Satyricon @ Alpheus [Roma, 3/Dicembre/2008]

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Roma, via del Commercio 36, ore 21.55, varco la soglia del cancello esterno quando un rutto fragoroso e duraturo riecheggia in lontananza nel cortile. Molto bene, entriamo. Stavolta sono in tempo: sono le 22 in punto e mentre accedo alla sala parte l’intro. Sì eccomi, eccomi, potete cominciare. Beh, finalmente ecco il concerto che stavo aspettando da anni: il gruppo black metal che forse più degli altri si è saputo rinnovare, nell’ambito di un genere per definizione dogmatico e raramente aperto alla sperimentazione. Non me ne vogliano i puristi. E’ innegabile che i tempi di ‘Dark Medieval Times’ sono ormai lontani. Basta già vedere le facce: l’acquaragia ha funzionato, la vernice non c’è più. Ora Sigurd Wongraven, in arte Satyr, è davvero un bel figurino: capelli corti indietro con il gel, jeans e camicia neri sobri ed eleganti. Proprio come me, a parte il gel. Del resto festeggiamo il compleanno lo stesso giorno.

Vabbè, per chi non lo sapesse i Satyricon sono un duo: al già citato vocalist si aggiunge il batterista Frost e il resto è fatto da session man (fra cui vediamo una nanetta bionda e un po’ culona alle tastiere, apostrofata spesso con dei sentitissimi “a bbona!” da qualcuno che forse non va troppo per il sottile). Confesso di rimpiangere i tempi in cui un gruppo metal era un gruppo e ti compravi il disco per impararti a memoria la formazione. Ma il black metal è anche questo. Che poi black metal… ma siamo sicuri? Beh ve lo dico, i Satyricon non lo sono più almeno da quattro dischi e stavolta era più evidente che mai. Forse l’ultimo disco classificabile così è ‘Nemesis Divina’ del 1996, il loro lavoro forse più acclamato dai fan. E di fanatici ce n’erano tanti, a giudicare dal coro “Ma-der-nort! Ma-der-nort!” durante ogni pausa fra una canzone e l’altra, a dimostrare che fra i fissati di Masini e alcuni fra quelli dei Satyricon l’unica differenza sono i vestiti. Insomma, si può andare a vedere un concerto per sentire solo una canzone? Hanno inventato gli impianti hi-fi, i computer e i lettori mp3. Boh, chi se ne frega.

Fin dal primo pezzo si capisce che sarà un buon concerto. Stavolta si sente bene, forse perché sto sotto il palco, anche se di lato. Quando mi sposto in fondo alla sala si sente molto basso ma più o meno si distingue tutto. Sicuramente ho sentito acustiche migliori, ma almeno stavolta si riconoscono i pezzi. La scaletta parte con ‘Repined Bastard Nation’, uno dei pezzi più belli di ‘Volcano’ del 2002, il primo vero album della fase sperimentale, e si entra subito nel vivo della serata. Poi si passa da pezzi del nuovo periodo, come ‘Now Diabolical’ e ‘K.I.N.G.’, dal disco omonimo del 2006, ‘Fuel For Hatred’ da ‘Volcano’, una da ‘Rebel Extravaganza’ e almeno quattro pezzi dall’ultimo appena uscito ‘The Age Of Nero’, più un paio di vecchi capisaldi come ‘Forhekset’ (da ‘Nemesis Divina’), ‘Walk The Path Of Sorrow’ (la prima del disco d’esordio del 1993). Le confessioni di Satyr durante le pause sono delle rivelazioni interessantissime: “per chi viaggia tanto come me non c’è niente di meglio che stare a casa propria, ma l’unico posto dove vengo con piacere è Roma, una città magica, la più bella del mondo”. Ci crediamo, ora stiamo meglio. Saluti e baci, poi il bis. Che poteva essere? Beh, per la gioia dei quindicenni che l’avevano invocata per tutto il concerto, finalmente ecco ‘Mother North’. Fatta bene, per la verità. Sono solo le undici e mezza e ce ne andiamo a casa.

Per spiegare a chi non li conosce, i Satyricon hanno abbandonato da una decina d’anni la glacialità ingenua del periodo black in favore della sperimentazione e della complessità compositiva, supportata da suoni più “industrial” e massicci, tempi più pesanti e spesso composti. Per questo quindi, anche per Satyr e co., come per chiunque abbia scoperto la gioia di rinnovarsi, i riferimenti al passato sono solo citazioni e vanno presi con le molle. A parte ‘Mother North’, gli altri due pezzi del primo periodo erano veramente mosci e fuori contesto, suonati solo per far piacere ai vecchi aficionados. Però non smetterò mai di apprezzare una delle poche band che è stata capace di mettersi in gioco, producendo sempre un qualcosa di nuovo, ma senza snaturarsi nell’elettronica o del rock’n’roll, come altri hanno fatto quasi mossi da una specie di rigetto per il passato. Quindi applausi per i Satyricon e per come hanno saputo mettere alle spalle gli scheletri nell’armadio. Ok basta, giù la maschera. In qualsiasi altro contesto non avrei alcun dubbio che il dogma e l’indiscutibilità siano fra i mali peggiori, ma forse nell’ambito del black metal sono un fanatico anch’io, diciamolo pure, altro che sperimentazione. Viva le facce verniciate, le asce di cartone e lo sci di fondo.

Simone Serra

4 COMMENTS

  1. hey raga,scusate,io son un metallaro cubano,ne ho fatto oppure blackmetal col mio gruppo e devo dire che i satyricon sono fantastici,dal vivo sono una machinaria e quelli che siamo stati a la alpheus lo abbiamo capito,sono dei miti e basta.

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