Sara Lov @ Circolo degli Artisti [Roma, 1/Maggio/2009]

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Dietro al suo banchetto. Fa ciao con la mano, si mette in posa e sorride dolcemente. Sara Lov è a Roma in una delle sue fermate di un breve tour italiano, tre anni dopo essere passata in questo stesso club con i Devics (leggi), al fianco del suo partner artistico Dustin O’Halloran da tempo residente nel bolognese. Il viso di Sara dimostra molti più anni di quelli che realmente ha contato il cuore. Nata al sole delle Hawaii, cresciuta a Los Angeles dalla madre, rapita dal padre e portata in Israele all’età di quattro anni. Dieci anni dopo il ritorno negli USA grazie all’interessamento di uno zio. Da quasi dodici lega il suo nome al pop trasognato dei Devics.

Non c’è molta gente. O perlomeno, la gran parte di quella presente, è raggruppata in conventicole davanti ad un mega schermo che trasmette la diretta del sempre uguale “concertone”, mentre un sempre più sciatto e hard rockettaro anni ’90 Vasco Rossi, apre e chiude le braccia in avanti e all’indietro come al suo solito. La serata è aperta dalla delicatezza sonora della salernitana Denise Galdo. Con lei un “gruppo” di quattro validissimi musicisti. Glockenspiel, elementi giocattolosi, violoncello, chitarre acustiche, percussioni. Concettualmente twee pop (soprattutto nell’utilizzo della voce acuta e sussurrata al tempo stesso) ma assai dreamy-folk nella melodia di ottimi pezzi, quasi tutti compresi in un recente EP presente nel banchetto per destinazione. La gente apprezza, meno quella sparuta marmaglia verso il fondo del locale che alza sempre più il tono del chiacchiericcio, rendendo praticamente impossibile l’ascolto di gran parte del concerto della ragazza campana. Evidentemente a Piazza S. Giovanni non c’era più posto.

Qulache minuto dopo Sara Lov appare immersa in un adorabile vestitino verde smeraldo. Con lei una stravagante, ma eccezionale violoncellista, e il barbutissimo pianista Scott che sembra uscito direttamente da una comune di mormoni dell’800. Saluta e ringrazia. E annuncia, come inizio, un brano solo voce di Billie Holiday. Poi in un’ora precisa (bis incluso) scorrono sensibili, accorati, appassionati, i pezzi del suo recentissimo debutto solista ‘Seasoned Eyes Were Beaming’. Ad un quarto di sala l’atmosfera che è presto scesa è di quelle importanti. Attenzione e rapimento. Dal quarto in giù il solito vociare maleducato. Per due-tre volte il pubblico attento deve zittire i cafonauti con ripetuti “shhh”. Sara ringrazia per l’aiuto. Poi chiede se a qualcuno piacciono gli Arcade Fire. Il punto è che forse era meglio chiedere se qualcuno conosce gli Arcade Fire. Si alza una sola mano mentre la Lov attacca ‘My Body Is A Cage’, canzone presente anche nell’EP anticipa-esordio ‘The Young Eyes’. Ancora timidi “grazie” e la speranza di tornare presto a Roma. Un primo maggio solo apparentemente a basso profilo. Un venerdì particolare con il cuore cullato dalle emozioni. Che ascoltando Sara Lov, si traducono in emozioni forti.

Emanuele Tamagnini

1 COMMENT

  1. sto rosicando un altro po’…al diavolo il concertone, Fiasco e i suoi adulatori. e pure un po’ quelli che vanno al circolo per la discoteca…

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