Sandra Kolstad @ Villa Ada [Roma, 23/Giugno/2013]

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Villa Ada incontra il mondo e questa sera l’incontro ravvicinato è con la Norvegia di Sandra Kolstad, che ritorna in Italia dopo la recente data ferrarese, per continuare a promuoversi e promuovere il suo secondo album ‘(Nothing Lasts) Forever’ uscito a due anni dal debutto ‘CRUX’ e a quattro dall’EP apripista ‘All That We Are’. In coda a chiudere l’evento troveranno poi spazio anche gli Aucan. La location dominata dai pini e dal silenzioso laghetto è come sempre incantevole, suggestiva, ma in questa occasione domenicale appare altresì sinistra, stregata, fosse solo per il vento (semifreddo) alzatosi improvviso. Mentre un gruppo di giovani musicisti, sotto il palco, si produce in una lunga jam tra studio scolastico e improvvisazione, mentre mandiamo giù delle piccantissime polpette di felafel asciutte come la sabbia del deserto africano, ci rendiamo conto che i convenuti alla corte dell’electropop del Nord non sono poi tantissimi (forze dell’ordine escluse). Quando le luci si accendono sul palco e i fumi scenografici si librano rigonfi, è il momento di dare il benvenuto alla giovane valchiria accompagnata sul palco dal robusto Frans Petter Eldh piegato sulla macchina che produce drums + electronics. La Kolstad è da tempo residente a Berlino (proprio come la connazionale Annie, utile anche come riferimento artistico), arriva da studi classici di piano (proprio come Katie Stelmanis dei noiosissimi Austra), si pone senza sfigurare affatto in scia di altre stelle scandinave come Robyn e Karin Dreijer Andersson, e questo viene certamente confermato dal breve set durante il quale la norvegese non risparmia energia. Solare, sorridente, graziosa e aggraziata seppur altissima, Sandra ci mette poco a prendersi il palco riuscendo a coinvolgere lo sparuto gruppo di temerari giunto ad ammirarla. Caschetto biondissimo (e qui impossibile non citare l’influenza dell’altra ben più navigata connazionale Bertine Zetlitz), camiciona smanicata, gran bella voce evocativa, si muove bene e mantiene fede alle suggestioni visual ricreate in tutti i suoi videoclip (GUARDA LIVE). Synthpop dalla radice sperimentale, algido e avvolgente, con quell’alone di mistero e di gagliardia dance che rende tutti i brani proposti, con l’acme raggiunto dall’ultimo singolo ‘Run Away (Where Are We?)’, davvero impossibili da non amare. Il pop elettronico ha sicuramente trovato un’altra regina, peraltro già venerata in patria, che si congeda da Roma ringraziando in Italiano, a mani giunte, con una giunonica gentilezza da applausi. Il ghiaccio non è mai stato così caldo, e bello. Fine.

Emanuele Tamagnini

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