Scisma @ Monk [Roma, 24/Ottobre/2015]

924

C’è qualcosa che non riesco a spiegarmi di un concerto così. Gli Scisma: ecco, io li ricordavo, poco ma li ricordavo, memore di quel disco, ‘Rosemary Plexiglas’ prodotto da Manuel Agnelli. Ma non capivo, erano davvero altri tempi. Solo qualche raro ascolto qui e là, anche della carriera solista, di cui non si può non riconoscere il valore, di Paolo Benvegnù. Più che non capire, forse non ne percepivo l’entità di quella band, del suo valore e di quello di tale disco e del suo successore, ‘Armstrong’. Fast forward all’annuncio neppur troppo altisonante di una reunion anomala, di una mano tesa da Benvegnù ai vecchi compagni dopo aver rimuginato su vecchi errori, l’uscita di un EP con 6 pezzi che aggiungono poco o nulla al discorso ma riaccendono vecchie speranze e sogni e tanto di non detto che lascia forse pensare che si volesse solo terminare in qualche modo un discorso interrotto bruscamente o forse no. Al Monk è stato tutto perfetto, suoni limpidi, un’alchimia come se non avessero mai smesso veramente di suonare insieme, carezzevoli e morbidi o più arrabbiati Benvegnù, Sara Mazo, Giorgia Poli e Michela Manfroi, assieme al nuovo innesto Beppe Mondini e alla partecipazione di un “musicians’ musician” navigato come Giovanni Ferrario hanno portato in scena quell’universo cristallizzato da qualche parte agli albori del nuovo millennio. Hanno incendiato con ‘Tungsteno’ e con ‘Rosemary Plexiglas’ che dal vivo è sembrata non solo il brano loro forse più noto ma anche probabilmente il migliore, hanno fatto emozionare con ‘L’universo’, ‘Simmetrie’ ironizzato con ‘Troppo Poco Intelligente’ e la nuova divertente quasi filastrocca di ‘Musica Elementare’, ottime melodie, la splendida voce della Benvegnù e quella della Mazo in forma, sia pure dopo anni lontano da palchi e studi. Ho visto gente cantare, ridere, abbracciarsi, fiondarsi indietro di quasi due decadi, piangere come a una riunione di classe, con un carica di vita frapposto a ciò che fu e a ciò che è e la resa dolceamara che comporterebbe. Ed è questo che mi ha dato da pensare: bello, tecnicamente ineccepibile, un discreto numero di buone canzoni. Ma là fuori qualcuno celebrava i venti anni dalla release di un album come ‘Mellon Collie & The Infinite Sadness’, giusto un disco a caso che ha incorniciato o forse è stato l’Adolescenza per molti. Nulla contro gli Scisma, ci mancherebbe non ci fosse spazio pure per una loro celebrazione, un ripescaggio di quei dischi pure ristampati dall’ottima Woodworm e la comprensibile emozione di una serata così, se rimarranno ascolteremo e saremo magari più sorpresi. Senza però ingigantire, senza aggiungere iperboli, senza distorcere i ricordi rendendo il passato più grande di ciò che realmente è stato.

Piero Apruzzese

Foto Scisma Official