista di camicia di forza e flebili e languide emissioni di voce, Scout ha tenuto gli spettatori vivacemente in piedi (nonostante l’ora). Scout ha cantato come una ragazzina scostumata canta, come una di quelle ragazzine mocciose che si coprono le orecchie del tipo “lalalalalalala non-ti-sento-non-ti-sento” per poi tornare ad obbedire subito dopo. Senza mai strafare, ci stava tutto. I momenti collerici erano previsti e assolutamente graziosi e inoffensivi. Assolutamente in linea con l’attitude di una ragazza che poi così docile non sembra ma che almeno, non trova necessario guarnirsi di look da cattivona, di aderire a quel nauseabondo stereotipo. No, non è stata una di quelle tristezze. Quelle, con una spallata e un ghigno da joker Scout se le trascina via. Ha chiuso poi con due brani dal precedente ‘Sweet Heart Fever’: “Miss my lion” prima e delirando, sincopando, battendo i piedi con ‘Drummer Boy’… poi. In the ass! In the ass! In the ass! On and on and on and on… Vai così.

Mary Notarangelo

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