Savages @ Circolo degli Artisti [Roma, 25/Febbraio/2014]

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Troppe cose devono essermi sfuggite ultimamente, com’è possibile che non mi sia accorto di aver a che fare con una band con un tale hype? Evidentemente considerevole e non frenato neppure dalla cifra del biglietto d’ingresso, sopra la media per quello che è un gruppo sostanzialmente all’esordio. E io che avrei quasi scommesso di ritrovarmi con i soliti quattro gatti al Circolo per il concerto delle Savages. Mai avrei immaginato tanto interesse, comunque meritato se nel mio piccolo ho talmente apprezzato il loro ‘Silence Yourself’ pubblicato dalla mitica Matador da infilarlo nella mia famigerata top5 del 2013. Un disco vivo che pesca nel migliori mood scuri dei primi anni ’80, autenticamente selvaggio, dannatamente stridente, intriso di cupezza, violenza, sesso, desiderio e un senso di libertà. E l’essenza di un fiero femminismo, proiettata anche dal loro magnetismo sul palco: l’eleganza quasi androgina di Jehnny, un po’ Sinead O’Connor nell’aspetto quanto un po’ Siouxsie nella voce; il mistero di Gemma, con quei capelli a nasconderle un volto sempre puntato sulla sua chitarra; la misurata esuberanza di Ayse al basso, l’eleganza sensuale di Fay, pur così piena di foga alla batteria. Un quartetto armato di una consapevolezza spaventosa espressa con il furore di una lezione post punk che tanto deve a band come i Wire, spregiudicata, intensa, un invito a osare, a tirar fuori le emozioni, a sentirsi al centro di un uragano “qui” e “ora”, spegnendo pure i dannati telefoni come da gentil richiesta affissa all’ingresso, purtroppo non da tutti rispettata. E un set battezzato proprio da ‘I Am Here’, come una dichiarazione per mettersi a nudo: “I am here/ And there/ At the same time/ The world is with me” e già sufficiente per comprendere che è tutto legittimo, l’hype, il prezzo del biglietto e il Circolo pieno per queste ragazze animate da fuoco vero. Snocciolano praticamente tutto l’album (perdono loro l’esclusione di ‘Marshal Dear’ forse il momento più “doloroso” del disco) dedicando direttamente un brano perfetto, parimenti nervoso e toccante come ‘City’s Full’ alle donne presenti, omaggiano i Suicide con una versione di ‘Dream Baby Dream’ davvero da sogno e propongano due brani già abbondantemente testati, ‘I Need Something New’ e ‘Fuckers’, che dovrebbero esser pubblicati assieme alla cover eseguita prima in un imminente EP. Sulla conclusiva ‘Fuckers’ in particolare Jehnny è ormai a suo agio dopo i primi imbarazzati tentativi di comunicare col pubblico con le solite frasi di rito, per quanto l’imbarazzo non sembri appartenere a una performer tanto inarrestabile e apparentemente sicura di sé. S’informa sul vocabolo equivalente del titolo in italiano e ci tiene a dirlo al microfono: perfino la sua pronuncia di “stronzi!” è adorabile e gli occhi profondi e sgranati ringraziano quanto e più delle parole per gli applausi e le invocazioni di un pubblico che ne vorrebbe ancora, l’emozione le fa sbagliare il testo ma non importa perché anche l’invocazione finale, di non farsi buttar giù dagli stronzi appunto, colpisce nel segno, loro sono stremate e si vede mentre guadagnano il backstage. Vorrei aspettarle e davvero ringraziare Jehnny, già attesa per un dj set in un altro locale, ma soprattutto guardar quegli occhi che Gemma ha tenuto così nascosti fino alla fine. Invece, dopo un’ora di attesa fuori dalla sala e con una decina o poco più di presenti, le Savages sono ancora dentro al Circolo e io e il buon Andrea decidiamo di levar le tende. L’unica nota amara di una serata altrimenti stupefacente.

Piero Apruzzese

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