Scenario @ Warehouse [Roma, 11/Aprile/2014]

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Una serata imperdibile. Un appuntamento a cui non mancare per nessuna ragione. Così si è presentato ai nostri occhi Scenario, caleidoscopico evento organizzato dai ragazzi di Rebel Rebel che hanno il merito di aver (ri)portato a Roma quattro pesi massimi dell’elettronica contemporanea: Zomby, il ragazzo mascherato di scuola Hyperdub; lo spagnolo John Talabot, senz’ombra di dubbio uno dei Dj più talentuosi del momento; il duo Simian Mobile Disco, onniscienti electro dalla comprovata esperienza; Ben Klock, oltranzista della techno berlinese. Un menù ghiotto e vario, capace di soddisfare i palati più onnivori. Location prescelta casa Warehouse, adiacente agli studi Sky di Via Salaria, che seppur lontana dal centro garantisce volumi a volontà per la notte intera e spazi molto ampi realizzati in un capannone industriale: Roma aveva bisogno di un posto simile.  All’ingresso troviamo una calca impressionante di gente assiepata intorno alle transenne disperatamente vogliosa di entrare. Riusciamo miracolosamente a farci strada nonostante la consueta simpatia dei buttafuori ed intorno all’una siamo dentro, mentre i Dj di casa Zerø e Ayarcana scaldano gli animi rispettivamente nella Warehouse Room e nella Storage Room. Il primo artista a deliziarci è Zomby il quale, celato il viso dietro la sua celeberrima maschera, prende il controllo dello Storage. Il pubblico predilige la Warehouse in attesa dell’arrivo di John Talabot, pertanto ci sarà parecchio spazio vitale per muoversi e ballare liberamente. Il set invero parte in sordina, inficiato da qualche problema tecnico alla consolle. Ristabilito l’ordine, ci si immerge nell’elettronica raffinata dell’artista di casa 4AD, ricca di ritmi sghembi (degli ospiti di stasera è il meno affezionato alla cassa dritta), oscurità post-dubstep o future garage e reminiscenze della jungle dei rave anni ’90. A tratti davvero esaltante, nel complesso godibile, ci dà l’impressione che per una sera la periferia romana possa ricordare i sobborghi londinesi da cui questo suono cupo e postmoderno ha avuto origine. Ogni tanto l’inglese solleva lievemente la maschera per bere da una boccia di spumante o per fumare qualcosa che sembra aver le sembianze di una sigaretta ma presumibilmente non lo è. Alla resa dei conti promosso con successo ma recitando il ruolo di outsider di lusso considerata la scarna cornice di pubblico che lo ha accolto e la proposta meno canonica rispetto a chi lo accompagna. Nella Warehouse Room, al contrario, vi è un autentico carnaio quando fa il suo ingresso John Talabot. Il dj basco, vuoi per il fomento del pubblico, vuoi per l’effettiva qualità del set, è il Re assoluto della serata. Il suo impatto è deflagrante, la varietà di quanto suonato sconvolge. Techno, (deep) house, sonorità esotiche e gusto etnico contraddistinguono un’esibizione maiuscola, surriscaldata dalle fiammate che saltuariamente vengono fuori intorno alla consolle: sudano persino i muri. Se mai ci fosse ulteriore bisogno di conferme, è lui uno dei nomi con cui fare necessariamente i conti nello stilare una top 5 dei migliori artisti di musica elettronica in circolazione. Chapeau. Tocca invece ai Simian Mobile Disco prendere le redini di una Storage Room che invece continua ad essere meno affollata e a regalare refrigerio a quanti vogliano prendersi un attimo di respiro dall’altra afosissima sala. Per un paio d’ore il duo inglese con talento e professionalità mostra la tavolozza composita delle diverse colorazioni assunte dalla propria musica nel corso di un decennio di vera e propria iperattività. Dalla dance che gioca ammiccante con l’indie alla tech house più impetuosa, con un amore spasmodico per la cassa, James Ford e Jas Shaw eseguono un compendio di quanto l’elettronica ha offerto nelle sue mille sfaccettature dal 2005 in poi. Un’esibizione che ha messo a dura prova l’impianto del Warehouse, forse eccessivamente scolastica e di mestiere in alcuni passaggi. Spetta infine a Ben Klock chiudere la ricca notte di Scenario. Un pezzo di storia della techno più recente calato giù dalla Germania per insegnarci come, nonostante tutti gli sforzi ritmici possibili, il 4/4 resti il tempo più bello di sempre. Un set austero, crudo, diretto quello del resident Dj del Berghain, forse un po’ troppo omogeneo e monocorde per i gusti di chi scrive, ma di sicura efficacia. Dulcis in fundo per modo di dire. In sintesi, grandi nomi per una serata azzeccata. A quando una nuova puntata?

Livio Ghilardi