Sara Lov @ La Casa 139 [Milano, 20/Gennaio/2010]

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Comincia lentamente questa decade, direi un po’ sorniona. Ma ecco un ottimo live da non perdere. Sara Lov è in una fase di riflessione, in un momento di “stasi” dei Devics ma solo ufficialmente dato che la metà femminile della band ha intrapreso l’ennesimo tour solista o meglio un percorso, breve e naturale, che è quello che conduce rapidamente dal quel dream-pop sospeso tra Spiritualized ed Heidi Berry, al folk di Cat Power e Feist. Nel tour Sara presenta il suo primo album solista ‘Seasoned Eyes Were Beaming’ dopo l’EP d’esordio ‘The Young Eyes’, entrambi usciti nel 2009. L’album è certamente la degna esaltazione delle doti canore e compositive di Sara. E’ protagonista assoluta dell’opera come questa sera alla Casa 139 e così come lo è stata a maggio durante la serata ‘Rock Files’ organizzata da Life Gate alla Salumeria della Musica ma che il sottoscritto ha lisciato per l’amata Polly J. Harvey. Sembra una coincidenza dato che quel posto è, si e no, a trenta metri dalla Casa 139. E’ amata da Milano ed a quanto pare soprattutto da via Ripamonti, crocevia indie di Milano. Magari si tratta di un semplice passaparola, che ha attraversato quella strada, comunque sta di fatto che la biondissima americana è di nuovo tra di noi, e come noi, a respirare lo smog della città meneghina.

Arrivo presto, e mi sistemo al solito punto strategico per rubare qualche scatto. L’ambiente della Casa 139 è, come sempre, intimo e sommesso. A volte lo è anche troppo. Ma una serata come questa non può che imporre uno stile ed un’eleganza adeguata alle melodie di Sara & Co. quasi come se lo sfondo dei nostri sentimenti fosse di un velluto color blu oltremare e dunque rilassante ed intenso. E la sobrietà, la leggera incertezza dei presenti lo testimoniano. Ci si guarda in faccia ma per pochi attimi: gli occhi si abbassano, eludono ogni contatto, ma poi riprendono il punto di fuga e si lasciano rapire ancora per altre decine di volte.

Apre Thony, una giovane cantautrice italiana che ha avuto l’opportunità e la fortuna, direi, di accompagnare Sara in ben sei date italiane su otto. Delicata e cortese, timidamente si rifà al meglio del cantautorato folk americano, Sara Lov compresa, ovviamente.

Segue Sara che, nel salire sul piccolissimo palco, si fa strada tra il pubblico sfoderando sorrisi e saluti a chiunque gli capiti a tiro. Anche stasera è accompagnata al piano dal barbuto Scott Mercado, ormai alter ego di Dustin O’Halloran nella sua versione da solista. Alla sua destra una novità: un giovane abruzzese che leviga e smussa le note di Sara e Scott con il violino avveneristico che soppianta il violoncello dell’album e degli scorsi tour. Tra una canzone e l’altra la losangelina dialoga col pubblico, spesso anche in italiano. L’abbiamo anticipato e d’altronde non è un mistero che abbia dichiarato in più di un’occasione che l’Italia è il suo “favourite country”. Non è un eccesso di cortesia dato che ‘Fountain’, di cui è appena uscito il video, è stata composta nel nostro paese. L’accoglienza e la folta presenza di giovani ricambia di certo questo affetto. La scaletta, come si può immaginare, non è stata rimaneggiata di molto se non per la disposizione dei pezzi. Esegue principalmente quelli che hanno riscosso maggiormente successo presso il popolo indie che la segue e la venera come l’allegra e spensierata ‘Thousand Bees’, la fantastica cover ‘Timebomb’ di Beck, la trasognata ‘Touched’, le romantiche ‘New York’ e ‘Seasoned Eyes Were Beaming’, la struggente ‘Why Can’t I Be’ oltre che ‘Animals’ e l’onnipresente, nonché votiva, ‘My Body Is A Cage’ degli Arcade Fire. Sola sul palco introduce i bis con un’originalissima versione a cappella di ‘Good Mornig Heartache’ di Billie Holiday. Salgono quindi Scott e il giovane violinista che ci presentano anche un altro sconosciuto musicista italiano che si alterna con Scott al piano e alla chitarra nei due pezzi conclusivi. Una serata davvero speciale per questa non più giovanissima artista che ha ancora molto da raccontare di noi e, soprattutto, di se e della sua adolescenza rubata dalla follia degli adulti.

Andrea Rocca